FAI Giornate d’Autunno 2021: elenco luoghi aperti

ABRUZZO

ROCCAMORÌCE (PE)

Colle della Civita

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 16.30

Il paese di Roccamorice, all’interno del Parco Nazionale della Majella, è un piccolo centro di media montagna nella provincia di Pescara, allungato su uno sperone roccioso. Caratterizzato dall’unione di edifici medievali e settecenteschi in pietra, il borgo prende vita in via Roma, con la torre medievale, snodandosi poi tra corso Umberto e via del Belvedere, dove si trovano le due chiese storiche principali: la chiesa di San Donato e quella della SS. Annunziata, detta del Barone, perché voluta nel 1760 come cappella gentilizia da Giuseppe Zambra, all’epoca barone di Roccamorice. Nella prima metà del 1200 è nota la presenza nel territorio di Padre Angelerio, futuro Papa Celestino V, cui il paese è ancora oggi devoto. In occasione delle Giornate FAI d’Autunno si potrà partecipare a un itinerario panoramico alla scoperta dell’antico borgo pastorale di Colle della Civita, caratteristico villaggio di capanne a cupola costruite in pietra a secco sullo sperone della montagna e utilizzate per le attività agro-pastorali – oggi disabitato – della Grangia di San Giorgio, antico monastero benedettino immerso nel verde e del sito minerario di Acquafredda, con visita alle miniere scoperte e al campo di prigionia, dove numerosi detenuti di guerra provenienti dal campo di concentramento di Sulmona vennero impiegati in lavoro obbligatorio alle dipendenze della nascente industria mineraria.

ISOLA DEL GRAN SASSO D’ITALIA (TE)

Tutte le aperture di Isola del Gran Sasso: sabato 16 e domenica 17, visite dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18

Castello dell’Insula

Il centro storico di Isola del Gran Sasso d’Italia, che sorge ai piedi dell’omonimo massiccio, si concentra intorno al Castello dell’Insula. Appartenuto ai Conti di Pagliara fino al 1340 e in seguito agli Orsini e agli Alarcon Mendoza, il castello fu costruito lungo il perimetro esterno orientale del centro storico, sulla sponda destra del fiume Mavone. È ben visibile il basamento a scarpa con alzati adattati successivamente ad abitazione. Il castello presenta un doppio ordine di loggiato con archi a tutto sesto, del quale quello di ordine superiore aggiunto in epoca successiva. In occasione delle Giornate FAI sarà organizzato un itinerario che, attraversando il “Castello”, offrirà l’opportunità di conoscere la storia di Isola del Gran Sasso e visitare siti di notevole interesse: la chiesa Madonna delle Grazie, la Cona di San Sebastiano – una cappella con affreschi quattrocenteschi, aperta in via eccezionale in questa occasione – Largo Sant’Antonio già chiesa di Sant’Antonio Abate, il percorso dei “motti”, la visita esterna al Palazzetto del ‘500 e al Palazzo baronale, il portale di Matteo da Napoli, il portale quattrocentesco con bifora, fino a giungere al punto di confluenza dei fiumi Ruzzo e Mavone nel Parco “Ortolano”.

Eremo di Fra’ Nicola

Più conosciuto con il nome di Grotta di Frattagrande, l’Eremo di Fra Nicola è un piccolo abitacolo situato nella frazione di Pretara, a breve distanza dal centro del borgo. Si tratta di una piccola chiesa incastonata nella roccia, costruita dall’ultimo eremita del Gran Sasso, l’anacoreta laico Nicola, che vi trascorreva le sue giornate in meditazione. Nato nel 1803 a Picciano con il nome di Nicola Torretta, nonostante le origini benestanti il giovane scelse di fare il contadino. Erano anni di forte agitazione e malcontento tra la popolazione della provincia e per sedare eventuali agitazioni il sindaco di Teramo fece ricorso alla missione dell’Arciconfraternita del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo che, con sermoni cupi da fine del mondo, infervorò il cuore di Nicola, che si recò a Ortona per prendere i voti da Cappuccino. L’abito però gli fu rifiutato per la sordità all’orecchio sinistro ed ebbe così inizio la sua vita da eremita laico, nella quale si dedicò alla meditazione e al restauro di quattro chiese rupestri poste su versante teramano del Gran Sasso: Santa Maria a Pagliara, San Cassiano, Santa Colomba e San Nicola di Fano a Corno. La costruzione di Fratta Grande ebbe luogo attorno al 1850. L’aspetto dell’eremo è modesto, le forme elementari. La struttura interna, dalle dimensioni ridotte quasi in proporzione con la statura dell’eremita, si presenta con un lungo corridoio diviso in due parti. La chiesetta ha una cappella centrale e due laterali e in un grande vano dietro all’altare sono ancora conservati i resti di un presepe costruito da Fra’ Nicola. Nell’ultimo ambiente si trovano il chiostro e la stanzetta dove Nicola visse i suoi ultimi giorni.

Museo Centro per le acque del Gran Sasso e borgo di San Pietro

Il Centro per le acque del Gran Sasso si trova a San Pietro, borgo incastonato nello splendido scenario dei Monti Brancastello e Prena, dalle cui pendici sgorgano abbondanti acque sorgive. Primo in Italia a illustrare il ciclo dell’acqua, il Centro offre un particolare percorso didattico-esplorativo che, attraverso gli ambienti naturali e umani del Parco, invita a una riflessione sul valore dell’acqua come risorsa tanto insostituibile quanto esauribile. Le sale sono allestite utilizzando supporti didattici per descrivere con immagini ed esperienze multimediali il ciclo dell’acqua negli aspetti scientifici e culturali. Diverse sezioni tematiche caratterizzano il percorso museale mettendo a confronto l’acqua con la montagna, l’energia, la roccia, l’esplorazione, il lavoro dell’uomo, la tecnologia, il culto, la poesia e il mito. Il Centro di S. Pietro è inoltre il punto di riferimento del Parco per la ricerca, lo studio, e l’osservazione delle acque nei diversi ecosistemi. La struttura è dotata di uno speciale percorso per non vedenti, per i quali all’esterno del Centro è stato creato un sentiero nel bosco della lunghezza di oltre un chilometro.

Chiesa di San Giovanni ad Insulam o al Mavone

Prende il nome dall’omonimo fiume che scorre ai piedi del colle su cui sorge e rappresenta uno splendido esempio di architettura romanica abruzzese, costruita intorno al 1100 per essere quindi modificata alla fine del XIII secolo dai Benedettini di Montecassino. Si presenta con una facciata in pietra squadrata a coronamento orizzontale, arricchita da una finestra centrale circolare, da due bifore ai lati del portale e dalla decorazione ad archetti pensili su mensole che corre lungo tutto il perimetro esterno. Alla facciata venne successivamente aggiunto un campanile a vela. Al di sotto del presbiterio trova posto una cripta molto ampia, anch’essa a tre navate con volte a crociera. Risale probabilmente alla fine dell’XI secolo e la sua porta esterna, che oggi appare murata, fa pensare che questo sia stato l’originario luogo di culto su cui in tempi successivi è sorto poi l’intero complesso. I ruderi che si notano a fianco della chiesa sono certamente i resti di un antico monastero, distrutto probabilmente da un incendio o un terremoto. Il convento aveva una struttura lunga e stretta, lungo la quale trovavano posto le celle dei monaci; un’ampia sala alla fine del corridoio consentiva le attività comuni.

Palazzo baronale Henrici-De Angelis

Nel cuore del centro storico di Isola, il Palazzo sorgeva in una posizione strategica, alla confluenza dei fiumi Ruzzo e Mavone, nella parte più alta dello sperone di roccia su cui insisteva l’antico nucleo. Risultato di un’aggregazione di varie costruzioni, la sua struttura e la sua organizzazione sono tali da comprendere al proprio interno tutte le attività necessarie alla vita quotidiana: stanze per la conservazione delle vivande (vino, olio, grano, ecc.), locali per l’accumulo di legna, stalle, ma anche i piani nobili con le zone di rappresentanza e di residenza. Il Palazzo nel ‘600 apparteneva all’importante famiglia degli Uranij, che vi abitarono fino al 1812 quando l’ultimo erede, Carlo, ne donò la proprietà ad Antonio Ottavini e Filippo Ciavarelli. Gli Ottavini avevano la loro principale residenza a Basciano e usufruirono poco della casa. La vendettero nel 1836 ai signori De Angelis di Isola, i quali la ricevettero in grave stato di degrado. Il terremoto del 1950 apportò ulteriori danni all’edificio, provocando crolli in alcune strutture. La configurazione della casa rispecchia le esigenze dei Signori medievali, cioè un rifugio chiuso e sicuro per difendersi dai nemici, che sa trasformarsi in una dimora accogliente in tempo di pace. Al primo piano si può osservare l’elegante salone principale, punto nodale della casa, costituito da una copertura con sei campate di volta a vela, ornate da decorazioni dipinte ai lati delle volte e dal massiccio e imponente camino, che presenta scolpito il monogramma di San Bernardino e dipinto lo stemma degli Hernici-De Angelis. Il Palazzo apre eccezionalmente in occasione delle Giornate FAI per gli iscritti alla Fondazione.

BASILICATA

MATERA

Scuola di Alta Formazione in restauro dell’Istituto Centrale per il Restauro

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 14.30 alle 17.30

Nella Civita di Matera si trova una delle due sedi (la principale è a Roma) della Scuola di Alta Formazione dell’ICR-Istituto Centrale per il Restauro, organo tecnico del Ministero della Cultura specializzato nel campo del restauro e della conservazione delle opere d’arte e del patrimonio culturale ed eccellenza internazionale. La sede lucana, ospitata nel settecentesco ex Convento di Santa Lucia Nova e attiva dal 2015, è stata fortemente voluta da Michele D’Elia, direttore dell’ICR negli anni 1988-1991 a cui la Scuola è stata intitolata e vede ora attivi due percorsi formativi professionalizzanti d’eccellenza, con attività didattiche teoriche e applicative che trovano nell’interdisciplinarità il loro fondamento. Al suo interno convivono infatti storici dell’arte, architetti, archeologi, fisici ed esperti nei controlli ambientali, chimici, biologi, restauratori delle diverse tipologie di materiali costitutivi dei manufatti di interesse storico e culturale. In occasione delle Giornate FAI d’Autunno sarà offerta ai visitatori la narrazione storico-artistica e architettonica del luogo, generalmente non accessibile, e, per la prima volta, verranno presentati dai primi restauratori laureati nella sessione di giugno 2021 gli esiti dei restauri di importanti opere. Tra questi, il recupero dei dipinti murali della Cripta rupestre dei SS. Pietro e Paolo e del portale lapideo della Chiesa di San Giovanni Battista, entrambe a Matera, lo studio e il restauro di un’opera polimaterica contemporanea – la “Casa Rossa” di José Ortega proveniente dal MUSMA – e il restauro della scultura lignea rappresentante Sant’Antonio di Padova proveniente dal Convento di Santa Maria di Loreto di Toro (CB).

