Le Microplastiche, i contaminanti e le conseguenze sui nostri ecosistemi: intervista alla biologa marina Martina Capriotti

Biologa e ricercatrice, la dott. Capriotti studia per stabilire l’eventuale presenza di interferenti endocrini associati alla plastica e ce ne spiega gli effetti sui nostri ecosistemi
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Le Microplastiche, i contaminanti e le conseguenze sui nostri ecosistemi: intervista alla biologa marina Martina Capriotti

Martina Capriotti, biologa marina e ricercatrice, studia da vari anni l’inquinamento chimico in mare ed in particolare gli idrocarburi, i pesticidi e i plasticizzanti. Alcuni di essi hanno la capacità di mimare gli ormoni (sia animali che umani): quando riescono ad entrare in un organismo provvedono ad inviare delle risposte ormonali anche se l’ormone vero non è presente. Questi tipi di contaminanti vengono chiamati “interferenti endocrini” e possono legarsi con le microplastiche presenti in mare, per poi essere ingerite dagli essere marini e quindi anche da noi. Nonostante questo meccanismo celi ancora molti vuoti di conoscenza, Martina Capriotti ha accettato di rispondere ad alcune delle nostre domande.

Perché hai deciso di condurre questa ricerca adesso? 

Inizialmente le ricerche miravano a capire il ruolo delle microplastiche negli oceani, poi ad analizzare gli effetti di microplastiche ingerite, in seguito a capire il ruolo delle microplastiche come vettori di contaminanti chimici. Ciò che è nuovo è invece studiare l’azione ormonale di tali contaminati (interferenti endocrini). Considerato il crescente accumulo di microplastiche nei mari, ho pensato fosse interessante identificare l’eventuale presenza di interferenti endocrini associati alla plastica

Cosa può succedere in mare se ogni specie venisse a contato con questi contaminanti?

Alcuni studi dimostrano che i contaminanti adesi alla superficie delle microplastiche, possono staccarsi, una volta ingeriti, e quindi essere assorbiti nei tessuti degli animali, provocando una vasta serie di effetti come disordini al sistema immunitario o endocrino o riproduttivo o addirittura problemi di sviluppo. La maggior parte di questi lavori usa concentrazioni di contaminanti e microplastiche superiori a quelli realmente presenti nell’ambiente. Per cui attualmente risulta ancora difficile definire reale l’entità di questa minaccia

Che l’uomo ingerisca microplastica è quasi “scontato”, quindi potrebbe essere possibile che l’uomo ingerisca interferenti endocrini, se sì come potrebbero influenzare il corpo umano?

L’uomo purtroppo è già esposto ad interferenti endocrini, che può assumere con l’alimentazione o con l’aria che respira o persino attraverso il contatto con sostante tossiche. Le microplastiche potrebbero essere considerate una potenziale via di esposizione aggiuntiva, considerato il loro ruolo come trasportatori di contaminanti chimici. Io non studio i loro effetti sull’uomo, ma molte ricerche associano l’azione di interferenti endocrini a squilibri ormonali, malattie endocrine od ancora disordini al sistema riproduttivo

Pensi che ci possa essere un cambiamento nel futuro?

Il grande passo avverrà quando tutta la comunità prenderà finalmente coscienza del problema e quando ogni singolo individuo deciderà di cambiare le proprie abitudini per fare del pianeta un posto migliore dove vivere

Articolo di Ilaria Congiu