Patate, quando diventano tossiche per l’organismo?

In alcuni casi le patate possono farci male. Ecco quando non vanno consumate e come vanno conservate
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Le patate sono molto amate a tavola, e spesso hanno il merito di salvare la cena quando abbiamo poco tempo e voglia di cucinare. Fanno bene perché sono ricche di potassio, vitamina C e carboidrati complessi, ma ci sono dei casi in cui possono diventare tossiche per l’organismo. Questo perché possono contenere grandi quantità di glicoalcaloidi tossici come solanina e chaconina. Questi si accumulano soprattutto in patate verdi, germogliate e danneggiate, oltre che nella loro buccia.

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Cosa succede se mangiamo patate tossiche

Come detto questi tuberi contengono solanina, sostanza la cui concentrazione aumenta quanto le patate sono verdi o germogliano. La solanina può portare vomito, vertigini o dolori intestinali. Nei casi più gravi si arriva anche a perdite di conoscenza, alterazioni delle funzioni cerebrali, respiratorie e cardiache. Per questo non bisogna consumare patate crude, verdi o molto germogliate.

Quando non consumare le patate

Se invece hanno pochi e piccoli germogli allora basta tagliarli e cucinare il tubero come di consueto. Un segno di un’alta concentrazione di solanina, come riporta Greenme.it, è la colorazione verde del tubero. Ecco, in questo caso meglio non consumarlo. Diverso il caso in cui ci siano solo piccole aree verdi: queste ovviamente possono essere tagliate.

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Come vanno conservate

Per ridurre al minimo i rischi di un’intossicazione da solanina è importante conservare correttamente le patate. Ovvero in un luogo fresco, buio e asciutto. Chi vuole consumare anche le bucce deve optare per quelle fresche e senza danni visbili. I bambini invece devono mangiarle sempre sbucciate. L’acqua in cui esse sono state bollite non va riutilizzata, e infine sostituire regolarmente l’olio per la frittura delle patate.

Foto: Shutterstock