CALABRIA

BOVA (RC)

Quartiere Giudecca e Museo Gerhard Rohlfs

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10.30 alle 17.30

Nel suggestivo borgo montano di Bova, cuore della cultura grecanica in Calabria, la Giudecca è il quartiere che fu abitato tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI da una piccola comunità ebraica. Quasi del tutto dimenticata, questa suggestiva porzione di spazio urbano è stata inserita all’interno di una sezione del Museo della Lingua Greco-Calabra Gerhard Rohlfs e valorizzata dall’installazione di arte contemporanea dell’artista Antonio Puija Veneziano. L’insediamento ebraico a Bova sembra risalire alla cacciata dei giudei dalle terre di Spagna, nel 1492. In quell’anno degli ebrei di Sicilia si trasferirono a Reggio Calabria, dove due anni dopo furono smistati in tutto il circondario. Il secondo editto di Ferdinando il Cattolico (1511), che decretò l’espulsione degli ebrei dal Regno di Napoli, determinò l’abbandono della Giudecca di Bova. Ciononostante una cronaca bovese, redatta nel 1774 dall’erudito Domenico Alagna, ricorda che gli ebrei furono scacciati solo nel 1577, con l’accusa di aver diffuso la peste. La disamina della fonte storica è la tematica prescelta dall’artista, immortalata sulla ceramica mediante la struttura a spirale delle iscrizioni che induce il fruitore dell’opera a prestare attenzione al testo, soffermandosi sull’interpretazione e il significato della scrittura stessa, così come fa lo storico di fronte alle carte d’archivio. Segni e impronte di antiche ritualità, realizzati in ceramica e collocati lungo i muri della Giudecca, sono il frutto di un singolare laboratorio di arte partecipata che Pujia ha curato coinvolgendo i bambini di Bova. La Menorah, il melograno e il nodo di Salomone evocano un tassello di cultura ebraica nella plurisecolare storia di Bova. Interessante è inoltre la presenza di un pozzo, oggi inglobato nella corte di Palazzo Mesiani, elemento indispensabile ai bagni rituali e alla macellazione di carni kosher.

PLATANIA (CZ)

Fra il perduto e il salvato. Pellegrinaggio sul Monte Reventino percorso dal fuoco

Percorso proposto domenica 17, dalle ore 10 alle 12

Il Monte Reventino è il più alto (m. 1417) fra i rilievi che compongono il Gruppo del Reventino-Mancuso, massiccio montuoso posto nell’immediato entroterra del Golfo di Sant’Eufemia, sul versante tirrenico della Calabria, che annovera alberi monumentali, formazioni litiche, gole fluviali, cascate e numerose specie di flora e fauna. Ricco di foreste di latifoglie e conifere, rappresenta un meraviglioso balcone sul mare, che offre al contempo splendidi panorami verso l’interno. Il percorso di visita proposto in occasione delle Giornate FAI consente di attraversare la foresta sommitale del Monte Reventino sia nella parte distrutta dal fuoco durante gli incendi della scorsa estate sia in quella che si è salvata. Due punti eccezionalmente panoramici consentiranno di contemplare il paesaggio, verso sud, della Piana di Sant’Eufemia e del golfo omonimo con le montagne delle Serre, dell’Aspromonte sino all’Etna e verso nord, della valle del Savuto e della Sila. Lo scopo della visita è innanzitutto quello di responsabilizzare le persone sul fenomeno degli incendi boschivi e, più in generale, sulla cura, la sorveglianza e la tutela del patrimonio ambientale e culturale, di cui tutti possiamo essere partecipi. Durante la camminata si parlerà di aspetti naturalistici e culturali, di paesaggio, di problemi di conservazione e valorizzazione.

CROTONE
Area esterna del Faro di Capo Colonna

Visite: domenica 17, dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 17

Il faro di Capo Colonna sorge su uno degli otto promontori che si affacciano nell’Area Marina Protetta “Capo Rizzuto”, otto chilometri a sud di Crotone e su cui insiste l’unica colonna dorica dell’importante tempio di Hera Lacinia, a favore della cui area archeologica il FAI ha recentemente sostenuto un progetto di valorizzazione grazie al progetto “I Luoghi del Cuore”. Accanto al faro sorgono la Torre di Nao, risalente al XVI secolo e il santuario dedicato alla Madonna di Capo Colonna. Un contesto paesaggistico di alto valore con un mare cristallino, sabbia finissima e scogliere scoscese e selvagge. Ultimato nel 1865, il faro si presenta come una struttura alta circa 20 metri, di forma ottagonale, dotata di due grandi vani utilizzati come abitazione. Per molti anni a luce fissa e visibile da tutte le direzioni, è oggi dotato di luce “intermittente”, visibile ogni 5 secondi. Prima di essere automatizzato, il faro funzionava a “carica manuale”, operazione da ripetersi ogni 5/6 ore. Nel 1904 divenne di proprietà della Marina Militare e oggi è un bene del Ministero della Difesa-Ministero della Marina, chiuso al pubblico per inagibilità. Il 17 ottobre 2021 nell’area antistante l’ingresso del faro sarà possibile effettuare una visita esterna, che abbraccerà non solo l’eccezionalità storica e architettonica, ma anche quella ambientale. Le Giornate FAI offriranno inoltre l’opportunità di ascoltare la viva testimonianza di Salvatore Sestito – Assistente Tecnico Nautico della Marina Militare – attuale custode e settimo di una stirpe di faristi che da tre generazioni si prende cura del faro. Sarà un’occasione unica per ascoltare aneddoti, curiosità e vicende storiche che sono intimamente legate a questo bene.

CAMPANIA

NAPOLI

Scuola Militare Nunziatella

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 17.30.

Prenotazione obbligatoria. Ingresso consentito previa esibizione di un documento di identità in corso di validità.

La Scuola Militare Nunziatella è nata nel 1787 per iniziativa di re Ferdinando IV di Borbone, che istituì la Real Accademia Militare con l’intento di creare un’istituzione innovativa, capace di curare la formazione culturale, fisica e caratteriale degli ufficiali. Il nuovo istituto trovò sede nell’ex noviziato dei Gesuiti – detto della Nunziatella dall’annessa chiesa dedicata all’”Annunziata” – costruito nel 1587 sulla collina di Pizzofalcone e successivamente soggetto alle soppressioni decise dal Ministro Tanucci. L’attività di addestramento proposta oggi nella Scuola conferisce a tutti gli allievi una formazione militare di base. La visita in occasione delle Giornate FAI prevede un percorso all’interno del complesso, solitamente non accessibile al pubblico, durante il quale se ne racconterà la storia. Tra le tappe, il Monumento dedicato ai Caduti in guerra, le sale dove si trovano gli oggetti donati dagli ex allievi, il corridoio dei trofei e il Museo Duca d’Aosta, che raccoglie decorazioni, armi, bandiere, cimeli e oggetti appartenuti a Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, padre dell’allievo Amedeo di Savoia-Aosta e figura di spicco della Prima Guerra Mondiale. Si potrà poi ammirare la Chiesa, rifatta a inizio Settecento dal grande architetto barocco Ferdinando Sanfelice e utilizzata come cappella della Scuola, con affreschi di Francesco De Mura, mentre la balaustra e l’altare maggiore sono opera di Giuseppe Sanmartino. Si salirà infine ai piani superiori dove, nella Sala dei Ritrovamenti, verranno mostrati reperti archeologici e opere d’arte.

Palazzo Serra di Cassano

Ingresso riservato agli iscritti FAI

Visite: sabato 16, dalle ore 9.30 alle 14

Il Palazzo dei duchi Serra di Cassano si erge sulla collina di Pizzofalcone, che alla fine dell’VIII secolo ospitò il primo agglomerato urbano di Parthenope, poi Napoli. Prende il nome dalla nobile famiglia napoletana che volle la sua edificazione, avvenuta nella prima metà del XVIII secolo a opera di Ferdinando Sanfelice, uno degli architetti più creativi del Settecento e famoso per i suoi scaloni monumentali, tra cui quello progettato per questo edificio, a doppia rampa e un corpo solo, con un affascinante contrasto tra piperno e marmi bianchi. Gli interni sono decorati con stucchi rococò, mobili neoclassici e numerosi affreschi e pitture di pregio. Parte degli ambienti è oggi occupata dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, fondato nel 1975 e dalla relativa biblioteca, luogo frequentato anche dal Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, che abitava lì vicino. Il percorso proposto dal FAI partirà dalla sala ottagonale dove un tempo erano le botteghe e le stalle, per proseguire sullo scalone monumentale e nelle sale dell’Istituto (solo per iscritti FAI). Si arriverà poi nel cortile con il pozzo che porta nell’antica cisterna e nelle sale dell’ex falegnameria di corte, in cui si trova un piccolo museo della Seconda Guerra Mondiale (con i reperti ritrovati durante gli scavi nel sottosuolo del palazzo e nel sottostante rifugio antiaereo) e dove sarà esposta una mostra dedicata al “Gran Ballo” organizzato dai duchi Serra in occasione delle regate veliche dei Giochi della XVII Olimpiade (Roma 1960), a cui parteciparono le più alte sfere del jet set internazionale.

OTTAVIANO (NA)

Castello mediceo

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9 alle 17.30

Costruito in epoca longobarda nella parte alta di Ottaviano come difesa militare, il castello assunse un ruolo primario dalla fine dell’XI secolo e nel 1304fu distrutto daCarlo D’Angiò. Nel 1567 fu acquistato da Bernardetto de’ Medici di Toscana, che lo trasformò in una residenza signorile. Per volontà dei Medici la facciata nord fu ingentilita dagli allievi del Sanfelice e del Vecchione, mentre decorazioni in stucco ornarono il fronte principale per dare risalto al portale su cui troneggiava lo stemma mediceo e le stanze vennero decorate con affreschi del Mozzillo e pavimenti in maiolica. Successivamente il palazzo entrò in possesso della famiglia principesca dei Lancellotti di Lauro. Donna Maria Capece Minutolo, vedova Lancellotti, nel 1980 vendette a una società immobiliare riconducibile a Raffaele Cutolo, capo storico della Nuova Camorra Organizzata. Nel 1991 il palazzo venne confiscato e consegnato al Comune di Ottaviano nel 1995, diventando un simbolo della legalità ritrovata, della cultura restituita al bene pubblico. Dal 2003 è sede dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, uno scrigno di biodiversità di 8.482 ettari che comprende il territorio di 13 Comuni e può vantare la compresenza di aspetti naturalistici, geologici, vulcanologi e archeologici di eccezionale importanza storica e ambientale. La visita proposta in occasione delle Giornate FAI d’Autunno ripercorrerà la storia del palazzo, tra stanze affrescate, eleganti cortili e le ricchezze naturali tipiche del territorio; un geologo racconterà l’ambiente del Vesuvio e sarà presente anche lo staff di “Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che descriverà la propria attività.

