Gli animali si riappropriano delle città deserte in quarantena

Le città si svuotano e gli animali le ripopolano, regalando attimi di autentica emozione a chi riesce a coglierne il passaggio, ma anche spunti di riflessione su quello che sarà il "dopo-pandemia"
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Gli animali si riappropriano delle città deserte in quarantena

Quando i gatti non ci sono, i topi ballano. Questa frase non potrebbe essere più adatta al periodo che stiamo vivendo. Dall’inizio della quarantena, ormai in vigore in quasi tutto il mondo, molti animali si sono avvicinati alle città godendosi l’assenza dell’uomo.

A Roma, nella fontana dell’Acqua Paola, due germani reali approfittano del silenzio della capitale e delle cascate di acqua azzurra. A Milano sono le lepri ad aver fatto la loro comparsa, scorrazzando libere nel verde dei parchi.
In Giappone, nell’antica capitale di Nara, sono invece dei gruppi di cervi a dare spettacolo nelle vie deserte. Nella cittadina di Llandudno, nel Galles del nord, molte pecore selvatiche passeggiano liberamente nelle strade, fermandosi in alcune abitazioni. L’avvento più simbolico rimane quello di un puma a Santiago del Cile.

Un nuovo respiro per la natura

Nel momento in cui sto scrivendo, secondo la cartina interattiva messa a punto dall’Università Johns Hopkins, ci sarebbero nel mondo più di un milione di casi risultati positivi al virus. Nonostante il caos con il quale dobbiamo ancora finire di confrontarci, sembra che però l’epidemia abbia portato benefici all’ambiente. Dall’inizio della diffusione del COVID19, stiamo assistendo ad un crollo dell’inquinamento atmosferico, soprattutto nei paesi più toccati come gli USA, la Spagna, l’Italia, la Germania e la Cina. I cali più sensibili sono quelli legati al biossido di carbonio, un gas tossico derivato dai combustibili fossili. Le prime avvisaglie di quest’impatto positivo sono state registrate all’inizio di Marzo, grazie alle registrazioni dei satelliti della NASA e dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Tutti segnali che non solo devono farci riflettere, ma con i quali dobbiamo seriamente e definitivamente confrontarci, una volta conclusa l’emergenza sanitaria.

(Articolo di Ilaria Congiu)

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