“Via dalle città: nei vecchi borghi
c’è il nostro futuro”: la sfida, ad oggi vinta, di Borgo Office e del suo modello di business gentile

La pandemia ha messo i lavoratori d’ufficio di tutto il mondo davanti alla pratica dello smartworking: qualunque lavoro si potesse svolgere da una scrivania, con un computer, è diventato casalingo. Dopo un iniziale entusiasmo, gli smartworkers hanno iniziato a mettere sulla bilancia pregi e difetti della nuova modalità: a fronte di un risparmio in termini di spostamenti e di tempi morti, si è fatto i conti con l’isolamento, la mancanza di rapporti umani e con disagi di varia natura, fra cui la gestione del tempo in case progettate per mangiare e dormire, non per passarci tutto il giorno.

UN BORGO DA SOGNO CHE STA PER DIVENTARE PATRIMONIO DELL’UNESCO: CIVITA DI BAGNOREGIO

In molti hanno iniziato ad avvertire il peso della vita in città senza i vantaggi della città: se già prima non mancavano gli “scontenti metropolitani“, coloro che desideravano lasciare le metropoli per contesti più tranquilli, l’ultimo anno ha visto aumentare questo desiderio a dismisura, anche grazie al lavoro che improvvisamente è diventato “portabile”.

TURISMO SOSTENIBILE, RIFLETTIAMOCI SU

Secondo un sondaggio di Airbnb, il 66% degli intervistati è insoddisfatto della vita in città e si trasferirebbe volentieri in un borgo: in questo terreno fertile si è inserito il progetto Borgo Office, ideato da Federico Pisanty, che viene definito dall’unione di “smart working” e “farm supporting”.

Borgo Office concilia, attraverso un abile incastro dei pezzi, le esigenze di tutti i soggetti coinvolti: smart workers, aziende agricole e borghi italiani. Come ci riesce?

“Sono state selezionate, attraverso un accurato screening, affascinanti aziende agricole “smart working friendly” (quindi attrezzate al meglio in tal senso, con Wi-Fi, stampante, workdesk panoramico) in questi borghi, disponibili ad ospitare gratuitamente i nomadi digitali desiderosi di lavorare in smart working lontano dalle città», spiega Federico Pisanty «In cambio, questi ultimi possono acquistare un “pacchetto di sostegno” dell’azienda ospitante, selezionabile tra diversi tagli, per supportarla nella propria attività, andando così a generare un modello “win-win-win” tra i 3 soggetti coinvolti: i nomadi digitali, desiderosi di lavorare in smart working da uno splendido luogo nella natura; l’azienda agricola, che si vede supportata economicamente a fronte della semplice ospitalità; il borgo in cui è sita l’azienda agricola, che vede attivarsi un virtuoso indotto grazie al turismo da smart working».

Un particolare tipo di business, che viene chiamato “freemium”: i soggiorni sono gratis, i pacchetti di sostegno sono a pagamento. C’è il rischio che gli smartworkers soggiornino gratis, senza acquistare poi nulla, interrompendo così questo circolo virtuoso? Secondo Pisanty il rischio c’è, ma non si verifica mai.

“Numerosi casi di modelli simili hanno dimostrato che, di fronte ad un regalo o a un gesto di gentilezza – nella fattispecie l’ospitalità gratuita – la reazione più diffusa è il desiderio di sdebitarsi, con guadagni indotti per chi fa l’omaggio (famosa al riguardo è la ricerca “Theory of Pleasurable Surprise” della University of Pennsylvania). L’azienda agricola genera così dei profitti, anche in virtù di possibili acquisti aggiuntivi dell’ospite durante il soggiorno gratuito e negli anni successivi e della promozione tramite passaparola della propria attività e dei propri prodotti”

Il progetto fila a gonfie vele, tanto da essere rallentato dalle moltissime richieste: per scoprire borghi e agriturismi disponibili, questa il sito https://borgo-office.it/it_it/

SPAZIO, ULTIMA FRONTIERA DEL TURISMO: LEGGI QUI