La fine della quarantena, una transizione delicata per l’ambiente

La fase due è partita il 4 maggio, censendo così l’avviamento di una nuova quotidianità che resta ancora da definire. Un passaggio delicato per la nostra salute, le nostre abitudini, ma soprattutto per l’ambiente.
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La fine della quarantena, una transizione delicata per l’ambiente

E’ più di un mese che gli italiani sono in quarantena, ed i divieti che sono stati imposti hanno avuto delle ripercussioni positive sugli ecosistemi. Approfittando della nostra momentanea assenza, la natura si è riappropriata dei suoi spazi, ma questa sua apparente libertà potrebbe costarle molto nel futuro prossimo.

Il 22 aprile si è tenuta la cinquantesima giornata della Terra, per l’occasione l’attivista Greta Thunberg si è intrattenuta in streaming con il direttore dell’Istituto di ricerca sull’impatto climatico di Potsdam (Germania), Johan Rockström. La leader del movimento “Fridays for Future” ha esordito ricordando che il nostro mondo è cambiato: “ora tutto è diverso e probabilmente non sembrerà più lo stesso e saremo costretti a trovare altre strade. Se un singolo virus può distruggere le economie nel giro di poche settimane, ciò dimostra che non stiamo pensando a lungo termine e non stiamo prendendo in considerazione questi rischi.”

Proseguendo nel suo discorso, la paladina per la lotta ambientale sottolinea la necessità di continuare a focalizzarci sull’ecologia: “Dobbiamo affrontare due crisi in una volta, quella del coronavirus e quella climatica e come nell’attuale pandemia ascoltiamo la scienza e gli esperti così dobbiamo fare per l’altra crisi.” Greta non è stata l’unica ad attirare l’attenzione su questa problematica, anche i suoi sostenitori italiani hanno scritto una lettera aperta al nostro Paese, esortandolo a fare di questa crisi una rinascita.

Nonostante questi appelli, uniti a quelli della comunità scientifica, si teme che la riapertura delle aziende e l’allentamento dei divieti possa creare un effetto boomerang per la salute del Pianeta. Come ricorda Glen Petters del Center for International Climate and Environment Research, le crisi economiche sono stati gli unici momenti della storia in cui la crescita delle emissioni si è interrotta. Il problema è che il calo è sempre stato di breve durata, e che quando l’economia è stata riavviata ha creato un aumento delle emissioni ancora più veloce. In sintesi si teme che per fare fronte al collasso economico attuale, i paesi accantonino gli impegni che avevano preso per favorire una graduale transizione ecologica.

I primi effetti negativi

Nonostante le innumerevoli avvertenze, a marzo gli Stati Uniti hanno sospeso le loro leggi sulla protezione degli ecosistemi. La notizia è stata data dall’agenzia della protezione ambientale (EPA), spiegando che dato il periodo così particolare sarebbe stato difficile per le aziende rispettare i “green” standard. Il problema di questa scelta, definita momentanea, è il fatto che sia rimasta indefinita nel tempo, infatti gli americani non hanno ancora anticipato una data limite entro la quale la clausola sarebbe stata sospesa. Questa notizia ha scatenato lo sdegno degli ambientalisti, soprattutto dell’ex capo dell’agenzia in questione, Cynthia Giles, che in una lettera ha definito le misure come “un gesto di irresponsabilità” nei confronti della salute dei suoi concittadini. Insieme a lei è anche intervenuto il dirigente dell’Oxfam, Chema Vera, esortando i governi “a non commettere gli stessi errori della crisi finanziaria del 2008”, i quali piani di rilancio hanno avuto un effetto negativo sulle emissioni di CO2. Malgrado questi appelli, la maggior parte delle raffinerie petrolifere texane avrebbero già di gran lunga superato i limiti di emissioni nocive. Il problema più grave rimane però la sospensione del monitoraggio, che renderà difficile la comunicazione dei tassi d’inquinamento ed il loro andamento nel tempo. Inoltre si rischia il fatto che molti paesi potrebbero decidere di emulare questa condotta, cedendo alle possibili richieste da parte dei colossi industriali di avere una deroga sulle norme di protezione ambientale.

Anche i sistemi produttivi sostenibili hanno riportato un forte calo di operatività, infatti le prospettive di vendita delle auto elettriche si sono fatte fosche perché le batterie vengono importate dalla Cina, che attualmente non è in grado di fornire, quindi il prezzo del greggio è drasticamente diminuito rendendo queste macchine molto meno competitive rispetto all’anno scorso. Inoltre sono state condotte delle ricerche sull’energia solare che pronosticano un crollo della domanda globale pari al 16%, sarebbe il primo calo registrato degli ultimi tre decenni.

La volontà politica Europea

Il 14 aprile, dodici ministri dell’ambiente e settanta-nove eurodeputati hanno redatto e sottoscritto un piano di Greenrecovery che unisce forze politiche, imprenditoriali e della società civile per uno sviluppo sostenibile post Covid-19. Il progetto sottolinea come il Green Deal europeo ed i singoli progetti nazionali rappresentino un enorme potenziale per la ricostruzione dell’economia, definendo la ripresa come un opportunità per ripensare la nostra società e sviluppare in nuovo modello di prosperità: “Un’economia neutrale dal punto di vista climatico può offrire rapidamente posti di lavoro, crescita e migliori modi di vivere.”

Rimane solo da capire quali strategie saranno poi realmente attuate dalle istituzioni del Vecchio Continente.

La nostra storia sembra avere una struttura ciclica, come se si ripetesse all’infinito ma con avvenimenti diversi. Nonostante milioni di anni d’esperienza sembra che nessuno abbia davvero imparato la lezione, e che forse la fretta di ritrovare un equilibrio economico sarà più importante della nostra sopravvivenza.

(Articolo di Ilaria Congiu)

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