Carovana dei Ghiacciai, il bilancio di Legambiente

La fotografia ritratta dalla terza edizione della Carovana dei Ghiacciai non lascia dubbi: i ghiacciai dell’intero arco alpino sono a rischio
-
Carovana dei Ghiacciai, il bilancio di Legambiente

Cambiamenti irreversibili e scomparsa sempre più imminente. La fotografia ritratta dalla terza edizione della Carovana dei Ghiacciai non lascia dubbi. I ghiacciai dell’intero arco alpino sono a rischio, negli ultimi trent’anni sempre più minacciati dagli effetti della crisi climatica.

LEGGI ANCHE : >> Stati Uniti, tempesta di sabbia in Arizona: le immagini dell’haboob

Come stanno i ghiacciai italiani

A testimoniarlo in maniera tangibile è lo stato di salute di alcuni ghiacciai alpini, già monitorati due anni prima e su cui è tornata la campagna itinerante di Legambiente dal 17 agosto al 3 settembre. Come quelli del Monte Bianco: il Miage, l’”himalayano” della Valle D’Aosta, che in 14 anni ha perso circa 100 miliardi di litri di acqua. E il Pré de Bar, che dal 1990 ad oggi registra mediamente 18 metri di arretramento lineare l’anno. Stessa sorte per il Monte Rosa con il Ghiacciaio di Indren che, in due anni, ha registrato un arretramento frontale di 64 metri.

E ancora il Ghiacciaio dei Forni, in Lombardia: il secondo gigante italiano che, nell’ultimo anno, ha registrato un arretramento della fronte di più di 40 metri lineari. E la Marmolada, la regina delle Dolomiti, teatro della tragedia dello scorso 3 luglio, che il monitoraggio scientifico ha voluto osservare da lontano. Lo scenario è quello di un ghiacciaio che tra quindici anni potrebbe scomparire del tutto. Infine, il Ghiacciaio Occidentale del Montasio, in Friuli-Venezia Giulia, unica eccezione osservata sulle Alpi. Il Montasio è infatti un esempio di ghiacciaio piccolo ma resistente che dal 2005 risulta stabilizzato.

Le parole del direttore di Legambiente

“La terza edizione di Carovana dei Ghiacciai è tornata a misurare gli effetti della crisi climatica, ormai nel pieno del suo corso, di cui i ghiacciai sono la sentinella principale” fa sapere aggiunge Giorgio Zampetti, direttore nazionale Legambiente. “I dati raccolti richiedono in maniera inequivocabile un cambio di rotta immediato. Il Paese smetta di inseguire l’emergenza. Occorre accelerare piuttosto nelle politiche di mitigazione, riducendo drasticamente l’utilizzo di fonti fossili, e attuare un concreto piano di adattamento al cambiamento climatico. Ancora oggi però le risposte sono troppo frammentate se non addirittura sbagliate, allontanandoci sempre di più dall’obiettivo di arrivare a emissioni nette pari a zero nel 2040, per rispettare l’Accordo di Parigi”.

Foto: Ufficio Stampa Legambiente