Ictus, le tipologie e i tempi di intervento per limitare le conseguenze

In occasione della ‘Brain Week’ si torna a parlare di malattie neurologiche sottolineando l’importanza di intervenire per tempo, come nel caso dell’ictus.
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La ‘Brain Week’, che si svolge a livello mondiale dal 14 al 20 marzo, è l’occasione per tornare a parlare di salute del nostro cervello. Tanti gli incontri e le iniziative in calendario per l’edizione 2022 che ha come tema centrale le malattie neurologiche. Tra i temi più indagati c’è l’ictus di cui esistono due diversi tipi legati anche all’età del soggetto che ne viene colpito.

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Nei soggetti più giovani (l’età di riferimento è quarant’anni) si parla di ictus emorragico dovuto alla rottura di un vaso sanguigno. Questa tipologia è spesso connessa all’abuso di alcol, al fumo e al sovrappeso, in crescita tra i giovani. In età più avanzata, invece, e in generale sopra i settant’anni l’ictus è ischemico, ovvero dovuto all’ostruzione di un vaso.

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In entrambi i casi, però, è fondamentale la tempistica di intervento che permette di salvarsi limitando le conseguenze. Alla comparsa dei primi sintomi, nelle cosiddette golden hours, è bene rivolgersi a un Pronto Soccorso.  Attenzione, quindi, a difficoltà nell’articolare le parole o nel comprenderle, all’offuscamento della vista, spesso da un solo lato.

Anche l’intorpidimento di un braccio, di una gamba o di una parte del viso possono nascondere l’inizio di in ictus. A riassumere questi sintomi è l’acronimo FAST che sta per Face, Arm, Speech e Time a sottolineare quanto le primissime ore siano preziose.

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