Siamo abituati ad attribuire la responsabilità alle imprese ma spesso il ruolo decisivo ce l’hanno i consumatori. Consumatori che dovranno essere sempre più responsabili e imparare a ‘votare’ con il portafoglio (cosa che riguarda anche lo Stato visto che il 20% degli acquisti è pubblico). E’ il messaggio lanciato dall’economista Leonardo Becchetti, docente di Economia Politica all’Università di Roma Tor Vergata, e che dà il nome all’incontro al Meeting di Rimini, “Cibo, salute, ambiente: votiamo con il portafoglio”. 

Cosa significa ‘votare con il portafoglio’? “Decidere di premiare, con la propria scelta, le aziende leader nelle scelte sostenibili – spiega Becchetti – sono quattro gli ostacoli principali: consapevolezza, informazione, coordinamento delle scelte e la legge di gravità del prezzo, ovvero: cosa succede se votare col portafoglio significa pagare di più. C’è sicuramente il problema del prezzo: esiste un’Italia polarizzata, da una parte quella che forse non può votare con il portafoglio; dall’altra, l’Italia che può e deve farlo, per creare un’economia migliore. Se quell’Italia che può farlo lo fa, le aziende sostenibili vincono e le cose possono cambiare”. 

D’altra parte, “se il prezzo è tropo basso qualcuno sta pagando”. Ma c’è anche chi cerca di garantire qualità e sostenibilità senza far pagare troppo per i propri prodotti. Un esempio, la Rete InCampagna.  

“Per tenere basso il prezzo abbiamo tagliato altrove, accorciando la filiera, snellendo il packaging, facendo rete e oggi sono quasi 60 le aziende che lavorano insieme e vendono attraverso l’ecommerce prodotti sostenibili. Ci impegnamo a produrre senza venir meno ai nostri doveri rispetto al territorio, dai contratti di lavoro al consumo di suolo”, dice nel suo intervento al Meeting Andrea Valenziani, presidente Rete InCampagna.  

Sul fronte dell’informazione, a mettere l’accento sulla cultura che può portare a votare con il portafoglio, è Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna: “se il cibo è cultura, deve avere il giusto valore – dice – c’è da fare un grande lavoro di educazione alimentare, che dovrebbe entrare nelle scuole e su questo come Regione nel 2021 concentreremo un po’ di azione e risorse per sensibilizzare un po’ di più soprattutto le fasce giovani, ma non solo, rispetto al valore della qualità del cibo che mangiamo”.  

Un ruolo importante deve averlo anche la Pac: “nella nuova Pac – aggiunge Mammi – uno spazio importante credo dovranno averla i prodotti Dop e Igp e dovrà esserci un grande impegno sul fronte della tracciabilità dei prodotti per mettere il consumatore nella posizione di poter scegliere cosa acquistare in maniera consapevole”.  

Tra le esperienze raccontate nel corso dell’incontro, quella del Consorzio di Tutela del Grana Padano. “Facciamo dell’attività sul territorio un punto centrale”, spiega Stefano Pezzini, componente Cda e della Commissione Pubblicità del Consorzio.  

“Attraverso la cooperativa si è cercato di valorizzare le differenze di ogni socio, differenze che sono diventate prodotti: ci sono aziende che producono grana padana bio, quelle che lo producono utilizzando fieni, c’è il grano padano kosher… Il consorzio mette insieme 129 caseifici, industria (che pesa per il 38%) e cooperazione (62%). Stiamo facendo percorsi importanti su sostenibilità e benessere animale, che non sono solo strumenti di comunicazione commerciale ma sono opportunità e segno di responsabilità nei confronti del consumatore”.