Ci sono gesti quotidiani, apparentemente marginali, che in realtà producono effetti profondi sul modo in cui abitiamo le città. Le cose che fanno bene, il podcast scritto e raccontato da Fabrizia Ferrazzoli, prodotto da Studio Corrente e distribuito da Fandango, parte proprio da qui: da pratiche lente e silenziose che, senza proclami, ridisegnano il nostro rapporto con lo spazio urbano, con la natura e con gli altri.
Tra le storie raccontate e disponibili dal 3 febbraio su tutte le piattaforme di ascolto, quelle dedicate alle erbe officinali e agli orti urbani mostrano con chiarezza come la cura del verde possa trasformarsi in una forma di politica quotidiana.
«Mi interessava raccontare azioni semplici che hanno una responsabilità collettiva – spiega l’autrice – Prendersi cura di una pianta o di un orto non è mai solo un gesto individuale».
“Le erbe ci insegnano”
Nella puntata dedicata all’erboristeria, l’incontro con Miria Sprega restituisce un sapere antico, oggi più che mai attuale. L’erboristeria non è folklore, né scorciatoia naturale, ma una pratica che richiede conoscenza, tempo e rispetto dei cicli.
«Le erbe ci insegnano che nulla funziona da solo – racconta Ferrazzoli nel podcast – esistono relazioni, compatibilità, limiti. È una lezione che vale anche per le città».
Orti urbani, un gesto politico
Lo stesso vale per gli orti urbani, spazi condivisi in cui la coltivazione diventa un esercizio di convivenza, come la protagonista della quinta puntata, Noemi Caputo. Coltivare in città significa sottrarsi alle logiche dell’efficienza e della resa immediata, accettare l’imprevisto, decidere insieme. È un modo concreto di ripensare il bene comune, trasformando parchi e terreni residuali in luoghi di incontro, scambio e cura.
In un contesto segnato dalla crisi climatica e dall’impoverimento degli spazi pubblici, queste pratiche assumono un valore politico, pur restando lontane da slogan e rivendicazioni. «Non volevo raccontare grandi gesti eroici – specifica Fabrizia Ferrazzoli – ma quelle micro-scelte che cambiano il modo in cui stiamo al mondo, e quindi anche il modo in cui abitiamo le città».
“Le cose che fanno bene” sono quelle piccole azioni, arti, abitudini che, messe insieme, costruiscono un’altra idea di benessere, più lenta, forse ma consapevole condivisa, profondamente umana.