Carta igienica, dobbiamo abituarci a farne a meno?

Tra le conseguenze della guerra anche la possibilità di uno stop da parte delle aziende che producono carta igienica e tovaglioli. Ecco gli scenari che si prospettano.
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E se dovessimo fare a meno pure della carta igienica? Sembra uno scenario apocalittico, eppure un allarme in questo senso c’è. Non solo pasta, pane e olio di girasole, ora anche la carta igienica rischia di sparire dalla nostra spesa. Le grandi aziende del settore potrebbero vedere uno stop a causa non solo dell’aumento dell’energia, ma anche per la mancanza di legno da parte di Russia, Ucraina e Bielorussia. La colpa, ovviamente, è della guerra.

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L’allarme

Il settore della carta igienica e dei tovaglioli in Italia occupa più di 20mila lavoratori e comprende più di 18mila imprese come riporta Ilgiornale.it. A lanciare l’allarme è Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta, che al Corriere della Sera fa sapere come diverse realtà abbiano già chiuso o stiano per farlo. “Non ci siamo mai fermati, neanche durante il lockdown, ma ora i costi così alti mettono a rischio la produzione, già scesa del 30 per cento e molte aziende hanno deciso lo stop”, ha dichiarato.

Un esempio viene dal gruppo ProGest, che ha fermato la produzione di tutta la carta per uso domestico. La cosa preoccupante è che non si sa quando riprenderà. Si parla di uno stop di almeno una settimana, con non pochi disservizi che verrebbero a crearsi.

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Le alternative per non restare senza carta igienica

Che cosa si può fare dunque per non restare senza carta igienica? Applicare quanto prima una diversificazione delle fonti di approvvigionamento. È l’unico modo per fare a meno del gas, che come sappiamo ha prezzi sempre più folli.

Un’alternativa potrebbe essere il biometano, ma su di esso pesano ancora una serie di ritardi amministrativi.

Nuovi rincari in arrivo?

Nel frattempo è plausibile pensare che nei prossimi giorni gli scaffali dei supermercati possano essere meno provvisti di carta igienica e tovaglioli. Non è da escludere nemmeno un aumento di prezzo per questi prodotti, come già avvenuto – ad esempio – con la benzina.

Foto: Shutterstock