CAPRI (NA)

Villa Lo Studio

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 17

Villa Lo Studio è una delle case storiche più importanti dell’isola. È stata costruita nei primi anni Venti per l’artista americana Mabel Norman (1876-1949), sposata con il medico Giorgio Cerio e che qui era solita trascorrere le estati. Il nome della villa si riferisce al grande studio che costituisce ancora oggi il cuore della casa. Dopo la morte della Norman il fratello minore del marito, Edwin Cerio, ingegnere, scrittore, naturalista e architetto, che aveva progettato la villa, si trasferì nella dimora, dove visse fino alla morte nel 1960. Intellettuale raffinato ed eclettico, ma anche antesignano della tutela del paesaggio, dal 1920 al 1923 fu sindaco di Capri e come tale si batté per la tutela del paesaggio e delle tipiche case in “stile caprese”, costruite con metodi tradizionali, lottando contro l’espansione dell’edilizia speculativa. Cerio voleva che Capri non fosse soltanto un’isola di villeggiatura, ma prima di tutto un luogo di incontro culturale, un “Piccolo teatro mondiale nel Mediterraneo”, come recita il titolo di un suo libro pubblicato nel 1954. Negli anni Cinquanta, nella villa hanno soggiornato scrittori di fama internazionale come Pablo Neruda, Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre. L’edificio, perfettamente inserito nel paesaggio caprese e oggi di proprietà di un discendente di Giorgio Cerio, sarà eccezionalmente aperto per le Giornate FAI e se ne potranno apprezzare la bellezza e le singolarità, come il tetto costruito con la cosiddetta tecnica del lastrico battuto, costituito da lapillo vulcanico e latte di calce.

PERSANO (SA)

La Real Casina di Caccia dei Borbone, un connubio eccezionale di architettura e paesaggio

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 19

Prenotazione obbligatoria. Ingresso consentito previa esibizione di un documento di identità in corso di validità.

Il sito, protetto dall’alta cornice dei monti Alburni e con il fiume Sele che si fa largo tra le colline, era caratterizzato da un fitto bosco ricco di selvaggina ed era particolarmente amato da Carlo III di Borbone, appassionato di caccia. La delizia del luogo è stata ben rappresentata dal paesista Philipp Hackert nella Veduta di Persano del 1789. Il bosco era di proprietà di Gerardo De Rossi, conte di Caiazzo e duca di Serre e nel 1758 fu acquistato dal re Carlo III. La tenuta di Persano, uno dei cosiddetti “Siti Reali”, associava alla caccia attività di allevamento del bestiame: bufale, vaccine, capre e cavalli. Il re pianificò il miglioramento della razza equina, con l’acquisto di capi mediorientali e andalusi, dando origine alla “Real Razza di Persano”, una selezione formata da cavalli da sella con particolare attitudine alla caccia, i cui ultimi esemplari sono stati trasferiti nel 1954 al Posto raccolta quadrupedi di Grosseto, anch’esso tra le aperture delle Giornate FAI d’Autunno. Carlo III inizialmente soggiornava nel Casino del Duca, edificio rustico sito su una leggera altura a valle del bosco, ma nel 1752 ne commissionò a un ingegnere militare spagnolo la sostituzione con un nuovo palazzo, su cui nel 1753 intervenne Luigi Vanvitelli. Dei fasti reali di un tempo oggi è rimasta solo la Casina, di proprietà del demanio militare, e una parte di bosco, oggi sede del Reparto Supporto Logistico della Brigata Garibaldi dell’Esercito italiano. Durante le Giornate FAI si racconterà lo splendido connubio tra la ricchezza floro-faunistica dell’area di Persano e la progettazione architettonica e paesaggistica del sito borbonico, solitamente non visitabile. Della Casina, complesso a pianta quadrata con un cortile interno segnato agli angoli da quattro torrette, si vedranno lo scalone decorato con stucchi, il cortile e la cappella, mentre l’architetto paesaggista Enrico Auletta parlerà dell’aspetto ambientale del bosco, uno dei rari boschi di pianura rimasti nell’Italia meridionale, in cui prevale una vegetazione legata all’ambiente fluviale integro. Previsti anche due eventi: un ballo storico nel cortile e un concerto.

EMILIA-ROMAGNA

FERRARA

Chiesa di San Carlo Borromeo

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30

Chiusa al culto già dal 2008 in quanto bisognosa di restauri e in seguito danneggiata dal sisma del 2012, la Chiesa di San Carlo Borromeo è stata interessata negli ultimi anni da importanti interventi di riparazione relativi alle strutture, al campanile, alle coperture, alle murature di abside e aula, agli importanti apparati decorativi e ai vani della sacrestia. Oggi nella chiesa si stanno concludendo gli ultimi interventi e si è pensato con la proprietaria AUSL e il Comune di Ferrara, ente attuatore dei lavori in corso, di proporre uno svelamento in anteprima dell’aula restaurata, dopo quasi 13 anni di chiusura, con il grande soffitto affrescato da Giuseppe Avanzi nella metà del Seicento, capolavoro di scenografia pittorica. Progettata da Giovan Battista Aleotti, detto l’Argenta, la chiesa di San Carlo Borromeo, terminata nel 1623, a pianta ellittica e con un ricco apparato decorativo, è considerata una delle opere migliori dell’artista, anticipatrice a Ferrara dell’architettura barocca – di cui rappresenta un unicum in città – seppur ancora molto influenzata da elementi propri del linguaggio classico. Le visite delle Giornate d’Autunno comprenderanno la storia della fabbrica, anticamente legata al limitrofo convento – poi, fino agli anni Trenta del Novecento, ospedale di Sant’Anna – la descrizione dell’architettura esterna e interna e una riflessione sul restauro recente della grande volta ellittica e di quanto emerso durante i restauri in merito alle tecniche e ai materiali usati.

PARMA

Bosco Spaggiari

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 16

Bosco Spaggiari si trova nella zona agricola in strada Quingenti a San Prospero, la frazione di Parma in prossimità della trafficatissima via Emilia, a 6 km dal centro città. Un paesaggio suburbano incoerente e disarmonico, che serba soltanto un ricordo della campagna perduta, della grammatica millenaria dei gelsi e dei filari. Il sito nasce per volontà di un padre e un figlio – Giancarlo e Roberto Spaggiari – che vent’anni fa decisero di trasformare il terreno di fronte alla loro abitazione in un bosco, salvandolo dalla cementificazione e dall’inquinamento. Proprietari di un’area agricola, nel 2000 hanno iniziato la piantumazione e nel 2005 l’area contava 7 ettari di terreno. Diversi costruttori si sono mostrati interessati all’acquisto dell’area, ma la famiglia si è sempre rifiutata e nel 2016, anche grazie a contributi dell’Unione Europea (Fondo europeo di sviluppo rurale 2014-2020), il bosco si è ampliato. Oggi conta 12.500 alberi in un’area di 11 ettari. Sono presenti specie autoctone, come il frassino, il ciliegio, la farnia e il noce, oppure arbusti come il nocciolo, alcuni alberi secondari, come il melo, il gelso o il pero selvatico, per un totale di sedici essenze. Le piantumazioni procedono per realizzare un grande saliceto. Aiutati da molti volontari, gli Spaggiari sono al lavoro su un ettaro di terra per creare lunghi filari di circa 200 metri. Con l’apertura in Giornate d’Autunno, il FAI vuole valorizzare questa storia virtuosa, di riqualificazione paesaggistica con un particolare valore civile.

MONTICELLI (PC)

Ex bottonificio

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 12 e dalle 14 alle 18

L’apertura dell’ex bottonificio di San Nazzaro avverrà in esclusiva in occasione delle Giornate FAI d’Autunno, in quanto il sito non è mai stato oggetto di visita, né agli interni né agli esterni. Si tratta infatti di un edificio attualmente di proprietà privata, oggi sede di un’azienda locale e perciò sempre chiuso al pubblico. Interessante esempio di archeologia industriale, il complesso, inaugurato nel 1925, è costituito da un insieme di più edifici. Sul fronte strada si trova l’edificio di rappresentanza, con gli uffici amministrativi e il reparto di confezionamento e preparazione dei campionari; posteriormente si sviluppano i corpi di produzione, che ospitano i laboratori per la produzione dei bottoni. Nonostante le svariate modifiche apportate nel corso del tempo, sono ancora ben visibili alcuni elementi originali degli anni Venti, come il portone in legno, la sirena che scandiva le ore lavorative e le vecchie scritte di suddivisione dei reparti. Le visite proporranno anche un approfondimento storico con il supporto di foto d’epoca, l’esposizione di oggetti e macchinari e l’ausilio di videoproiezioni, atti a raccontare l’antica tradizione bottoniera del piacentino, oltre alle alterne vicende che hanno interessato il bottonificio di Monticelli, che fu un luogo chiave per l’economia locale e per il lavoro femminile.

