Papa Francesco a ‘Che Tempo Che Fa’: «Prendiamoci a carico la Madre Terra»

Dal futuro della Chiesa al dramma dei migranti passando per le emergenze ambientali: le parole di Papa Francesco a ‘Che Tempo Che Fa’.
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Il Santo Padre ha concesso una storica intervista televisiva intervenendo nella trasmissione ‘Che Tempo Che Fa’ condotta da Fabio Fazio domenica 6 febbraio. Tra i tanti i temi toccati – dalla povertà alle guerre, dall’aggressività sociale al rapporto genitori e figli – Papa Francesco ha ricordato quanto le emergenze ambientali stiano segnando l’esistenza dell’uomo compromettendo il futuro della Terra.

“Stiamo vedendo questa realtà un po’ dappertutto, pensiamo in Amazzonia, la deforestazione”, esordisce Sua Santità. “Sappiamo cosa significa una politica di deforestazione: meno ossigeno, cambiamento climatico, morte della biodiversità, uccidere la Madre Terra. Significa non avere quel rapporto che hanno quei popoli aborigeni, originari, che loro chiamano ‘il buon vivere’, che non è la buona vita, ma vivere in armonia con la Terra.

“Ho ascoltato una canzone bellissima di Roberto Carlos poco fa: ‘Papà, perché il fiume non canta più?’ ‘La verità, figlio mio, è che il fiume non c’è più. Lo abbiamo finito noi’. Questo è un dramma”.

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E ancora: “Il capo degli scienziati italiani in un convegno che si è tenuto qui in Vaticano alcuni mesi ha detto: ‘La mia nipotina, nata alcuni giorni fa, se le cose non cambiano, dovrà vivere entro 30 anni in un mondo inabitabile’. (Dobbiamo) metterci questo in testa: prenderci a carico la Madre Terra. I pescatori di San Benedetto del Tronto che sono venuti da me hanno trovato in un anno 3 milioni di tonnellate, o comunque una quantità enorme, di plastica”.

“Poi sono tornati e mi hanno parlato del doppio ma si sono organizzati e prendono ogni rifiuto dal mare per pulirlo, perché sentono che il mare è cosa loro, sono entrati in sintonia con la Terra e l’hanno curata. Buttare via plastica in mare è criminale, questo uccide la biodiversità, la Terra, tutto. Prendersi cura del Creato è un’educazione che dobbiamo imparare”.

Il Mediterraneo come cimitero di migranti

Papa Francesco è stato sollecitato anche in tema di migrazioni: “Quello che si fa con i migranti è criminale. Per arrivare al mare soffrono tanto. Ci sono dei filmati sui lager, e uso questa parola sul serio, lager, nella Libia, lager dei trafficanti. Quanto soffrono nelle mani dei trafficanti coloro che vogliono fuggire. […] Soffrono e poi rischiano per attraversare il Mediterraneo. Poi, alcune volte, sono respinti, per qualcuno che per responsabilità locale dice ‘No, qui non vengono’; ci sono queste navi che girano cercando un porto, che tornano o che muoiono sul mare. Questo succede oggi.

“Una cosa è vera: ogni Paese deve dire quanti migranti può accogliere; questo è un problema di politica interna che deve essere pensato bene e dire ‘Io posso fino a questo numero’. C’è l’Unione Europea, bisogna mettersi d’accordo, così si fa l’equilibrio, in comunione”.

“Adesso c’è l’ingiustizia – aggiunge il Santo Padre – vengono in Spagna e in Italia, i due Paesi più vicini, e non li ricevono altrove. Il migrante va sempre accolto, accompagnato, promosso e integrato. Accolto perché c’è la difficoltà, poi accompagnarlo, promuoverlo e integrarlo nella società. Quest’ultimo aspetto è molto importante. Pensate alla tragedia di Zaventem, questo l’ho detto tante volte, i ragazzi che hanno fatto quello erano belgi, nati in Belgio, ma figli di migranti ghettizzati, non integrati. Lì crescono le ideologie, tanto”.

Foto da Ufficio Stampa Mongini comunicazione

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