Chatbot: ecco cosa sono e perché ne sentiamo parlare in vista del voto del 4 marzo

A pochi giorni dal voto elettorale, il web può essere un potente strumento, soprattutto per gli indecisi. Ecco allora che spuntano fuori i chatbot… Sì, ma cosa sono?
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Chatbot: ecco cosa sono e perché ne sentiamo parlare in vista del voto del 4 marzo

Chatbot, di che parliamo? Domanda interessante, soprattutto ora che ne sentiamo parlare sul web e sui social, proprio a pochi giorni dall’apertura delle urne che vedrà gli italiani al voto dopo anni.

Già, perché tra l’indecisione e il forte astensionismo che si prevede, gli strumenti per fare campagna elettorale si evolvono. Come? Utilizzando la tecnologia per suggerire agli elettori quale candidato è più affine a loro.

Cari italiani chiamati al voto il prossimo 4 marzo, ecco cosa sono i chatbot.

Chatbot: dimmi chi sei e ti indicherò il candidato più compatibile

No, non si tratta di siti d’incontri sentimentali nei quali una macchina calcola l’affinità tra due persone. Anche se il meccanismo potrebbe sembrare simile.

Parliamo invece dei chatbot, ovvero dei programmi che simulano una conversazione tra robot ed essere umano. Come funzionano? Prima di tutto è necessario rispondere a un questionario dettagliato, con domande sui propri ideali o su quali settori si creda sia necessario intervenire con maggiore tempestività (come lavoro, salute, ambiente, immigrazione etc…).

Una volta elaborate le risposte, i chatbot suggeriscono quale candidato sia più compatibile con i principi e le esigenze di ciascun utente. Veri e propri assistenti virtuali che cercano di guidarti al voto!

Questo strumento può inoltre riconoscere alcuni termini come per esempio “occupazione”, “tasse”, “economia” e offre agli utenti informazioni utili attraverso video o infografiche.

Una tecnica, quella dei chatbot, già largamente diffusa negli Stati Uniti. Proprio durante le ultime elezioni presidenziali, il neo presidente Donald Trump e la sua sfidante Hillary Clinton si sono serviti ampiamente dei chatbot su Facebook Messanger e su altri siti ad hoc, nei quali gli elettori potevano chattare direttamente con i candidati alla Casa Bianca.

L’Italia non è stata da meno. Tra gli esempi di chatbot made in Italy, anche gli sviluppatori informatici dell’Università di Pisa hanno contribuito a realizzare quello che è stato definito un Navigatore elettorale: dopo aver risposto a 32 domande, l’utente si ritrova su una mappa virtuale, dove può constatare a quale partito è più vicino (in generale e su ogni tema).

Ma la Toscana non è sola. Anche il Friuli Venezia Giulia ha sviluppato un chatbot che si chiama Vito e si utilizza attraverso Messenger. In questo caso le domande sono 10 e, una volta disegnato il profilo dell’elettore, gli consigliano quale partito gli è più affine e quello che invece gli è più distante. Per chi invece sapesse già chi votare, il chatbot friulano propone il PolitiQuiz, una specie di “trivial” a tempo e a risposta multipla.

Non sono mancate le polemiche in merito alla veridicità di questo strumento, chi lo ha definito fuorviante, chi invece lo ha reputato solo un gioco.

Con o senza i chatbot, cari italiani, il 4 marzo si torna alle urne.

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