Calo CO2 in lockdown: tutti i dati da gennaio ad aprile 2020

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, è stata realizzata dall'Università britannica dell'East Anglia con quella di Stanford e il Center for International Climate research di Oslo (Cicero)
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Con il lockdown da cronavirus c’è stato un calo delle emissioni di CO2. Il 7 aprile scorso, nel pieno delle misure restrittive, a livello globale si sono ridotte del 17% (17 milioni di tonnellate di anidride carbonica).

Nel nostro Paese il calo massimo è stato del 27,7%. Lo conferma la prima analisi con riscontro scientifico sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica durante la quarantena.

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La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Climate Change, è stata realizzata dall’Università britannica dell’East Anglia con quella di Stanford e il Center for International Climate research di Oslo (Cicero). Un team di esperti ha elaborato un metodo per stimare la variazione delle emissioni di Co2 per ogni giorno e ogni Paese del mondo da gennaio ad aprile 2020.

Il report analizza i cali di carbonio in 6 settori: i trasporti terrestri hanno rappresentato quasi la metà (43%) della riduzione, anche energia elettrica e industria insieme hanno contato per il 43% e l’aviazione il 10%.

Calo CO2 annuale “più grande dalla seconda guerra mondiale”

L’analisi tiene conto dell’impatto di questo calo di CO2 in 3 possibili scenari alla fine di quest’anno. Prevedendo una riduzione fra il 4 e il 7% delle emissioni totali. Si parlerebbe del calo annuale più grande dalla seconda guerra mondiale, secondo i ricercatori. Non è sufficiente. Basandosi sul rapporto dell’Unep sarebbero necessarie riduzioni di gas serra del 2,7% all’anno dal 2020 al 2030 per mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi centigradi.

Gli esperti dichiarano che questo calo non avrà un grande impatto sui cambiamenti climatici, perché poco consistente rispetto alle emissioni accumulate finora. “Queste riduzioni estreme sono probabilmente temporanee, in quanto non riflettono i cambiamenti strutturali nei sistemi economici, dei trasporti o dell’energia. Nelle città e nelle periferie, sostenere gli spostamenti a piedi e in bicicletta è molto più economico ed è la scelta migliore per il benessere e la qualità dell’aria, e in più preserva la distanza sociale” – ha spiegato Corinne Le Quéré, autrice principale della ricerca.

Secondo il Prof. Rob Jackson dell’Università di Stanford (coautore) e presidente del Global Carbon Project “il calo delle emissioni è sostanziale ma mostra la sfida di raggiungere i nostri obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi. Abbiamo bisogno di un cambiamento sistemico attraverso le energie rinnovabili e le auto elettriche, non di riduzioni temporanee dovute a comportamenti imposti”.

I ricercatori hanno esaminato le politiche governative sulla quarantena per 69 paesi responsabili del 97% delle emissioni globali di Co2. La variazione totale stimata delle emissioni ammonta a 1048 milioni di tonnellate di anidride carbonica (MtCO2) fino alla fine di aprile. Di questi, i cambiamenti più importanti sono stati in Cina, con una diminuzione di 242 MtCO2, quindi negli Stati Uniti (207 MtCO2), in Europa (123 MtCO2) e in India (98 MtCO2).

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