Terza Missione, focus sull’impatto sociale delle università

Il 28 febbraio 2024 si è tenuto presso l’Aula Magna di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche un incontro per discutere dell’evoluzione della Terza Missione e degli impatti che le attività accademiche producono, anche a livello economico per il territorio.

Cos’è la Terza Missione? Il dovere delle università

La Terza Missione rappresenta un pilastro fondamentale delle università italiane, poiché mira a valorizzare i risultati ottenuti attraverso l’attività di insegnamento e di ricerca. Essa viene definita come tale poiché si aggiunge alle missioni tradizionali di insegnamento e ricerca, contribuendo così a completare il quadro delle responsabilità dell’istituzione accademica.

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Secondo l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), la Terza Missione si configura come un’apertura delle università verso il contesto socioeconomico, con l’obiettivo di valorizzare e trasferire le conoscenze generate dall’attività accademica. Tra le attività che rientrano in questa missione, vi sono la divulgazione scientifica e culturale, l’ottenimento di brevetti, la creazione di spin-off, nonché varie iniziative extra-moenia legate alla ricerca accademica, come la gestione di musei o l’organizzazione di eventi culturali.

Potenzialità e criticità della Terza MIssione

Le potenzialità della Terza Missione sono molteplici e si articolano su diversi assi principali. In primo luogo, vi è la missione di valorizzazione economica della conoscenza, che mira a trasformare la ricerca accademica in conoscenza utile per fini produttivi.

Ciò include la gestione della proprietà intellettuale, la creazione di imprese, la ricerca per conto terzi e i rapporti con l’industria. Inoltre, vi è la missione culturale e sociale, che si traduce nella produzione di beni pubblici finalizzati ad aumentare il benessere della società, attraverso attività educative, culturali, sociali e di consapevolezza civile.

La Terza Missione favorisce il confronto e lo scambio tra l’università e gli stakeholders, contribuendo così alla costruzione di una società della conoscenza. Questo implica non solo la valorizzazione dei prodotti della didattica e della ricerca, ma anche il coinvolgimento attivo dell’università nel tessuto sociale e territoriale, al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile e l’innovazione.

Tra le attività specifiche che rientrano nella Terza Missione vi sono la collaborazione con enti esterni, la gestione di siti archeologici e poli museali, la partecipazione a consorzi e altre iniziative, la promozione della formazione continua e l’organizzazione di eventi pubblici per coinvolgere il pubblico più ampio possibile.

Secondo quanto riportato da Scienzeinrete.it in merito all’evento Folle di Scienza, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha risposto alla pressante richiesta europea di maggiori e costanti impegni da parte del corpo docente e dei ricercatori. In risposta, il Ministero ha stabilito che circa il 3% del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) destinato alle università sarà erogato sulla base della qualità della Terza Missione. Questa decisione equivale a una somma considerevole di 240 milioni di euro, che potrebbe fare la differenza per i ricercatori impegnati in percorsi di divulgazione, ricerca e coinvolgimento del pubblico.

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