Le neuroscienze ci spiegano San Valentino

Ecco perchè San Valentino non è solo una festa commerciale, ma può fare bene alla salute del corpo e della mente
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Il 14 febbraio si festeggia San Valentino, o in altre parole il tentativo della chiesa cattolica di “cristianizzare” il rito pagano della fertilità, gli scandalosi “Lupercus” che prevedevano sacrifici propiziatori e soprattutto la scelta casuale, tramite estrazione, di un uomo e una donna che avrebbero dovuto vivere in intimità per un anno per concludere il rito della fertilità e tenere lontani i lupi dai campi.

 Nel 496 d.C. Papa Gelasio annullò la festa pagana, decretando che venisse seguito il culto di San Valentino, vescovo romano martirizzato proprio il 14 febbraio al quale, per forza o per piacere, è stata appiccicata l’etichetta di patrono degli innamorati.

Veniamo ai giorni nostri: la festa di San Valentino è puramente commerciale, amata e celebrata soprattutto dai più giovani. Le neuroscienze però ci danno una nuova chiave di lettura: dietro questo giorno si nasconde un triangolo “amoroso” che lega salute, cervello e regali.

Già, i regali: l’aspetto più prettamente consumistico di questa festa, che come dicevamo poco sopra, ha molti estimatori ma anche parecchi detrattori, che la cancellerebbero dal calendario. A quanto pare sarebbe un errore: Lorenzo Dornetti, Laureato in Neuroscienze all’Università Vita Salute San Raffaele di Milano e Direttore del più grande laboratorio di neuroscienze privato in Italia, il Neurovendita Lab, spiega perché abbia senso parlare di San Valentino in piena pandemia:

Nell’incertezza che governa le vite di tutti, i rapporti sentimentali sono un fattore protettivo dalle malattie fisiche e psicologiche. Molti studi hanno dimostrato che avere una vita di coppia stabile riduce il rischio di contrarre molte patologie, migliorando la tonicità del sistema immunitario. San Valentino ai tempi del coronavirus, può essere inteso come ‘pit stop relazionale’, che rafforza il legame con il partner e protegge indirettamente lo stato di salute.”

E aggiunge: “Molte ricerche hanno dimostrato che i regali scambiati tra innamorati aumentano il livello di ossitocina e dopamina, in chi li fa e in chi li riceve. L’ossitocina è la sostanza chimica che determina la sensazione di essere in relazione con l’altro. Quando 2 persone si amano, nelle aree limbiche del loro sistema nervoso, è presente un elevato livello di questo ormone. La dopamina è il neurotrasmettitore dell’eccitazione. Scambiarsi regali tra innamorati è più di un’occasione romantica. È un rituale che aumenta i livelli delle sostanze responsabili dei legami affettivi.L’atto di scambiarsi doni a San Valentino, letto in un’ottica neuroscientifica, è letteralmente, un potenziatore della coppia. “

Gli studi condotti dal Neurovendita Lab concludono illustrando quanto conti il valore commerciale del regalo in momenti di difficoltà economica come quello attuale.

Secondo Dornetti: Le neuroscienze dimostrano che conta più il modo in cui viene dato un regalo rispetto al budget. Le aree limbiche mostrano la medesima attivazione indipendentemente dal valore economico del dono. Più di quanto costa il regalo, conta cosa si scrive nel biglietto che lo accompagna. Il picco di ossitocina si raggiunge quando il partner legge la lettera che accompagna il dono. Se il biglietto è scritto a mano, non al pc, l’impatto sul cervello è potente. Consegnare il dono in modo inatteso poi, aumenta il senso di sorpresa. Nasconderlo in un posto inusuale. Farlo cercare come in una caccia al tesoro. Stupire il partner dove non si aspetta. Queste attenzioni aumentano la produzione di dopamina, creando nell’altro una gioia aumentata, al di là del valore economico del dono ricevuto.”

Gli studi di Neurovendita dimostrano come scambiarsi i regali a San Valentino sia una dinamica che consolida la coppia. La ragione risiede nella chimica dei rapporti d’amore. Avere una relazione stabile migliora lo stato di salute e quindi mai come ora, abbiamo tutti bisogno di San Valentino.