Coronavirus, dopo l’epidemia la Cina cambia i protocolli di supervisione ambientale

Le istituzioni si sono attivate per aiutare le imprese a riprendere la produzione bloccata dal virus. Ecco che cosa cambierà
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Coronavirus, dopo l’epidemia la Cina cambia i protocolli di supervisione ambientale

L’emergenza coronavirus ha causato un notevole calo di produzione in Cina. Questo ha spinto il governo di Pechino a riflettere sui protocolli di supervisione ambientale e su come semplificarli.

Dimezzata la crescita economica cinese nel primo trimestre del 2020, fermata la produzione industriale e ridotta considerevolmente la domanda. Questi i motivi che hanno mosso le istituzioni ad attivarsi per aiutare le imprese a riprendere la produzione bloccata dal virus.

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“La supervisione ambientale dovrebbe essere adattata in base alle esigenze pratiche e alla situazione socio-economica“ – ha dichiarato Cao Liping, direttore dell’Ufficio di controllo Ecologico e Ambientale presso il Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente.

Coronavirus, ecco cosa cambia nelle aziende dopo l’epidemia

Che cosa cambia, dunque, dopo il coronavirus? Le aziende avranno più tempo per correggere le proprie criticità in ambito ambientale. Questo non vuol dire in alcun modo allentare gli standard climatici. I tempi delle correzioni saranno estesi a discrezione e gli ispettori ambientali non sanzioneranno le imprese che sapranno tornare ‘in carreggiata’.

“Lo scopo della supervisione ambientale non è quello di chiudere le aziende e frenare la produzione, ma di incoraggiare le aziende a soddisfare attivamente gli standard ambientali“ – ha aggiunto Liping.

L’idea del Ministero dell’Ambiente cinese è quello di sfruttare il coronavirus come opportunità per migliorare l’efficienza della supervisione ambientale. Grazie a mezzi più tecnologici e limitando i controlli sul posto. Non solo, ci sarebbe anche l’intenzione di esonerare dai controlli le imprese coinvolte nella produzione di materiali utilizzati per combattere l’epidemia. Secondo le stime ufficiali sarebbero 300mila le aziende e 55mila i progetti che trarranno vantaggio da questa nuova pratica.

Per quanto riguarda infine il trattamento dei rifiuti sanitari, come sostiene il MEE, la Cina intende istituire entro la fine del 2020 strutture dedicate in tutte le città. Ora c’è una capacità totale di trattamento di rifiuti sanitari di 6.022 tonnellate al giorno.

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