Il Santuario dei cetacei è salvo. Niente ‘bombe’ nei fondali per cercare il petrolio

Il tratto di mare che si trova tra la Sardegna, la Corsica, la Toscana, la Liguria ed il Principato di Monaco non è solo una […]
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Il tratto di mare che si trova tra la Sardegna, la Corsica, la Toscana, la Liguria ed il Principato di Monaco non è solo una parte bellissima del Mediterraneo ma è, anche e soprattutto, un vero e proprio Santuario dei Cetacei.

Non solo balene, ma anche delfini e parecchi esemplari di tartarughe vivono in perfetta armonia in questo luogo chiamato Santuario Pelagos, nato da un progetto comune sviluppato da Italia Francia e Principato di Monaco alla fine degli anni ‘80, ma che è diventato una realtà solo nel 1999.

Questo paradiso ha però rischiato che il suo delicatissimo equilibrio venisse turbato con conseguenze senza dubbio devastanti sulla fauna locale, composta quasi esclusivamente da specie protette.

Una società norvegese, la Tgs-Nopec,  aveva chiesto e quasi ottenuto il permesso di sondare i fondali del tratto di mare compreso tra la Sardegna e la Corsica con la tecnica dell’air-gun, che consiste nello ‘sparare’ bombe di aria compressa per accertare la presenza di giacimenti di gas o petrolio. Subito il Presidente della Regione Sardegna si è mobilitato e, insieme al suo omonimo corso, è riuscito ad impedire che questo accadesse.

La zona oggetto delle ricerche avrebbe avuto un’area molto vasta, circa 20.000 chilometri quadrati a solo 15 miglia di distanza dal Santuario e i 240-260 decibel sprigionati dalle ‘bombe’ (paragonabili ad un terremoto o all’esplosione di un vulcano sottomarino) avrebbero certamente avuto effetti incontrollabili sul senso d’orientamento della fauna con gravissimo stress, perdita parziale o addirittura permanente dell’udito, disturbi comportamentali, indebolimento del sistema immunitario ma anche morte delle larve dei pesci e degli invertebrati marini che popolano la zona.

Fortunatamente i biologi che hanno studiato il caso sono riusciti, insieme ai tecnici del Ministero dell’Ambiente, a dimostrare la pericolosità del progetto ed a far sì che venisse bloccato.

Sembra che non sia la prima volta che qualche società petrolifera chieda di poter sondare le acque cristalline al confine con il Santuario Pelagos ma, per fortuna, fino ad ora i permessi sono stati sempre negati. Il prossimo passo è quello di presentare un progetto comune stilato da Italia, Francia e Principato di Monaco per bloccare, in futuro, qualsiasi possibilità che nell’area vengano fatte ricerche che possano mettere in pericolo il delicato equilibrio ambientale.

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