La pandemia ha triplicato gli animali domestici: l’ambiente ne risente

Un italiano su quattro ha adottato un pet durante la pandemia, ma ora c'è chi se ne pente
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L’ aumento degli animali domestici nei nuclei familiari è una realtà in crescita ormai da diversi anni e che da tempo impatta sull’economia, sui flussi di consumo e sulle abitudini di vita: una tendenza che ha avuto però un’impennata visibile durante la pandemia. In quel periodo infatti un italiano su quattro ha deciso di adottare un animale domestico (i dati provengono da una ricerca svolta da YouGov e commissionata da Readly) : avere una compagnia casalinga è stato per molti fondamentale nei lunghi periodi di lockdown, quando un cane assicurava anche la possibilità di una o più passeggiate quotidiane fuori casa.

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Boom di cani e gatti in pandemia, ma c’è un problema ambientale

Il problema è che il forte aumento di animali domestici nelle nostre case porta anche all’aumento di determinati tipi di rifiuti, ad esempio le lettiere dei gatti o le traversine per i cani, ma anche di giocattoli di gomma o di bustine per la raccolta dei bisogni, che non sono differenziabili e finiscono dritti in discarica.

In uno studio pubblicato nel 2017 Gregory Okin, professore presso l’Istituto per l’Ambiente e la Sostenibilità dell’UCLA (Università della California a Los Angeles), calcolava che tutte le feci prodotte da cani e gatti che vivono nei soli Stati Uniti possono raggiungere i 5,1 milioni di tonnellate all’anno. Va ricordato che la decomposizione delle deiezioni produce gas metano.

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Va poi considerato l’impatto ambientale degli animali domestici sull’ecosistema: soprattutto i gatti tenuti all’aperto, in campagna o in città, sono dei veri e propri killer di altri piccoli animali che inseguono e cacciano non per fame, ma per soddisfare il loro istinto predatorio. La conseguenza è che ogni anno i gatti uccidono miliardi di animali selvatici, alcuni dei quali in via d’estinzione, causando uno sbilanciamento dell’ecosistema nel quale si trovano forzatamente a muoversi.

E’ quindi necessario che, al netto della gioia che un amico a quattro zampe porta in famiglia, i proprietari degli animali domestici si rendano conto dell’impatto dell’animale sulla sostenibilità, ad esempio scegliendo prodotti riciclabili e/o compostabili (esistono molte lettiere ecologiche, oggetti in materiali riutilizzabili e anche prodotti alimentari sostenibili).

Animali domestici, c’è chi si è pentito

Tornando all’indagine di Yougov per Readly, emerge un dato: se il 76% dei proprietari è felice della propria scelta, l’indagine evidenzia che invece per alcuni aver adottato un animale in pandemia è stata una scelta non priva di conseguenze negative. Il 16% degli intervistati ha infatti affermato di essersi pentito della scelta fatta, perchè tornando alla vita pre-pandemia (ad esempio abbandonando lo smart working), occuparsi di un cane o di un gatto si è rivelato molto più impegnativo e problematico del previsto.

Ben il 92% dei neoproprietari si è inoltre rammaricato di non essersi documentato a sufficienza prima di accogliere l’animale domestico: il 22% avrebbe voluto saperne di più in merito all’alimentazione o alla psicologia dell’animale, e in generale all’impegno che accudire lo stesso animale avrebbe comportato (17%).