Previsioni meteo meno affidabili, è tutta colpa del Covid-19

La qualità delle previsioni meteo è peggiorata a causa della pandemia. Lo studio che lo dimostra
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Previsioni meteo meno affidabili, è tutta colpa del Covid-19

Il Covid-19 non ci ha solo confinati in casa, costretto a imparare a cucinare e ridurci a fare aperitivi brindando (a cosa poi non si sa) su Zoom, ma ha reso meno affidabili anche le previsioni meteo. La qualità delle previsioni metereologiche, soprattutto quelle a breve termine, è notevolmente diminuita in concomitanza con l’avvento della pandemia.

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A dirlo sono i meteorologi del National Oceanic and Atmospheric Administration’s Global Systems Lab di Boulder, in Colorado. Sono stati loro a notare un grande calo nella precisione delle previsioni meteo negli ultimi 12 mesi, con un picco negativo guarda caso a marzo e aprile del 2020, quando il mondo intero si è fermato.

La causa è da ricercare nella drastica riduzione del traffico aereo commerciale causata dal Covid. Già, perché gli aerei di linea sono dotati di molteplici strumenti che consentono di rilevare le condizioni meteo in quota, come la temperatura, l’umidità, la velocità dei venti. Si tratta di dati che vengono condivisi in tempo reale con gli istituti di meteorologia, i quali a loro volta li utilizzano per aggiornare i valori di partenza richiesti dai modelli previsionali.

Si pensi che soltanto negli Stati Uniti, prima che la pandemia riscrivesse la storia del genere umano, i voli di linea trasmettevano a terra circa 700.000 osservazioni al giorno. Oggi, invece, i voli commerciali sono ridotti del 50% circa rispetto ai bei tempi andati e va da sé che siano notevolmente diminuite anche le osservazioni meteo che inviano alle stazioni di terra.

Il fatto che gli aerei abbiano avuto molte meno occasioni di circolare lassù tra le nuvole ha prodotto una riduzione dei dati disponibili: circostanza che, come è facile immaginare, ha avuto un impatto negativo sull’accuratezza e l’affidabilità dei risultati prodotti da questi modelli. Per i più curiosi, le conclusioni dello studio sono state pubblicate sull’ultimo numero del Journal of Applied Meteorology and Climatology.