FRIULI VENEZIA GIULIA

RUDA (UD)

Amideria Chiozza

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10.30 alle 18

Edificata nel 1865 sui resti di un vecchio mulino, l’Amideria Chiozza ha inaugurato il ciclo chimico-industriale dell’estrazione dell’amido, dapprima dal frumento, poi dal mais e a partire dal 1872 dal riso. Nacque grazie al chimico Luigi Chiozza e alle sue idee rivoluzionarie che coniugavano l’agricoltura e l’industria in un unico filone commerciale. Compagno di studi a Parigi di Louis Pasteur, intrattenne con quest’ultimo un rapporto di amicizia e collaborazione scientifica, tanto che dal 1869 al 1870 Pasteur si stabilì a Ruda per effettuare esperimenti e studi che lo portarono a debellare la piaga della Pebrina, malattia del baco da seta che stava rovinando l’economia in vari Paesi europei. Nel 1889 la direzione della fabbrica passò al figlio Giuseppe e poi, nel 1902, alla Nuova Pilatura Triestina. A questo periodo risale la ristrutturazione della fabbrica con l’introduzione di nuove caldaie e macchine per aumentare la produzione. La particolarità di questo stabilimento, unico nel suo genere, consisteva nel metodo di lavorazione, brevettato e rimasto in uso pressocché immutato per più di un secolo. I prodotti dell’amideria di Perteole avevano conquistato, oltre i mercati italiani, anche quelli dell’Europa centrale e di oltreoceano, per l’eccezionale qualità del prodotto. La fabbrica chiuse i battenti nel 1986. Oggi proprietà del Comune di Ruda, custodisce macchinari di fine Ottocento di straordinaria importanza dal punto di vista della storia industriale, anche se il complesso si trova in stato di degrado, con numerose parti crollate. Durante le Giornate si potranno visitare in esclusiva la sala macchine e la sala della macchina a vapore da poco recuperata con il contributo del FAI grazie al progetto “I Luoghi del Cuore”, che ha dato grande visibilità al complesso, innescando un circolo virtuoso che ha portato un importante finanziamento pubblico e l’avvio del processo di recupero dell’Amideria, oggi in fase di progettazione. Il restauro della macchina a vapore è stato realizzato grazie all’impegno dei volontari dell’Associazione Amideria Chiozza, costituitasi nel 2014 e al supporto tecnico–scientifico del Museo della Tecnica di Brno, nella Repubblica Ceca, in cui si conserva la documentazione originale delle macchine della Ernst Brunn, ditta che realizzò l’apparato nel 1901. La macchina a vapore è una rara testimonianza della Prima rivoluzione industriale e l’amideria è l’unica fabbrica di amido in Europa a oggi ancora in possesso del sistema produttivo originale.

LAZIO

ROMA

Palazzo Esercito e Biblioteca Militare Centrale

Apertura: sabato 16, dalle ore 9.30 alle ore 18.30; domenica 17, dalle ore 9.30 alle 18.30

Durante le Giornate d’Autunno 2021 si potrà accedere eccezionalmente a Palazzo Esercito, grande complesso a pianta rettangolare con cinque cortili interni, costruito nel 1876 su progetto del capitano Bernardini e del colonnello Garaviglie, oggi sede dello Sato Maggiore dell’Esercito e dello Stato Maggiore della Difesa. Il percorso di visita partirà dal Cortile d’onore con il Sacrario dei Caduti e toccherà la cappella con le reliquie di San Giovanni XXIII papa, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli, che durante la Prima Guerra Mondiale, prima di diventare pontefice, venne arruolato come tenente cappellano. Proseguendo, la tappa più importante sarà dedicata alla Biblioteca Militare Centrale, che custodisce un patrimonio librario il cui nucleo principale è costituito dalla Biblioteca del Corpo Reale dello Stato Maggiore e della Tipografia, istituita a Torino nel 1814 dal Re di Sardegna Vittorio Emanuele I. La biblioteca raccoglie oltre 120.000 volumi e 1000 riviste di carattere storico, militare, politico, sociologico e scientifico, con titoli italiani ed esteri, e annovera un fondo antico di circa 1200 volumi e cinquecentine. Tra le opere di maggiore pregio si trovano il De Bello Persico, unito in un’edizione a stampa del 1506 al De Bello Gothorum, che insieme al De Bello Vandilico costituiscono la più importante trilogia dello storico bizantino Procopio di Cesarea; la Divina Commedia in un’edizione del 1529 con il celebre commento di Cristoforo Landino; la celebre Encyclopédie ou dictionnaire raisonné des Sciences, des Arts et des Métiers di Diderot e d’Alembert, di cui sono presenti le prime tre edizioni complete. La visita permetterà di scoprire, inoltre, il mosaico romano della metà del II secolo d.C., appartenente in origine al complesso di edifici dei Castra Praetoria, caserma principale della Guardia Pretoriana alle dirette dipendenze dell’imperatore, fatto costruire da Tiberio tra il 23 e il 26 d.C. e la Fontana dei delfini, composta da una vasca circolare in travertino e da una scogliera di tufo sulla quale sono adagiati quattro delfini, in pietra artificiale.

Palazzo Chigi

Apertura: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9 alle 17.30

Palazzo Chigi, uno dei più prestigiosi palazzi romani – con una storia architettonica complessa, fatta di successioni di progetti e continui adattamenti – è dal 1961 sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Edificato a partire dal 1580 per Piero Aldobrandini, fu ampliato e portato a termine nella seconda metà del Seicento per i principi Mario e Agostino Chigi. Sarà possibile visitare alcune delle sale più sontuose e importanti dei piani nobili, come la Sala delle Scienze, quella del Consiglio dei Ministri detta dei Mappamondi, coperta da un imponente soffitto ligneo e da arazzi della scuola di Rubens e percorrendo lo scalone d’onore la visita proseguirà al secondo piano con la Biblioteca Chigiana, il salone dell’antica libreria, costruita da Giovan Battista Contini per accogliere il ricchissimo patrimonio del cardinale Flavio, fratello del papa Alessandro VII, caratterizzata da magnifiche scaffalature lignee.

Casino del Bel Respiro

Apertura: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 17

All’interno del più grande parco di Roma, quello di Villa Doria Pamphilj, si trova il Casino del Bel Respiro, detto anche dell’Algardi dal nome dell’architetto e scultore bolognese che ne curò la realizzazione, Alessandro Algardi. Fu costruito per volere di papa Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj) a partire dal 1644, come fastosa residenza nobiliare di campagna della famiglia Pamphilj. Attualmente in uso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, è sede di rappresentanza durante le visite di Capi di Stato e di Governo. Da un viale ornato da statue romane del I-II secolo d.C. si accede alla villa di stile tipicamente barocco, che presenta facciate impreziosite da fregi, rilievi, stucchi e statue. L’interno ha una pianta di ispirazione palladiana, con due gallerie – dei costumi romani e di Ercole – diverse sale e un salone centrale dalla doppia altezza, decorati con stucchi, affreschi e sculture classiche. All’esterno si trova il Giardino Segreto, trasformato dall’Algardi in un luogo di delizie e vero gioiello di architettura paesaggistica: siepi modellate in forma di colomba e giglio, simboli araldici dei Pamphilj, piante sempreverdi ed esotiche, fiori, la fontana di Venere e due romantiche peschiere, una delle quali ospita un cipresso calvo. Un tempo residenza di nobili e prelati, il Casino del Bel Respiro è stato acquistato, insieme a Villa Pamphilj, dallo Stato e dal Comune nel 1967 e viene aperto in Giornate d’Autunno dopo una lunga campagna di restauri.

Palazzo Wedekind

Apertura: sabato 16 ingresso riservato agli iscritti FAI, dalle ore 9 alle 19; domenica 17 aperto a tutti, dalle ore 9 alle 19

In Piazza Colonna, vicino a Palazzo Chigi, si potrà visitare eccezionalmente Palazzo Wedekind, di proprietà dell’INPS dal 1925 e oggi sua sede istituzionale. Di origine seicentesca, nel 1838 il palazzo, che allora era di proprietà ecclesiastica e ospitava le Poste Pontificie, è stato rinnovato per opera di Pietro Camporese il Giovane: in particolare, la facciata è stata impreziosita con le colonne provenienti dagli scavi nella città etrusca di Veio e quattro provenienti dalla Basilica di San Paolo Fuori le Mura. Nel 1870 l’edificio entrò nelle proprietà del demanio del Regno d’Italia e nel 1876, a seguito dell’acquisto da parte del banchiere Roberto Wedekind, furono attuati sostanziali ristrutturazioni sulla base dei progetti di Giovanni Gargiolli e di quelli, a partire dal 1879, di Giovanbattista Giovenale. In questa fase vennero ridistribuiti gli spazi interni, con lo spostamento dello scalone sul fondo, la realizzazione di un salone a doppia altezza al piano nobile e la sistemazione sulla sommità dell’attico di un orologio inserito fra quattro cariatidi. Nel 1878 all’interno del palazzo si insediò il Circolo Nazionale e l’Associazione della Stampa, mentre nel 1880 venne inaugurato sotto i portici quello che divenne uno dei locali più alla moda della Capitale: il Caffè Sommariva detto “delle colonne”. Il palazzo passò nel 1925 all’INPS, allora Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali. Nel periodo compreso fra il 1940 e il 1944 ospitò la sede del Partito Nazionale Fascista, per essere ripartito nel Dopoguerra fra vari affittuari, fra cui, dal 1945, la storica redazione del quotidiano Il Tempo, che installò le rotative nel piano interrato e apportò notevoli modifiche strutturali. Oggi l’edificio, i cui spazi sono tornati nella quasi completa disponibilità dell’INPS, ospita anche un’importante collezione di opere d’arte del Novecento, con sculture di Leoncillo Leonardi e Publio Morbiducci e altri e dipinti di maestri come Ugo Attardi, Domenico Purificato, Renato Guttuso, Carla Accardi, Enrico Prampolini, Guido Marussig, Domenico Cantatore, Piero Dorazio. Oltre alla preziosa collezione, durante la visita si potrà scoprire, percorrendo lo scalone e giungendo al primo piano, la fastosa Sala Angiolillo, intitolata al senatore Renato Angiolillo, fondatore de Il Tempo, ricca di stucchi, decorazioni parietali e caratterizzata da un grande pavimento in mosaico.

Circolo del Ministero degli Affari Esteri

Ingresso riservato agli iscritti FAI

Apertura: sabato 16, dalle ore 10 alle 15; domenica 17, dalle ore 10 alle 17

Solitamente accessibile solo ai soci, aprirà in via eccezionale il Circolo del Ministero degli Affari Esteri, sulle rive del Tevere, inaugurato il 30 maggio 1937 con finalità di rappresentanza in seguito al decisivo impulso di Galeazzo Ciano. Il progetto comprendeva inizialmente, oltre alla palazzina e al galleggiante, due campi da tennis e la piscina. Negli anni Cinquanta si ampliò e furono migliorate le strutture: iniziò un periodo glamour per il circolo che, nella Roma della “dolce vita”, grazie alla sua signorilità attirò l’attenzione delle movie people come Audrey Hepburn, che aveva sposato Andrea Dotti, socio del circolo. Alla fine degli anni Cinquanta il Ministero degli Esteri si trasferì alla Farnesina e la maggiore vicinanza alla sede favorì l’utilizzo del circolo per scopi di rappresentanza. L’incremento delle attività favorì negli anni Sessanta e Settanta l’avvio di rinnovamenti, restauri e trasformazioni dal punto di vista estetico e ornamentale, oltre che pratico e funzionale: il Circolo degli Esteri diventò, così, un ambiente vivo e ricco di attrazioni, capace di offrire svariate forme di intrattenimento sportivo e culturale. Il centro è stato arricchito, inoltre, con una prestigiosa collezione d’arte contemporanea, “sorella” della grande raccolta della Farnesina, che affianca opere di grandi maestri – come Giorgio de Chirico, Giuseppe Capogrossi e Mimmo Paladino – e di artisti emergenti e che si potrà ammirare durante le Giornate FAI. Particolari turni di visita saranno dedicati alle famiglie con bambini, con la proposta di una narrazione adatta ai piccoli e di attività interattive.

