Un totale di 371 ricercatori di cui 163 ricercatori ‘puri’ cioè afferenti ai laboratori di ricerca, complessivamente 48, e guidati da Walter Ricciardi, direttore scientifico centrale, e un anno, il 2020, che ha visto una sostanziale crescita dell’attività di ricerca in termini di pubblicazioni prodotte. Nel 2020, infatti, si registra un +55% rispetto al 2019, portando le pubblicazioni su riviste scientifiche da 264 a 408. L’aumento maggiore è registrato dalla medicina clinico-specialistica (+92%), dalla cardioangiologia riabilitativa (+47%) e dalla medicina riabilitativa neuromotoria (+46%), incremento in buona parte attribuibile a ricerche in tema Covid-19, ma si osserva un aumento della produzione scientifica in tutte le linee di ricerca anche relativo a tematiche non legate al Covid. E’ quanto emerge dal Bilancio di Impatto Sociale degli Istituti clinici scientifici Maugeri Spa. 

Il Valore Aggiunto Globale Netto (inteso come la differenza fra la ricchezza prodotta e i consumi sostenuti per la sua distribuzione ai vari portatori d’interesse) generato per gli stakeholder è stato nel 2020 pari a 161 milioni di euro in diminuzione di 18 milioni di euro rispetto all’anno precedente (-10%), riduzione dovuta all’emergenza Covid. Guardando alla distribuzione del Valore Aggiunto, si evidenzia come i collaboratori (lavoratori dipendenti e non) continuino ad essere la categoria di stakeholder verso la quale Ics Maugeri destina la gran parte del Valore Aggiunto. La quota di Valore Aggiunto destinato ai lavoratori è infatti pari a 161 milioni di euro, testimoniando la serietà di Ics Maugeri nei confronti dei propri dipendenti anche in situazioni economicamente non favorevoli. 

Sul fronte del rapporto col territorio, un ruolo di primo piano lo gioca la formazione. Sono 40 gli atenei con cui Maugeri collabora in tutta Italia, 47 docenti e 21 ricercatori universitari convenzionati che operano negli Istituti Maugeri per l’attività clinica e di ricerca; 5.575 gli studenti universitari di corsi di laurea o di specializzazione coinvolti attraverso corsi che hanno sede negli Istituti, tirocini. 

Ics Maugeri Spa, nata nel marzo del 2015, è stata una delle primissime aziende italiane a diventare società benefit, profilo introdotto nell’ordinamento italiano (L. 28-12-2015 n. 208) alla fine di quello stesso anno. Da quando la società è diventata operativa, Ics Maugeri ha sempre operato secondo le finalità previste dalla norma di perseguimento di “un beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse”.  

Con oltre 30mila pazienti ricoverati ogni anno, seguiti da 3.600 addetti, di cui 650 medici, ha un bilancio economico di circa 300 milioni ed è stata a lungo la più grande società benefit per dimensioni e l’unica nel mondo sanitario. Dal 2016, pubblica il Bilancio di Impatto sociale, a cura della omonima direzione centrale, guidata da Chiara Maugeri, anche quest’anno, come l’anno scorso, col supporto tecnico di Altis-Università Cattolica Milano. 

Ma cosa vuol dire essere società benefit? “Vuol dire responsabilità. Vuol dire essere moderni, capaci dunque di mettere dati a disposizione, per raccontarsi in modo trasparente e nello stesso tempo avere uno strumento che ti consenta di vedere lì dove migliorarsi è ancora possibile”, spiega Chiara Maugeri, direttore centrale Impatto Sociale, Qualità e Accreditamento – Questo è il nostro quarto bilancio d’impatto, siamo stati i primi in sanità, ma questa possiamo dire che era una società benefit ante-litteram”. 

Centrale l’attenzione alle persone. “Il personale è uno dei portatori di interesse – continua Chiara Maugeri – I nostri dipendenti e collaboratori sono 3.600, risiedono in sette regioni italiane. Cerchiamo di essere familiari nell’approccio, aziendali nell’equità di trattamento: per chi lavora con noi, oltre a costruire strumenti di welfare aziendale, nella salute e nei consumi familiari. Ma il bilancio post-pandemia ci dice che possiamo essere orgogliosi per l’attenzione che siamo stati capaci di attuare nei protocolli di sicurezza adottati, sempre più rigorosi di quelli stabilite dall’autorità. È il nostro modo, fare un passo avanti per le tutele. In dispositivi di protezione individuale abbiamo speso nel solo 2020, oltre 3 milioni di euro (ora già arrivati a oltre 5). Investimento dovuto, dico io. Così come necessario è stato creare lo sportello di ascolto che il nostro Servizio psicologico ha organizzato negli Istituti di Pavia e Montescano, per offrire al personale, provato dai mesi di pandemia, un luogo che accogliesse le proprie quotidiane fatiche”. 

Ma il Covid-19 ha anche richiesto una pronta ed efficace riorganizzazione “per curare oltre 5mila pazienti colpiti da Coronavirus nel solo 2020, inizialmente nei nostri Istituti di Lombardia e Piemonte e poi, gradualmente, in quelli del Sud. Abbiamo creato aree Covid, convertito oltre 600 posti letto sui 2.500 accreditati per curare pazienti spesso appena usciti dalle rianimazioni. Abbiamo risposto a una domanda di salute che il territorio ci ha richiesto. Un fatto che in quel momento era intanto etico. E a leggere i risultati, lo abbiamo fatto bene”.