Covid e visoni: IZSVe conferma alla LAV presenza di virus in allevamento

In seguito ad una indagine amministrativa condotta presso Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), la LAV denuncia la pericolosità degli allevamenti di visoni in termini di biosicurezza.
- - Ultimo aggiornamento
Covid e visoni: IZSVe conferma alla LAV presenza di virus in allevamento

In seguito ad una indagine amministrativa condotta presso Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe), la LAV denuncia la pericolosità degli allevamenti di visoni in termini di biosicurezza.

LEGGI ANCHE: — SpillOver, il sito che classifica i virus più pericolosi

Queste le parole di Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free: “Abbiamo avuto conferma dall’IZSVe di quanto sospettavamo già da novembre dopo avere diffuso immagini  di violazioni delle norme di biosicurezza negli allevamenti di visoni, compreso quello di Villa del Conte. Impossibile impedire, con un monitoraggio peraltro finanziato dalla Sanità Pubblica, l’ingresso del coronavirus in queste strutture. Nonostante una densità di popolazione ridotta (per il fatto che il ciclo di allevamento è stato fermato dall’Ordinanza del Ministro della Salute per tutto il 2021 e quindi nonostante la presenza dei “soli” riproduttori, comunque almeno 2.000 visoni nell’allevamento di Villa del Conte), questi allevamenti continuano ad essere serbatoi del coronavirus e rappresentano una costante minaccia per la salute pubblica”.  

Leggiamo in una nota diffusa dalla LAV (con allegati i Documenti trasmessi dall’IZSVe alla LAV con evidenze dei test condotti nei visoni dell’allevamento di Villa del Conte):

“Dopo che per tutto il ciclo produttivo 2020, in Italia non è mai stato disposto uno screening diagnostico obbligatorio nei visoni (nonostante fosse già stato rilevato un focolaio nell’allevamento di Capralba, Cremona, dove oltre 26.000 visoni sono poi stati abbattuti; fosse ampiamente noto quanto stesse accadendo anche in tutta Europa con centinaia di allevamenti risultati essere serbatoi del coronavirus; e con migliaia di persone infettate in un salto di specie di ritorno, uomo-visone-uomo, di un virus anche mutato), finalmente, il 21 dicembre il Ministero della Salute (con la Circolare N.27663) ha introdotto per la prima volta da inizio pandemia, la sorveglianza diagnostica obbligatoria consistente nella effettuazione di 60 test virologici (tamponi) ogni 15 giorni in ogni allevamento di visoni.

L’indagine amministrativa condotta dalla LAV  ha permesso di scoprire che le prime positività al coronavirus nei visoni dell’allevamento presso Villa del Conte (Padova), sono state rilevate l’11 gennaio quando le autorità sanitarie locali hanno avviato lo screening diagnostico obbligatorio. 

Ulteriori accertamenti, condotti tra gennaio e marzo, hanno rilevato positività agli anticorpi SARS-CoV-2 specifici nel 100% degli animali campionati per i test sierologici di neutralizzazione; ciò a dimostrazione che l’infezione di coronavirus ha interessato l’intero allevamento anche in epoca precedente l’inizio dello screening diagnostico. 

Importante evidenziare che i test di sieroneutralizzazione sono stati aggiunti con Ordinanza del Ministro della Salute del 25 febbraio ai test virologici (tamponi) come metodi di indagine indiretta funzionale alla conferma della malattia nei visoni. Pertanto, proprio a seguito della palese conferma dell’avvenuta infezione, tutti i visoni attualmente presenti nell’allevamento di Villa del Comte saranno abbattuti entro i prossimi giorni”

“Per una maggiore tutela della salute pubblica, anche tramite una efficace azione preventiva per arginare la continua diffusione del coronavirus (e potenziali varianti), è necessario che il Ministro della Salute disponga quanto la LAV sta chiedendo da sempre: vietare, subito e definitivamente, l’attività di allevamento dei visoni e in generale di animali destinati alla mera produzione di pellicce. Altri Paesi lo hanno già fatto in epoca pre-pandemia e, oggi, non devono affrontare questo ulteriore rischio di ulteriore diffusione del coronavirus”, conclude Pavesi.