FRASCATI (RM)

Villa Falconieri

Apertura: sabato 16 e domenica 17, alle ore 10.30 (due turni di visita) e alle 15.30 (due turni di visita)

Nel fine settimana delle Giornate d’Autunno 2021 sarà visitabile Villa Falconieri, sui Colli Albani, che oggi ospita Vivarium novum, la prima sede del campus mondiale dell’umanesimo, rivolto ai giovani che vogliono condividere un’esperienza di vita comunitaria e dedicarsi agli studi umanistici. Costruita a metà del Cinquecento per volere del vescovo di Melfi Alessandro Rufini, tra il 1573 e il 1623 la dimora, prima fra le dodici ville tuscolane nell’area dei Castelli Romani, appartenne, con alterne vicende, alle famiglie Cenci, Sforza, Gonzaga, Montalto e Orsini. Nel 1628 fu acquistata dai Falconieri, che ne furono proprietari fino al 1879 e ne commissionarono un ampliamento, la cui progettazione è stata attribuita dapprima a Francesco Borromini e poi a Camillo Arcucci. Tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento vennero realizzati affreschi di notevole interesse: tra i più importanti, il Ratto di Proserpina di Ciro Ferri, un allievo del grande pittore barocco Pietro da Cortona e il ciclo realizzato nel 1727 da Pier Leone Ghezzi nella Sala dell’Inverno, dove si trovano ritratti i membri della famiglia Falconieri a grandezza naturale a passeggio nella loro proprietà, che include un importante giardino all’italiana realizzato nel Seicento e un’altra porzione di parco di inizio Settecento, con note di romanticismo ante-litteram tra cui un laghetto circondato da cipressi. Dopo aver ospitato, dal 1898 al 1905, i frati trappisti dell’Abbazia delle Tre Fontane, nel 1907 la villa fu acquistata dal barone tedesco Ernest Mendelssohn-Bartholdy, nipote del compositore, che la donò all’imperatore Guglielmo II, il quale decise di destinarla a sede di una scuola tedesca di belle arti e lettere e fece eseguire diversi lavori per rendere più piacevole il soggiorno degli ospiti, come la costruzione della “casetta rossa” per gli studi degli artisti. Dopo la Prima Guerra Mondiale la villa fu confiscata dallo Stato; a partire dal 1928 fu sede del pioneristico Istituto Internazionale di Cinematografia educativa, diretto da Luciano De Feo e nel 1929 ospitò anche Louis Lumière. Dopo essere stata, a partire dal 1938, sede dell’Istituto Nazionale per le Relazioni con l’Estero (INRE), diretto da Galeazzo Ciano, durante il secondo conflitto fu occupata dal comando militare tedesco agli ordini del Feldmaresciallo Kesserling. Gravemente danneggiata dai bombardamenti dell’8 settembre 1943, dopo un periodo d’abbandono e di saccheggi, interrotto dalla presenza di “colonie elioterapiche” per i bambini di Frascati, la villa fu restaurata tra il 1956 e il 1958 e subì un nuovo, importante intervento di riqualificazione tra il 1983 e il 1996. Ha poi ospitato il Centro Europeo dell’Educazione dal 1959 al 1999, mentre dal 2000 al 2015 è stata sede dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione (INValSI). È stata affidata all’Accademia Vivarium novum nel 2016. L’apertura della villa è parte di un itinerario di Giornate FAI d’Autunno dedicato alla famiglia Falconieri, insieme al Castello di Torre in Pietra a Fiumicino e a Palazzo Falconieri in via Giulia a Roma, sede dal 1927 dell’Accademia d’Ungheria.

CALCATA (VT)

Giardino di Paolo Portoghesi

Ingresso riservato agli iscritti FAI

Apertura: sabato 16 e domenica 17, alle ore 10 e alle 16

Aprirà eccezionalmente per gli iscritti FAI il “Giardino delle Meraviglie” dell’architetto e storico dell’architettura Paolo Portoghesi (Roma, 1931), autore di opere come Casa Baldi a Roma, l’aeroporto di Khartoum in Sudan, la Moschea di Roma, il teatro Politeama di Catanzaro, Santa Maria della Pace a Terni e del restauro del “quartiere latino” di Treviso. Si tratta di un luogo poco conosciuto nell’incantevole borgo medievale di Calcata, arroccato su una rupe vulcanica e chiuso nelle mura del castello, nella valle del fiume Treja. Nato nel 1990 dalle suggestioni che il professor Portoghesi ha ricevuto dal contatto con la natura, questa opera-giardino è un racconto dove elementi architettonici incontrano il paesaggio. Lungo il percorso si possono ammirare fontane, installazioni, giardini all’italiana, uno scalone che evoca quello disegnato da Michelangelo per la Biblioteca Laurenziana a Firenze e un tempietto circolare che si riflette in uno specchio d’acqua popolato da numerose varietà di uccelli acquatici e altri animali rari, personalmente accuditi da Portoghesi e da sua moglie Giovanna Massobrio (tra questi esemplari, la gru antigone Chicca, che ama “danzare” e volteggiare con il professore). Incastonata tra le numerose specie botaniche, come gli scultorei ulivi secolari, anche la piccola Bibliotecadell’Angelo, che custodisce volumi e oggetti provenienti da tutto il mondo. La visita è resa più suggestiva dai pensieri e dai versi di scrittori e filosofi illustri riportati su leggii disseminati nel giardino.

LIGURIA

GENOVA

Forte San Giuliano

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9 alle 12 e dalle ore 15 alle 18

Prenotazione obbligatoria. Ingresso consentito previa esibizione di un documento di identità in corso di validità.

Dal 1995 sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Genova, il Forte San Giuliano nel quartiere di Albaro apre eccezionalmente in occasione delle Giornate FAI. Situato tra Punta Vagno e il piccolo promontorio di San Giuliano, con la Batteria del Vagno formava un fronte di protezione della costa a levante di Genova contro eventuali sbarchi nemici o bombardamenti navali. Completata nel 1836, la struttura poteva ospitare una guarnigione fino a 1200 soldati. Armato con dieci cannoni, sette obici e una petriera, oltre a numerosi pezzi di artiglieria di minori dimensioni, il forte durante i moti del 1849 fu occupato dagli insorti, ma riconquistato dalle truppe sabaude. Negli anni ha subito diverse modifiche, la più vistosa delle quali risale al 1913 con la costruzione di corso Italia, che ha reso necessaria la demolizione di parte della galleria di controscarpa, i cui monconi sono ancora visibili dallo stesso lungomare. Nel 1937 sulla parte superiore del terrapieno a sud, fronte mare, venne realizzata una batteria contraerea, dotata di otto cannoni. Durante la Seconda Guerra Mondiale vennero realizzate due postazioni Tobruk – fortificazioni difensive di dimensioni ridotte, comparabili con piccoli bunker – che ancora oggi affiorano dalla scarpata del terrapieno affacciato su corso Italia, nei pressi dell’attuale strada di accesso al forte. Dopo l’8 settembre 1943 la batteria e il forte vennero requisiti dalla Wehrmacht e dall’esercito della RSI e vi fu stabilita una prigione per antifascisti e partigiani, dove venivano condotti interrogatori e inflitte torture ai malcapitati prigionieri. Nel 1944 sulla piazzola della batteria avvennero più episodi di fucilazione di partigiani. Nel dopoguerra la batteria venne smantellata creando al suo posto un vasto piazzale. Il forte nel 1948 fu assegnato alla Legione Carabinieri Liguria e il piazzale della ex batteria fu utilizzato come deposito dei mezzi di servizio. Durante le Giornate FAI d’Autunno si percorreranno il ponte levatoio, il bastione, i cunicoli con feritoie per le baionette e il tratto esterno della fortezza, fino ad arrivare al terrazzone dove atterrano gli elicotteri, da cui si abbracciano l’intero perimetro del Forte e il panorama da Portofino a Savona.

LA SPEZIA

Centro Logistico di Supporto Areale dell’Aeronautica Militare e Istituto “Umberto Maddalena” di Cadimare

Visite: sabato 16, dalle ore 10.30 alle 18

Prenotazione obbligatoria. Ingresso consentito previa esibizione di un documento di identità in corso di validità.

Situato sul lato occidentale del Golfo della Spezia, la frazione di Cadimare nel periodo tra le due guerre mondiali fu sede dei cantieri Ansaldo per la costruzione di navi militari e divenne in seguito aeroporto militare. Il Centro logistico di supporto areale è intitolato a Umberto Maddalena, trasvolatore che ha partecipato alle Crociere Atlantiche comandate da Italo Balbo, di cui si conserva ancora intatto lo studio. Da questo idroscalo il poeta Filippo Tommaso Marinetti era solito partire per i voli che gli ispirarono il manifesto dell’Aeropittura (1929), declinazione pittorica del futurismo e l’Aeropoema del Golfo della Spezia (1935). Ancora oggi presso l’Istituto Maddalena di Cadimare è offerta assistenza diretta ai figli dei militari dell’Aeronautica, deceduti o affetti da grave infermità. I giovani, di età compresa tra i 16 e i 20 anni, hanno la possibilità di arruolarsi e raggiungere il traguardo della maturità scolastica. In quanto luogo militare, la base di Cadimare non apre mai le sue porte al grande pubblico e le Giornate FAI saranno un’occasione eccezionale per scoprire un luogo forse poco conosciuto, ma che ha rappresentato un passaggio fondamentale nella storia e nella memoria della città di Spezia e del suo golfo. La visita permetterà di conoscere l’evoluzione del mezzo aereo e delle trasvolate atlantiche che segnarono la storia di quegli anni. Si visiterà inoltre la Palazzina Ufficiali, un capolavoro di matrice razionalista progettato dall’architetto e ingegnere Costantino Costantini, su incarico dello stesso Balbo, che volle realizzare un edificio che fungesse tanto da alloggio quanto da circolo per gli ufficiali. La Palazzina, inaugurata nel 1934, è realizzata con pregiati materiali da costruzione – laterizio, pietra, marmo, legno, vetro e ceramiche – e caratterizzata dalla massima semplicità e funzionalità. La visita proseguirà all’interno dello studio del comandante Balbo per ammirare i suoi cimeli e continuerà con l’affaccio dalla terrazza che regala una splendida vista su tutto il Golfo.

