Se non proteggiamo le api possiamo dire addio a frutta e cioccolato

Avere a cuore la sorte degli insetti impollinatori vuol dire assicurarsi una serie di cibi sulle nostre tavole
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Se non proteggiamo le api possiamo dire addio a frutta e cioccolato

Quando entrano nelle nostre case probabilmente provocano paura e l’istinto è quello di cacciarle in malo modo, in realtà dovremmo imparare a schierarci sempre e comunque dalla parte delle api e degli insetti impollinatori in generale. Se sono sulla faccia della Terra un motivo ci sarà, e infatti da loro dipende il 35% della produzione globale di cibo. Eppure un po’ ovunque si è ridotta non di poco la popolazione di questi animaletti.

Per essere ancora più chiari, non avere a cuore la sorte di api e dintorni potrebbe causare la sparizione dalle nostre tavole di frutta e verdura, caffè e cioccolato. L’80% delle circa 1400 piante che nel mondo producono cibo richiede l’impollinazione di api, vespe, farfalle, falene, coleotteri e persino uccelli e pipistrelli.

Grazie al loro lavoro possiamo mangiare mele, albicocche, pesche, ciliegie, pere, fragole, zucchine, zucche e pomodoro. Addirittura anche la produzione di carne e latticini è collegata al lavoro degli impollinatori. Le mucche negli allevamenti estensivi si nutrono prevalentemente di erba medica, che richiede l’impollinazione di api o altri insetti.

Se venissimo privati di varie tipologie di frutta e verdura vedremmo impoverirsi la nostra dieta anche per quel che riguarda nutrienti fondamentali tra cui vitamina C e calcio. Il WWF propone allora di tutelare gli impollinatori con l’iniziativa #DoEatBetter, che consiste nello scegliere prodotti “amici delle api”, in primis alimenti biologici.

Uno dei problemi più gravi che devono affrontare le api e gli altri insetti impollinatori è la presenza di pesticidi che li avvelenano facendoli morire. L’invito è dunque quello di acquistare cibo biologico in cui si è evitato l’utilizzo di pesticidi dannosi. Il WWF propone anche l’introduzione di una tassa sui pesticidi, che incoraggerebbe gli agricoltori ad adottare metodi biologici o cambiare i prodotti fitosanitari in uso preferendo quelli naturali meno dannosi per l’ambiente e per gli impollinatori.