(Adnkronos) – In Liguria l’Asl 3 ha messo a punto un Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) sull’encefalopatia epatica nel paziente cirrotico. Si tratta di una grave complicanza della cirrosi, che si manifesta in modo più o meno rilevante. Nello specifico, è una grave problematica neurologica che subentra quando il fegato smette di svolgere una delle sue funzioni più importanti: la detossificazione.  

La cirrosi epatica causa circa 400 morti all’anno: è la prima causa di trapianto di fegato nella regione che – spiega una nota diffusa da Alfasigma – è al settimo posto in Italia per mortalità per cirrosi e tumore del fegato. Pesa l’elevato consumo di alcol. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, in Liguria, un uomo su 4 e una donna su 10 consumano alcol in modo pericoloso per la salute. I casi stimati di cirrosi epatica sono 5.100, il 60% dei quali dovuti probabilmente all’alcol. L’encefalopatia epatica è la causa più frequente di ricoveri impropri e, dopo una dimissione, il 50% dei pazienti torna nuovamente all’ospedale, per gli stessi motivi, entro 90 giorni. 

Il Pdta dell’Asl 3 identifica, come raccomandazioni per la gestione del paziente con cirrosi epatica, il coinvolgimento attivo dei medici di medicina generale, dell’attività ospedaliera, trapiantologica e degli infermieri. “Abbiamo sviluppato il nuovo modello – afferma il direttore generale, Luigi Carlo Bottaro – applicando i principi della ‘medicina di condivisione’ che pone al centro del percorso i bisogni e le istanze del paziente, dei familiari e delle associazioni, che, insieme al servizio sanitario, rappresentano i cardini dell’intero sistema di cura. Abbiamo potuto realizzare questa iniziativa grazie alla grande esperienza nel settore delle malattie epatiche che, abbinata alla profonda conoscenza del territorio, ci consente oggi una più adeguata gestione del paziente affetto da cirrosi epatica. Una patologia che, come tutte le malattie croniche, incide fortemente sulla qualità della vita del malato e della sua famiglia”. 

“I punti di f orza di questo percorso – sottolinea Gianni Testino, primario Sc Dipendenze ed Epatologia Asl 3 e presidente della Società italiana di alcologia (Sia) – sono rappresentati da una gestione multidisciplinare del paziente, una stretta collaborazione con l’organizzazione trapiantologica, l’introduzione di un metodo innovativo per la formazione e il sostegno della famiglia e, in particolare, dei caregiver. Sarà infatti introdotto, all’interno del reparto, un caregiver formale, una figura che gestisce la formazione e il sostegno dei familiari, ma soprattutto rappresenta un ‘ponte’ fra la famiglia e il team medico-infermieristico. I risultati preliminari ci dicono che si assiste a una significativa riduzione del sovraccarico emozionale e organizzativo del familiare caregiver e, soprattutto, si riducono a percentuali minime i casi di ricoveri impropri”. 

La prevalenza della cirrosi epatica a livello nazionale – riporta la nota – è dello 0,3% e la malattia rappresenta la settima causa di morte in Italia. Complessivamente si registrano circa 200mila casi di cirrosi e circa 33mila casi di tumore del fegato, mentre più di 21mila sono i decessi all’anno causati dalla cirrosi e dal tumore del fegato, globalmente considerati. L’80% delle morti per malattia del fegato e il 60% di quelle per cirrosi epatica sono causate dall’acol. Il tumore del fegato è la terza causa di morte oncologica.