COLLETTA DI CASTELBIANCO (SV)

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 16

Frazione del Comune sparso di Castelbianco, Colletta gode di una posizione dominante sulla Val Pennavaira. Le sue origini risalgono alla fine del XIII secolo e l’impianto medievale resiste pressoché immutato. Nel 1887 fu gravemente danneggiato da un violento terremoto, che ne causò il progressivo spopolamento, tanto che a un secolo di distanza il borgo era abbandonato e in un avanzato stato di degrado. Negli anni ’90 del Novecento, il fazzoletto di case arroccate sulla collina viene scoperto da alcuni imprenditori, che affidano la progettazione del recupero di tutti i volumi esistenti all’importante architetto genovese Giancarlo De Carlo, che ideò la ricostruzione con un assoluto rispetto dei materiali e delle tecniche costruttive originarie. Parallelamente il borgo venne dotato di una sofisticata infrastruttura tecnologica, per permettere di farne una sede di vita ma anche di lavoro, tanto che divenne noto come il primo borgo telematico d’Italia: di fatto un antesignano del concetto di smart working. In occasione delle Giornate FAI, passeggiando tra le case di Colletta sarà possibile scoprire la storia del recupero, del restauro e dell’adeguamento della frazione. A partire dal banchetto centrale del FAI, posto all’ingresso del borgo, si procederà in un percorso ad anello che attraverserà la frazione e farà tappa nei punti iconici della borgata. Si potrà così conoscere uno degli interventi architettonici più audaci degli anni ’90, importante sfida che ha separato in un “prima” e un “dopo” la storia della frazione, mettendo in moto un’organizzazione unica nel territorio, tutta volta al servizio delle persone che hanno deciso di venire a vivere in una sorta di grande “condominio diffuso”. Non consigliato per chi ha problemi di deambulazione, si consiglia di indossare scarpe da ginnastica.

LOMBARDIA

MILANO

Campus Bocconi

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 18

Completata nel 2019 sull’area dell’ex Centrale del Latte nel quartiere di Porta Romana a firma delle due archistar giapponesi Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa dello Studio SANAA di Tokyo – progettisti tra l’altro del New Museum of Contemporary Art di New York, del Rolex Learning Center della Scuola Politecnica di Losanna e del Louvre-Lens – la nuova ala del Campus Bocconi va ad aggiungersi alle storiche sedi di via Sarfatti, via Bocconi e via Gobbi, nonché a quelle di più recente costruzione – il “Velodromo”, l’Edificio Grafton e la Residenza Bligny. L’area si sviluppa su 84mila metri quadrati e comprende la nuova Residenza Castiglioni da 300 posti, la nuova sede della SDA Bocconi composta da tre edifici e un centro sportivo e ricreativo, che sarà aperto alla città. Per esaltarne leggerezza e trasparenza, gli edifici hanno una conformazione che si chiude in se stessa, formando al centro alcune corti con un cuore verde, a creare un connubio tra ambiente naturale e costruito, mentre il perimetro esterno si affaccia verso la città e dialoga con essa. La luce che entra negli interni, le curve sinuose, l’alto grado sostenibilità degli impianti, la tecnologia innovativa, rendono questo campus uno spazio unico per qualità costruttiva e perfetto per ospitare la formazione di eccellenza che la Bocconi offre. I nuovi edifici rientrano in un più ampio progetto di crescita all’avanguardia anche sotto il profilo della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico, oltre che del miglioramento paesaggistico nel contesto della Zona 5 di Milano.

Palazzo Cusani

Ingresso riservato agli iscritti FAI

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 18. Prenotazione obbligatoria.

Luogo solitamente chiuso in quanto sede del Comando Militare Esercito Lombardia, nonché sede di rappresentanza della NATO a Milano, Palazzo Cusani apre eccezionalmente ai soli iscritti FAI e a chi si iscriverà in loco in occasione delle Giornate d’Autunno. Fatto erigere nei primi decenni del XVII secolo per volere del marchese Agostino Cusani, fu ampliato e completato con una facciata artistica su via Brera su commissione del cardinale Agostino II un secolo dopo. Questi volle una facciata fastosa, assegnata all’architetto romano Giovanni Ruggeri, espressione delle ambizioni e del prestigio raggiunto dalla famiglia. Realizzata in stile tardobarocco tra 1712 e 1719, si differenzia da quelle di molti palazzi signorili lombardi, che presentano spesso una facciata austera, a fronte di saloni sontuosi. Entrando si accede al cortile seicentesco, di forme richiniane, con un portico in granito rosa, da cui parte lo scalone d’onore, che conduce al raffinato piano nobile, con uno sfarzoso salone da ballo. Il palazzo fu ulteriormente rimaneggiato negli anni Settanta del secolo, con una nuova facciata interna affidata da Ferdinando Cusani al Piermarini, che la realizzò nelle armoniche forme neoclassiche che ammiriamo oggi. Il figlio di Ferdinando, dedito al gioco, si vide costretto a vendere il palazzo al demanio del Regno d’Italia nel 1808, che ne fece la sede del Ministero della Guerra. Malgrado i molteplici interventi di adattamento protrattisi sia sotto il periodo austriaco che nei primi decenni del Novecento e i successivi bombardamenti a cui fu sottoposto l’edificio, gli interni conservano ancora oggi integre al piano nobile la maggior parte delle decorazioni settecentesche, che si potranno visitare in questa occasione. Tra le curiosità del palazzo, tre palle di cannone scagliate dalle artiglierie di Radetzky durante le Cinque Giornate di Milano ancora incassate nella facciata posteriore.

Villa Falck

Ingresso riservato agli iscritti FAI

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 18

La villa, situata nei pressi della Triennale, fu costruita nel 1938 per la famiglia Falck, celebri imprenditori dell’acciaio. Ne fu autore Mino Fiocchi, architetto prolifico e creativo, che nei suoi cinquanta anni di carriera realizzò più di duecento edifici e che per i Falck progettò anche la tomba di famiglia nel Cimitero Monumentale di Milano e una baita a Cortina d’Ampezzo. La villa, circondata da un parco, è un edificio imponente in pietra grigia articolato in più volumi, dall’aspetto sobrio, ad eccezione della colonna di balconi a loggiato affacciati verso il parco Sempione. Fiocchi concepì una planimetria particolare, che consente l’affaccio quasi continuo sul giardino, per mantenere il contatto continuo con la natura, ma riparare al contempo gli ambienti interni, raffinati e sontuosi, da sguardi indiscreti. La villa, di proprietà privata, viene aperta per la prima volta.

Caserma dei Vigili del Fuoco di Via Messina

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 18

Inaugurata nel maggio del 1956, su progetto dell’architetto Ferdinando Reggiori, la costruzione della Caserma Centrale dei Vigili del Fuoco venne commissionata dalla Provincia con l’ambizione di dotare Milano, città al centro del boom economico degli anni ’50, della centrale più moderna e funzionale d’Europa. Rappresentò da subito un primato continentale per modernità, organicità e razionalità della concezione costruttiva dal punto di vista dell’attrezzatura antincendi. Ma il complesso risponde anche a esigenze di carattere umano e sociale, poiché in esse il personale vive e agisce in ambienti confortevoli, adeguati alle particolari condizioni in cui svolge la sua delicata missione. La struttura presenta 24 camerate per un totale di 377 posti letto, mensa, cucine e ambienti comuni, tutti collegati attraverso 16 pali di discesa alle autorimesse sottostanti, che contengono 24 autopompe. Nel secondo corpo sono invece situate la stazione di servizio, i magazzini, l’officina, gli impianti di lavaggio dei tubi e le centraline termiche ed elettriche. Il “castello di manovra”, edificio nato per l’addestramento dei pompieri, è al centro della seconda corte: con i suoi 12 piani e 45 metri d’altezza sovrasta l’intero complesso. La modernità dell’impianto è testimoniata anche dalle attrezzature presenti: già nel ’56 le autopompe erano dotate di radiotelefoni in diretto collegamento con la sede operativa e dal centralino della caserma era possibile bloccare i semafori sul rosso in qualsiasi zona della città per permettere un intervento più rapido agli automezzi. Nei locali sottostanti l’Aula Magna trova spazio inoltre il Museo storico dei Civici Pompieri di Milano. Tra i cimeli che vi sono custoditi: la rassegna di tutte le divise utilizzate dal corpo nel corso degli anni, le automobili e le autopompe come la “Isotta Fraschini” impiegata durante la Prima Guerra Mondiale, il primo centralino di soccorso della Caserma Comunale di via Ansperto all’inizio del Novecento, il primo avvistatore di incendio e l’allarme acustico.

LARDIRAGO (PV)

Castello

Visite: sabato 16, dalle ore 14 alle 18; domenica 17, dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 14 alle 18

Inaugurato a fine settembre dopo un importante intervento di restauro, il Castello di Lardirago è parte di un complesso architettonico visconteo edificato nel XIV secolo e sorge a circa 7 km da Pavia. Nel 1569 Papa Pio V attribuì il feudo di Lardirago, con il suo castello altomedievale, al Collegio Ghislieri di Pavia – tra i più antichi collegi universitari d’Italia – così da garantire al collegio stesso le rendite necessarie ad assolvere ai compiti istituzionali della nuova istituzione. Questa decisione, unita a donazioni e lasciti di numerosi benefattori accumulatisi negli anni, ha permesso al collegio un’autonomia di gestione mantenuta nei secoli. L’insieme fortificato comprende un recinto-ricetto, databile alla seconda metà del XIV secolo, dal quale tramite una torre si accede al castello, che ospita al suo interno molte strutture “agricolo-industriali”, come il mulino, il torchio, la pila e la sega idraulica. Al piano nobile del castello si aprono numerose stanze che ancora esibiscono ampie porzioni delle antiche decorazioni parietali. Tra le stanze, ora destinate a meeting e ricevimenti, si segnala il lungo salone cinquecentesco denominato dei Liocorni, con i due camini e il soffitto ligneo ornato da un lungo fregio. Racchiusa nelle mura della torre si trova inoltre la cappella romanica di San Gervasio, risalente all’XI secolo e più volte modificata nel corso del tempo: il ricco portale in terracotta è riferibile alla seconda metà del Trecento, mentre internamente sono recentemente venuti alla luce affreschi risalenti ai secoli XI-XII. Uno dei tesori più preziosi del Collegio Ghislieri, con i suoi oltre 130.000 volumi, è infine la biblioteca. In occasione delle Giornate d’Autunno si potranno visitare le sale affrescate al piano nobile, la cappella romanica di San Gervasio, la nuova biblioteca, la Mostra permanente di cartografia storica “Lardirago e il suo territorio. Un microcosmo per una storia dell’agricoltura e dell’alimentazione in Lombardia (XVI-XIX secolo)”, ilcentro congressi e il Museo del riso, che racconta le arti e i mestieri del mondo rurale della Lomellina.

