Legambiente denuncia: “Squali morti nei punti di immersione all’Isola d’Elba”

Legambiente esprime solidarietà ai diving centers che hanno segnalato il rinvenimento sul fondale dei punti di immersione
- - Ultimo aggiornamento
loading

A seguito della segnalazione dei diving centers dell’isola, Legambiente Arcipelago Toscano denuncia: “Squali e razze morti lasciati nei punti di immersione nelle acque di Marciana Marina”.

LEGGI ANCHE : >> Relax fra gli squali: la nuova frontiera dello yoga

La denuncia di Legambiente

“Non si tratta di pesci morti accidentalmente – spiegano – perché gli elasmobranchi presentano segni lasciati dall’attività di pesca. Pur essendo il rigetto di pescato non utilizzabile commercialmente vietato da una normativa europea e una nazionale, esistono diverse deroghe. Ma la sistematica scelta di noti punti di immersione e l’escalation osservata nell’ultimo ritrovamento in cui i gattopardi erano anche legati con filo da palamito, fa pensare ad un deliberato atto di disturbo nei confronti delle attività di immersione subacquea”.

La ricostruzione dei fatti

Per Legambiente, come scrive Livornotoday.it, gli episodi “sono cominciati in seguito all’installazione delle boe per l’attività diving finanziati dal progetto Interreg EcoStrim. Le boe sono state posizionate sui punti di immersione per permettere ai diving center di ormeggiare senza dare fondo alle ancore. Proteggendo in questo modo i fondali e limitando anche l’attività di pesca negli immediati dintorni. Questo – aggiungono -, insieme alla scoperta di un’ordinanza relativa al relitto dei Dolia ancora attiva che interdice tutte le attività nella zona di punta del Nasuto (compresa l’immersione), potrebbe aver causato “l’avvertimento” da parte di qualche “pescatore”. Che, con queste azioni, non fa certo del bene alla sua categoria“.

Le reazioni

Legambiente prosegue spiegando che dopo i rinvenimenti di piccoli squali e razze morti sul fondale ci sono state reazioni indignate. Non solo da parte degli operatori, ma anche dei turisti che non si capacitano di un comportamento così barbaro.

Si tratterebbe di “avvertimenti” provenienti da persone che ancora pensano al mare come a una proprietà di cui possono disporre solo loro. E non come un bene comune.

“È per questo – aggiungono – che bisogna creare un’alleanza tra pescatori responsabili, diving centers, associazioni ambientaliste e buona politica per proteggere davvero il mare con l’istituzione della tanto attesa area marina protetta dell’Arcipelago Toscano […]”.

Foto: Shutterstock