Family Game Vr, la regista Mimosa Campironi: “Un esperimento per invertire la rotta”

Family Game Vr è una performance in realtà virtuale pensata per rendere la narrazione interattiva attraverso la contaminazione tra realtà virtuale, gaming e performance live: in questo backstage la regista ci spiega qualcosa in più
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Family Game Vr è una performance in realtà virtuale pensata per rendere la narrazione interattiva attraverso la contaminazione tra realtà virtuale, gaming e performance live. In questo periodo storico l’arte deve fare i conti con il mezzo tecnologico in modi completamente nuovi: la tecnologia del 360 vr permette allo spettatore di essere catapultato in mezzo alla scena, proprio dove si svolge l’azione drammatica ed è chiamato a “giocare” con l’attore scegliendo il punto di vista della fruizione. Al pubblico viene chiesto di indossare un visore, una sorta di “occhiali”, attraverso i quali ci si ritrova immersi nello spettacolo. Ognuno è seduto su uno sgabello girevole e può scegliere cosa guardare, perché i personaggi agiscono intorno a lui. In questo quadro, lo spettacolo è pensato per l’interpretazione di un solo attore che sembra moltiplicarsi in più personaggi, come l’avatar di un videogame, fino al monologo finale interpretato dal vivo.

In questo backstage la regista, Mimosa Campironi, e l’attore protagonista Alessandro Averone ci parlano meglio dell’esperimento artistico dietro a Family Game VR, che è, nelle stesse parole della regista, “un esperimento per invertire la rotta (…) l’esperimento con cui si vuole riportare alla luce il concetto secondo il quale l’anima umana è più forte di tutto e la tecnologia non regna su di noi, bensì è uno strumento incredibile a nostra completa disposizione”

La domanda sottesa all’interno di Family Game Vr riguarda l’identità dell’individuo, chi sia davvero libero, chi sia l’uomo e chi il personaggio con riferimento agli studi psicoanalitici sulla ricerca di sé: si tratta del percorso di superamento degli eventi traumatici o al contrario del pericolo di realizzare l’illusione narcisistica con la coazione a ripetere del trauma. La sfida tra questi due estremi si annulla con l’esperienza dell’innamoramento che apre la possibilità della condivisione delle emozioni in empatia con l’altro.

La famiglia come luogo della dolcezza passata, del trauma infantile, del delitto efferato da notizia di cronaca è lo scenario su cui costruire un “gioco” di interpretazione attorale che risolva le incongruenze dei rapporti formali e lavi il dolore con il riconoscimento dell’amore inteso come accettazione, accoglienza, condivisione, empatia, slancio verso un futuro collettivo, fino a una famiglia rinnovata. Nel caso di Family Game Vr si tratta di una trasposizione interiore simile alla dinamica onirica: considerando la visione junghiana che rileva ogni elemento del sogno come un riflesso di una frazione dell’inconscio, ho frammentato la storia attraverso il filtro di diversi personaggi, interpretati dallo stesso attore. Il gioco della drammaturgia è quello di una mente che ricostruisce il puzzle di un trauma attraverso le diverse personalità interiori per arrivare all’accettazione e al ricongiungimento con il sé .