ALBINO (BG)

Il borgo di nascita di Giovanni Battista Moroni, la sua valle

Visite: sabato 16, dalle ore 14 alle 18; domenica 17, dalle ore 9.30 alle 18

Le visite di Giornate FAI nel borgo di Albino e nella valle del Lujo si inseriscono nel progetto Moroni 500. Albino 1521 – 2021, percorso di scoperta e valorizzazione della figura di Giovan Battista Moronipromosso dal Comune di Albino in occasione del cinquecentenario della nascita del grande pittore rinascimentale. Dal fulcro albinese, il progetto si è espanso coinvolgendo tutta la Val Seriana, la città di Bergamo e i luoghi che oggi sul territorio bergamasco conservano testimonianze della pittura moroniana. In occasione delle Giornate d’Autunno, chiese, palazzi storici, musei legati alla storia di Moroni saranno fruibili e per le due giornate sarà possibile partecipare a visite speciali. Sarà promosso in contemporanea un circuito di visita cittadino con le tappe imprescindibili del percorso moroniano a Bergamo. Oltre all’Accademia Carrara, la Chiesa di Sant’Alessandro alla Croce e il Museo della Cattedrale, da non perdere Palazzo e Giardini Moroni – tra le più recenti acquisizioni del FAI – con il suo parco storico con i terrazzamenti all’italiana e l’ortaglia, nonché con le quattro sale seicentesche al piano nobile riccamente affrescate da Gian Giacomo Barbelli e arricchite da un nucleo di dipinti del Cinquecento lombardo, tra cui spiccano i capolavori del Moroni. Ad Albino, che si presenterà come un vero e proprio paese in festa, saranno in particolare visitabili la chiesa ed ex monastero di Sant’Anna e la suggestiva chiesa di San Bartolomeo, che oltre a conservare due cicli affrescati rinascimentali – uno dei quali dedicato alla rara iconografia del beato Simonino da Trento – è la sede espositiva della mostra “Giovan Battista Moroni. Ritorno ad Albino”, con una selezione di opere del pittore mai viste o raramente visibili, legate per ragioni diverse alla sua città natale, con prove giovanili, ritratti e personalità albinesi, quadri destinati alla devozione privata. Inoltre nella frazione di Casale, nell’alta valle del Lujo, si celebrerà la tradizione dei biligocc, un particolare tipo di castagna essiccata ed affumicata, con l’apertura del Museo etnografico “Valle del Lujo – frutta e risorse del bosco”, che espone strumenti di lavoro di contadini, allevatori, minatori, carbonai ed artigiani, ma anche testi e documenti e si potrà inoltre assistere a una dimostrazione dell’essicazione secondo metodi antichi in una tipica casa bergamasca dell’Ottocento.

SONICO (BS)

Borgo e Centrale Edison

Visite: sabato 16, dalle ore 14.30 alle 17.30; domenica 17, dalle ore 10.30 alle 17.30

L’itinerario di Giornate FAI nel borgo di Sonico porrà l’accento sugli aspetti rurali legati al lavoro agricolo nella narrazione cinematografica di Ermanno Olmi, che proprio qui fondò la Sezione cinema della EdisonVolta, per la quale ha realizzato una trentina di documentari tecnico-industriali oltre al suo primo lungometraggio del 1959 Il tempo si è fermato. Protagonista del percorso di visita sarà per l’appunto la Centrale idroelettrica Edison, costruita nel 1928 e alimentata dalle acque dell’Oglio e dei suoi affluenti. Un’occasione unica per scoprire l’intera struttura – normalmente chiusa al pubblico poiché tutt’ora in funzione – dalle turbine alle sale macchine, dalla sala quadri all’officina di montaggio e alle decorazioni interne ed esterne. Sempre lungo il fil rouge della filmografia di Olmi – che nel 2014 diresse Torneranno i prati, ambientato tra le trincee della Prima Guerra Mondiale sull’Altipiano di Asiago – si potrà inoltre visitare la Terza Linea di Sonico, sbarramento fortificato incastonato in un complesso sistema difensivo lungo il tratto terminale dell’alta Valle tra i paesi di Malonno e Sonico, voluto tra il 1916 e il 1918 dal generale Cadorna. Infine, rimanda a L’albero degli zoccoli il piccolo centro rurale della frazione di Garda, scrigno ancora intatto di cultura e tradizione contadine tipiche della Val Camonica.

MARCHE

ANCONA

Palazzo Bonarelli

Visite: sabato 16, dalle ore 14.30 alle 17.30; domenica 17, dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30

Palazzo Bonarelli, sede del Nucleo dei Carabinieri TPC (Tutela Patrimonio Culturale) di Ancona, sorge ai piedi della Cattedrale di San Ciriaco, sul colle Guasco che domina la città. È edificato in parte sui resti dell’anfiteatro del I secolo a.C. – tra le maggiori testimonianze dell’importante municipium romano – e presenta un impianto planimetrico articolato e irregolare, evidente risultato dell’aggregazione di unità edilizie preesistenti, di epoca medievale e rinascimentale. Nonostante la diffusa impronta settecentesca, è ben evidente una fase costruttiva riferibile alla seconda metà dell’Ottocento, quando furono compiuti consistenti lavori di ristrutturazione. Attraverso attività di controllo, l’azione del Nucleo TPC di Ancona ha permesso negli anni la riduzione dei furti, il recupero di oggetti di diversa natura e provenienza – beni antiquari, archivistici e librari, reperti archeologici, reperti paleontologici – e il sequestro di opere d’arte contemporanea contraffatte. In occasione delle Giornate FAI d’Autunno sarà possibile entrare nel Palazzo, di solito non visitabile: ne verrà raccontata la storia e verrà spiegata l’importante attività del Nucleo TPC, grazie anche ai preziosi reperti recuperati presenti in loco. Tra questi un’opera dello scultore jesino Raffaele Pirani, una delle cinque panchine presenti in piazza Cavour che riporta il bollettino della vittoria del generale Diaz e varie anfore romane. Il percorso proseguirà all’esterno e permetterà di ammirare due ingressi dell’anfiteatro romano, la natatio, le pavimentazioni a mosaico con scacchiera e figure di delfini, un’iscrizione e alcuni resti di affreschi.

MOLISE

TERMOLI (CB)

Percorso sotterraneo

Visite sabato 16, dalle ore 15 alle 17.30, e domenica 17, dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 17.30

Termoli Sotterranea è un percorso espositivo a cinque metri di profondità nel ventre di Termoli inaugurato nel dicembre 2018. L’itinerario di Giornate FAI propone un vero e proprio viaggio nel passato alla scoperta del nucleo antico della città che si snoda tra stanze risalenti al periodo medievale e poi riutilizzate lungo i secoli, come la Torre difensiva del Palazzo Vescovile, danneggiata dal tremendo terremoto del 1456 quindi adibita a cisterna; il tragitto prosegue nelle rimesse in cui si possono ammirare vari e preziosi reperti rinvenuti fortuitamente durante lo scavo della primissima stanza denominata “Magazzino del 1200”. Degni di nota tra questi reperti sono i capitelli risalenti al cantiere federiciano (XIII secolo) della attigua Cattedrale – uno dei principali monumenti del Molise – che conserva le reliquie di San Timoteo, qui nascoste dopo essere state recuperate a Costantinopoli durante la quarta crociata. Il tour sotterraneo termina nella suggestiva zona cimiteriale con tombe antichissime, dove si respira aria di mistero e devozione.

PIEMONTE

TORINO

Scuola di Applicazione

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 17

Durante le Giornate d’Autunno 2021 si potrà visitare eccezionalmente Palazzo Arsenale, sede del Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito, di solito chiuso in quanto luogo militare. Unica testimonianza del complesso del Regio Arsenale, edificato nella prima metà del Settecento su progetto di Filippo Juvarra per ospitare dal 1783 le Regie Scuole di Artiglieria e Fortificazione, il palazzo, tra i più imponenti di Torino, è caratterizzato da forme grandiose e profilo regolare: un fabbricato quadrangolare di tre piani e otto padiglioni che poggia su strutture binate, decorato da finestre rettangolari e quadrate, sollevato dal porticato, ornato da una torre barocca e uno scalone a doppia rampa. L’istituto provvede alla formazione degli ufficiali dell’Esercito e, con circa 1.000 ufficiali frequentatori, circa 100 studenti civili, 118 professori universitari e 30 docenti militari, rappresenta uno dei poli didattici di eccellenza nel panorama italiano e internazionale. La scuola vanta con orgoglio l’eredità dei grandi personaggi che l’hanno frequentata: illustri intellettuali e scienziati, come Lagrange, grandi politici come Cavour e Menabrea e generali che fecero la storia d’Italia, da Lamarmora a Cadorna a Diaz e Badoglio. Tra gli spazi che si potranno scoprire durante la visita ci saranno il salone delle armi, la biblioteca, la cappella e lo splendido cortile d’onore, lungo 66 metri, restaurato e valorizzato nel 2021 grazie al rifacimento della pavimentazione, riproposta in pietra di Luserna, e alla nuova illuminazione a LED delle facciate interne.

Polo teologico – Palazzo del Seminario Metropolitano di Torino

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 17

Aprirà al pubblico il Palazzo del Seminario Metropolitano, oggi sede del Polo Teologico Torinese, fondazione nata nel 2013 dall’unione di tre realtà profondamente collegate: il Ciclo Istituzionale della Sezione parallela di Torino della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, università della Chiesa cattolica la cui sede è a Milano; l’Istituto Superiore di Scienze Religiose; la Biblioteca del Seminario Metropolitano. L’edificio è un grande complesso barocco costruito a partire dal 1711 per volere del rettore Pietro Costa e progettato da Pietro Paolo Cerutti, cui si devono il disegno del portale e delle ali di levante e di mezzanotte e da Carlo Ceroni per l’ala meridionale. Il palazzo è quasi sconosciuto al pubblico e l’attività svolta è nota perlopiù a coloro che intendono insegnare religione o assumere responsabilità pastorali specializzate. Durante le visite straordinarie delle Giornate d’Autunno 2021 si potranno scoprire il grandioso chiostro a doppio ordine, l’Aula Magna, dalle preziose sovraporte e la Cappella dell’Immacolata Concezione, completata nel 1774 e ampliata nel 1793, che custodisce numerose opere di autori vissuti tra l’inizio del Seicento e la metà dell’Ottocento e attivi in residenze sabaude e chiese piemontesi: dalle porte della sacrestia dipinte da Vittorio Amedeo Cignaroli, attivo per la corte sabauda alla Venaria, Stupinigi e Moncalieri, considerate suoi capolavori giovanili, alla statua dell’Immacolata Concezione eseguita dallo scultore toscano Giovanni Domenico Olivieri, presente a Torino tra il 1730 e il 1740; dalla volta della cappella affrescata dal modenese Giovanni Battista Alberoni, che tra il 1744 e il 1761 ebbe come committenti i Savoia per lavori nella palazzina di caccia di Stupinigi e nella reggia di Venaria; dai gradini lignei dell’altare maggiore, scolpiti nel 1766 dal piemontese Stefano Maria Clemente fino all’organo del celebre Francesco Concone. Infine, del monaco camaldolese di Orvieto, Gregorio Cartaro, in Piemonte all’inizio del Seicento, è il notevole ritratto del beato Ascanio da Ceva. Il percorso toccherà anche la Biblioteca, la più grande del Piemonte tra quelle ecclesiastiche, da sempre accessibile al pubblico, con la Sala Monumentale di Lettura.

