Repubblica Centrafricana: il messaggio di coesione sociale nella finale di Coppa League

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Il calcio come strumento per veicolare messaggi di pace e non violenza. Ecco come la Coppa League nella Repubblica Centrafricana diventa momento di coesione sociale grazie all’Iom
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Repubblica Centrafricana: il messaggio di coesione sociale nella finale di Coppa League

Promuovere la pace attraverso lo sport è possibile. Anche in un Paese come la Repubblica Centrafricana, afflitto da decenni di violenza e guerriglie interne.

Anzi, è proprio in questi luoghi in cui la società è attanagliata da soprusi e prevaricazioni, che bisogna insistere e lavorare per arginare i rischi di un aumento di episodi di lotta armata.

Ecco perché in questo scenario, particolare rilevanza e significato sociale assume la finale della Coppa League di Calcio, sostenuta dall’International Organization for Migration, l’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni, che ha fornito supporto tecnico e finanziario.

Il popolare evento sportivo si è svolto a Bambari, nella prefettura di Ouaka – dove l’Iom ha di recente aperto una sede secondaria – ed è stato occasione per promuovere i progetti e le attività dell’organizzazione fondati sulla pace e la non violenza.

Un’iniziativa sportiva, insomma, che è andata oltre il risultato della gara in campo: a correre sul rettangolo di gioco non c’erano solo i calciatori ma anche i valori che ispirano l’operato dell’Iom. Non a caso a metà partita, nella pausa tra il primo e il secondo tempo, il numeroso pubblico di tifosi, di ogni età e appartenenze etnica, ha assistito a una rappresentazione teatrale sui rischi legati alla circolazione illegale di armi e il loro ruolo nell’escalation dei conflitti oltre che nelle controversie individuali e comunitarie.

Un tema che sta molto a cuore all’Iom, impegnata proprio in quell’area in un progetto per la risoluzione pacifica dei conflitti e il recupero e reinserimento sociale di ex appartenenti a gruppi armati. L’iniziativa coinvolge anche i giovani più vulnerabili di quei territori, che senza un lavoro e in mancanza di opportunità potrebbero andare a ingrossare le fila della criminalità locale e dei gruppi armati. Un rischio concreto, purtroppo: il livello di violenza nella Repubblica Centrafricana continua ad aumentare con la nascita di nuove aree ad alta tensione, soprattutto in quelle dove i gruppi armati iniziano a frammentarsi, creando nuove fazioni in lotta.

Da una parte il rischio ‘arruolamento’, dall’altra l’emergenza umanitaria. Oggi, metà della popolazione necessita di assistenza e per la prima volta dal 2014, è cresciuto in maniera esponenziale il numero degli sfollati interni, che nel 2017 erano ben 600.000: un aumento del 50% in appena un anno. Una circostanza che ha costretto le comunità umanitaria rimodulare il suo piano umanitario triennale per il Paese nel 2018, ad appena 12 mesi dal suo lancio.

Insomma, c’è ancora molto da fare da quelle parti ed è per questo che bisogna sfruttare ogni occasione per promuovere la pace e la non violenza. Come quella finale di calcio. Che – ha commentato Giacomo Gabbrielli dell’Iom – “è stato un evento bellissimo e una grande opportunità per sensibilizzare sulle risoluzioni pacifiche del conflitto e sul lavoro dell’IOM a Bambari“.

Per chi fosse curioso di sapere come è andata la partita di calcio: il Sica Sport di Bambari ha battuto l’Ippy 3-0.

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