(Adnkronos) – Solo in Italia, la malattia di Crohn colpisce circa 150.000 mila persone, in 1 caso su 4 con diagnosi prima dei 20 anni: le persone che convivono con questa patologia hanno sempre più bisogno di avere accesso a informazioni chiare e puntuali sul regime alimentare da seguire. Proprio per aprire un dialogo tra medici e pazienti, sabato scorso all’ospedale San Raffaele di Milano, si è tenuto l’incontro “Nuove frontiere del trattamento farmacologico delle Mici”.  

L’evento – si legge in una nota – è stato organizzato dalla struttura sanitaria in collaborazione con l’associazione pazienti Amici onlus e con il supporto non condizionato di Nestlé Health Science. Un panel di esperti si è messo a disposizione di pazienti e caregiver, per rispondere alle loro domande e delineare uno scenario a 360 gradi sulle Mici e sul loro trattamento dall’età pediatrica all’età adulta, con consigli e suggerimenti per una migliore gestione della malattia di Crohn, con speciale attenzione al tema cruciale della nutrizione e della dieta. Un aspetto, quello della nutrizione, che ha importanti ricadute sulla salute, anche a livello psico-affettivo e sociale, sia negli adulti che nei pazienti pediatrici: la necessità di escludere alcuni alimenti, per evitare il riacutizzarsi della malattia, costituisce un importante fattore di stress.  

Per due terzi dei pazienti con malattia di Crohn (la più diffusa tra le Mici) l’alimentazione ha infatti un forte impatto sulla qualità di vita, con 1 persona su 4 – prosegue la nota – che si sente frustrata perché non sa come un determinato cibo o bevanda possa interagire con la malattia. E con più di un terzo che non riesce a trarre piacere dal cibo al momento dei pasti. L’esigenza di seguire uno specifico regime alimentare – è stato ribadito – va quindi di pari passo con la necessità di ricevere informazioni più chiare ed esaustive da parte di gastroenterologi e nutrizionisti. Per la maggioranza dei pazienti il regime alimentare seguito è l’esito di un lungo esperimento basato sul meccanismo di prova ed errore, sull’autoregolazione e sull’ascolto del proprio corpo: questo lo scenario emerso dall’indagine del centro EngageMinds Hub dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nel contesto della campagna sociale “Crohnviviamo – Storie di giovani che la malattia di Crohn non può fermare” promossa da Nestlé Health Science e in collaborazione con l’associazione Amici Onlus.  

Durante l’incontro, coordinato dal professor Silvio Danese, direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva Irccs ospedale San Raffaele di Milano, spazio anche a consigli e suggerimenti relativi alla dieta per i pazienti adulti con malattia di Crohn. Tra i temi affrontati, l’efficacia della dieta ad esclusione (Cded) integrata con Modulen – alimento a fini medici speciali di Nestlé Health Science per chi ha la malattia di Crohn. 

“È fondamentale – ha detto Ambra Ciliberto, dietista dell’Unità di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva ospedale Irccs ospedale San Raffaele – che i pazienti siano consapevoli dell’importanza della “dieta di esclusione”, che si basa sull’evitare gli alimenti che potrebbero causare una alterazione del microbiota e della funzionalità intestinale. L’efficacia della Cded è supportata da forti evidenze cliniche nel paziente pediatrico e adulto, sia in fase acuta che cronica”. Inoltre, “recenti studi – aggiunge Ciliberto – hanno dimostrato come l’utilizzo di supplementi nutrizionali orali (Ons) con proprietà antinfiammatoria prima di un intervento chirurgico sia fondamentale nella gestione del paziente. Infatti, la nutrizione peri-operatoria ha dimostrato di ridurre le complicanze post operatorie e addirittura di annullare, in alcuni casi, l’esigenza dell’intervento stesso”.  

Per supportare medici e dietisti – dettaglia la nota – Nestlé Health Science ha ideato una piattaforma di aggiornamento sulla Cded, Modulifexpert. Mentre, per aiutare il paziente, è disponibile un’App che semplifica la gestione della dieta a casa, Modulife. “Nella malattia di Crohn e nelle Mici, il ruolo della nutrizione è fondamentale – ha sottolineato Danese -. Riuscire a gestire i deficit nutrizionali è un aspetto chiave per permettere al paziente di affrontare nel miglior modo possibile il percorso farmacologico o chirurgico. Nella fase peri-chirurgica, poi, è importantissimo che il paziente non arrivi sottopeso. Gli eventi avversi nel peri-operatorio, infatti, sono spesso influenzati da un deficit nutrizionale: lo stato nutrizionale di un paziente che deve affrontare un intervento deve essere ottimale”.  

“La dieta ad esclusione è una dieta pensata per i pazienti con morbo di Crohn che si è dimostrata efficace nell’indurre la remissione della malattia in un’elevata percentuale di pazienti – ha aggiunto Ciliberto -. Si tratta di una dieta divisa in fasi e combinata a una nutrizione enterale parziale. A differenza del solo utilizzo della nutrizione enterale parziale, la Cded è una dieta ben tollerata sia dai pazienti adulti che pediatrici, soprattutto perché è gradevole sotto l’aspetto del gusto, permettendo di introdurre nel regime alimentare del cibo ‘vero’ e non solo l’integrazione”.  

Anche per Salvatore Leone, direttore generale di Amici Onlus la nutrizione gioca un “ruolo importante nella gestione della malattia di Crohn e colite ulcerosa, poiché queste condizioni possono causare perdita di peso, malnutrizione, diarrea e altri problemi gastrointestinali che possono influire negativamente sulla qualità della vita dei pazienti”. Per migliorare la nutrizione in queste persone, “è importante che seguano una dieta equilibrata e adeguata alle loro esigenze individuali – rimarca Leone – che possono variare a seconda della gravità della malattia e della risposta al trattamento. Alcuni pazienti possono avere bisogno di ricorrere ad alimenti a fini medici speciali per integrare le carenze. Inoltre, è importante che siano seguiti dal loro medico gastroenterologo e da un dietista o nutrizionista per sviluppare un piano alimentare personalizzato. Purtroppo, c’è un divario di accesso alla terapia nutrizionale e questo è un problema comune in molte aree del nostro Paese”.  

In alcune regioni “potrebbe non essere disponibile un dietista specializzato in nutrizione per i pazienti con Mici, oppure i pazienti potrebbero non avere la possibilità economica di permettersi l’acquisto di alimenti medici a fini speciali. È importante che le Istituzioni, le associazioni di pazienti e la comunità scientifica lavorino per garantire che tutti i pazienti abbiano accesso a un trattamento nutrizionale adeguato e personalizzato, indipendentemente dalla loro situazione finanziaria o residenza geografica”, conclude.