Tagliare le orecchie al cane è reato: cosa si rischia

Condannato a 4 mesi di reclusione il proprietario di un Amstaff: gli aveva fatto rimuovere i padiglioni auricolari per "motivi estetici"
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Tagliare le orecchie al cane è reato: cosa si rischia

In linguaggio tecnico si chiama “conchectomia” e viene eseguita dal veterinario (ma c’è anche chi si azzarda a farla in casa, con kit in vendita on line) quando il cane ha 3 o 4 mesi: si tratta della mutilazione delle orecchie del cane, per motivi puramente estetici (in genere per farlo rientrare nei canoni della razza a cui appartiene), una pratica dolorosa, inutile ed illegale.

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 L’articolo 10 (Interventi chirurgici), della Convenzione Europea per la Protezione degli Animali da Compagnia,  stabilisce che questa forma di amputazione deve essere vietata se non giustificata da un’esigenza medica certificata. La Convenzione è stata ratificata in Italia con la Legge 201/2010.
Quindi, da allora, il divieto è diventato vincolante e la sua violazione è considerata un maltrattamento di animali, in particolare per aver cagionato lesioni senza necessità. Le mutilazioni di coda (caudotomia) e orecchie (conchectomia) configurano il reato di  maltrattamento punito dall’art. 544 ter c.p., che prevede fino a 18 mesi di reclusione e una multa fino a 30 mila euro.ù

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Il reato riguarda il veterinario ma ovviamente anche il padrone del cane: ne sa qualcosa il proprietario di un American Staffordshire, denunciato dalle guardie zoofile dell’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) di Roma e condannato a quattro mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali per aver fatto tagliare le orecchie al proprio cane per motivi “estetici”.

La denuncia è partita a seguito di controlli effettuati durante una manifestazione canina nell’ambito dell’operazione Dirty Beauty (Bellezza sporca) condotta dagli agenti dell’Oipa, in prima linea in tutta Italia nel contrastare queste pratiche crudeli e illegali.

All’Amstaff erano stati tagliati i padiglioni auricolari. Per poter far ammettere il cane  alla manifestazione era stato esibito un certificato veterinario che giustificava la mutilazione per motivi di salute dell’animale.

«La nostra indagine di polizia giudiziaria, condotta con la collaborazione carabinieri del Nas di Salerno, ha accertato che il certificato veterinario esibito era falso», spiega Claudio Locuratolo, coordinatore provinciale delle guardie zoofile Oipa di Roma e provincia. «I molti controlli delle nostra guardie zoofile a livello nazionale hanno portato a oltre settanta denunce all’autorità giudiziaria, anche nei confronti di veterinari. Questa è soltanto l’ennesima condanna ottenuta, siamo certi che ne arriveranno molte altre».

«Le federazioni nazionali ed internazionali per la cinofilia dovrebbero assumere posizioni più severe ed escludere dalle manifestazioni cani mutilati e gli Ordini dei medici veterinari dovrebbero essere meno indulgenti nei confronti dei propri iscritti», aggiunge Claudio Locuratolo. «Sono già fissate molte altre udienze per rinvii a giudizio a seguito delle indagini e denunce dell’Oipa, a Roma e in altre città. Auspichiamo che la prevenzione e la repressione pongano fine a questa pratica incivile e fuorilegge»