ROBILANTE (CN)

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 12 e dalle ore 14 alle 18

Robilante si trova in una vasta conca pianeggiante circondata da castagneti, sulla sinistra del torrente Vermenagna, a circa 15 chilometri da Cuneo, raggiungibile in 9 minuti di treno attraverso un tratto della “Ferrovia delle Meraviglie”, vincitore dell’edizione 2020 del censimento FAI “I Luoghi del Cuore”. Durante le Giornate d’Autunno sarà proposto un articolato itinerario alla scoperta del territorio. Tra le tappe ci sarà il Museo permanente dedicato alla linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia (ingresso esclusivo per gli iscritti FAI), ospitato nei locali inutilizzati della stazione del paese, curato dall’associazione Ferroclub e inaugurato nel 2017: un museo dinamico in cui c’è spazio non solo per cimeli e fotografie d’epoca, ma anche per un vero passaggio a livello ancora attivo e una sala dedicata agli apparati di manovra e segnalamento ripristinati elettricamente. Aprirà, inoltre, il Museo della Fisarmonica, che racconta la storia di questo strumento in riferimento alla Valle Vermenagna e a Robilante, dove la musica e i balli – detti curenta e balet di ispirazione occitana – rappresentano elementi tradizionali molto sentiti. Sarà visitabile anche il Museo del Suono e della Comunicazione (ingresso esclusivo per gli iscritti FAI), con una collezione privata dal Settecento ai giorni nostri, tra cui fonografi del XVIII secolo, la radio galena con circuito OUDIN nel 1923, con bobina di rame e cuffia per ascoltare, e alcuni esemplari di radio rurale. Il percorso includerà anche una passeggiata alla Cascata delle Balme, tra i boschi di castagni che in autunno si vestono con i colori più belli del foliage, toccando una fra le tante cappelle di montagna che punteggiano il territorio, unendo così la natura all’arte popolare.

PUGLIA

STORNARA (FG)

Borgo

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 16

Stornara è un tipico paese a vocazione agricola, con circa 6.000 abitanti, situato nel Tavoliere della Puglia a 40 chilometri dal capoluogo di Provincia, Foggia. Tutt’intorno vigneti, uliveti e campi di grano, con il caratteristico paesaggio di questa grande pianura. Colonia di popolamento creata nel 1775 sulle terre espropriate ai Gesuiti, di cui era una grande masseria, fa parte dei Cinque Reali Siti fondati per volontà di Ferdinando IV di Borbone nel 1774 con l’obiettivo di dare a censo terra da coltivare a contadini poveri. Il cammino di crescita di questi centri è stato complesso e faticoso e solo a partire dalla seconda metà del secolo scorso essi stanno sviluppandosi da un punto di vista economico e culturale, restando comunque essenzialmente a vocazione agricola. A Stornara si è intrapreso un cammino di riqualificazione di grande originalità, che invece di grandi e costosi interventi edilizi ha preso la strada di un festival internazionale di street art, Stramurales, nato dall’idea di un gruppo di amici unitisi nell’associazione Stornara life aps, con l’intento di portare arte in un paese privo di attrazioni turistiche e con poche testimonianze storico artistiche. La prima edizione, sotto la direzione artistica di Lino Lombardi, si è svolta nell’agosto 2018 e ha subito attirato l’attenzione dei media. Attualmente Stornara possiede circa 80 murales. Tra i nomi della street art mondiale possiamo citare Stinkfish, Zabou, Bastardilla, Dale Grimshaw, Colectivo Licuado, Manomatic, Toni Espinar, Alaniz, Emily Ding, Braga Last1, Leticia Mandragora. Tra i nomi italiani notissimi: Moby Dick, Gods in Love, Millo, Cheko’s art, Bifido, Kris Rizek, Ericailcane. Stornara si trova, tra l’altro, su un tratto del percorso della via Francigena e sono numerosi i pellegrini che sostano davanti ai murales.

FASANO (BR)

Tempietto di Seppanibale

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 12 e dalle 15 alle 17

Piccola chiesa di campagna a 7 km da Fasano, il Tempietto di Seppanibale risale al IX secolo e rappresenta un unicum nel panorama dell’architettura altomedievale pugliese. Fa parte della masseria Seppannibale Grande dalla quale, in epoca relativamente recente, ha preso il nome; oggi il bene risulta proprietà della Diocesi di Monopoli. La chiesetta, di appena otto metri di lato, presenta tre navate scandite da archi poggianti su due pilastri centrali e su due semipilastri e terminava in un’abside quadrangolare, oggi crollata; ciò che più caratterizza l’edificio è la copertura della navata centrale, costituita da due cupole in asse impostate su mensole e nicchiette angolari, che consentono il passaggio dalla pianta quadrata di base a quella circolare della cupola. Si conserva, inoltre, un intero ciclo pittorico di età longobarda (VIII sec.), in cui si riconoscono scene bibliche ed episodi tratti dall’Apocalisse di Giovanni. Gli elementi naturalistici che compaiono sullo sfondo di tutte le scene ritratte accomunano gli affreschi pugliesi ad altri capolavori di arte longobarda: i cicli affrescati presenti nella cripta della cattedrale di Benevento, nel grande centro monastico di San Vincenzo al Volturno e nella cripta del Peccato originale presso Matera. Durante le Giornate FAI i visitatori saranno invitati ad ammirarne la peculiarità e a scoprire un episodio importante nella storia dell’architettura pugliese, poiché l’edificio è da annoverare tra le primissime chiese a sala con cupole in asse costruite nella regione a partire dall’Altomedioevo sino al XII secolo. La spiegazione del pregevole ciclo pittorico dell’Apocalisse sarà accompagnata dalla lettura di passi scelti riferiti proprio allo scritto di San Giovanni.

SARDEGNA

SANTU LUSSURGIU (OR)

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 15 alle 18

Durante le Giornate d’Autunno si potrà partecipare a un eccezionale percorso attraverso il territorio di Santu Lussurgiu, borgo situato a 503 metri s.l.m. ai piedi del versante sud-orientale della catena del Montiferru, tra i più colpiti dall’incendio divampato lo scorso 24 luglio, nel quale sono bruciati 650 ettari di parco su 750 totali. Fitti boschi di lecci, sughere, roverelle, noci, castagni e pruni selvatici che circondano l’abitato sono diventati un paesaggio lunare con un silenzio assordante, sia per la totale mancanza di bestiame da pascolo, sempre presente in questi territori, sia per quella di animali selvatici e uccelli. Danni gravi anche alle Cascate di Sos Molinos, un’area in cui erano attivi programmi di tutela e interventi per una migliore fruibilità del sito. La parte iniziale del percorso attraverserà alcune caratteristiche vie del centro storico per poi proseguire su una strada di penetrazione agraria, in un’area privata a cui non è possibile accedere generalmente, per arrivare a una delle zone devastate dalle fiamme. Il percorso, durante il quale si illustrerà ciò che sta succedendo ora nella fase di ricostruzione e rinascita del bosco, è volto a mantenere alta l’attenzione sul fenomeno degli incendi e sui loro effetti irreparabili attraverso storie di coraggio, eroismo civico e mutuo soccorso, di cui spesso sono protagonisti gli stessi cittadini. Ma non solo: l’itinerario consentirà ai visitatori di scoprire il passato millenario di Santu Lussurgiu, così pesantemente segnato nell’animo, come gli altri comuni vittime del fuoco, attraverso momenti di immersione nell’arte come balsamo alle ferite dello spirito.

CAGLIARI

Carcere del Buoncammino

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 17.30

La visita al Carcere del Buoncammino, a cura di docenti, studenti e dottorandi di ricerca in architettura, ingegneria e psicologia dell’Università di Cagliari, si svolgerà lungo un percorso che toccherà i punti più significativi del luogo alla scoperta della sua storia, della sua architettura e delle drammatiche vicende dei prigionieri. La denominazione dell’area si riconduce alla vicinanza alla chiesa di San Lorenzo, originariamente dedicata alla Vergine di Buoncammino. Il carcere, edificato nella seconda metà dell’Ottocento nell’ambito di un ampio progetto di “militarizzazione” della città attuato dai Piemontesi a partire dal loro insediamento nell’isola, sostituì e integrò le strutture penitenziarie già presenti in città – i bagni penali di San Sebastiano e le antiche carceri di San Pancrazio – venendo incontro a un’esigenza di modernizzazione e riordino delle funzioni civili essenziali. Tuttavia, i prigionieri vi vivevano in uno stato miserevole. L’edificio conobbe varie trasformazioni, interrotte solo tra il 1943 e il 1944 a causa dei bombardamenti. Nonostante il rinnovamento nella seconda metà degli anni Cinquanta e la demolizione delle “bocche di lupo” in alcune celle al piano terra, voluta dal direttore Umberto Forte nei primi anni Sessanta, dagli anni Novanta si iniziò a dibattere sull’inadeguatezza della prigione rispetto alle moderne norme relative alle condizioni di detenzione; cominciò a farsi strada l’idea di realizzare una nuova prigione e di dismettere Buoncammino per destinarlo ad attività culturali e ludiche. Rispetto ai tempi in cui venne realizzato, il complesso, con una superficie di oltre 15 mila metri quadri, risultava all’avanguardia per quanto riguarda le tecniche costruttive e lo stile edilizio. I fabbricati presentano elementi di rilevante valore architettonico con richiami al linguaggio classicista, che si concretizzano in archi a tutto sesto negli ingressi, volte a botte e a crociera, aggetti sui prospetti, cornicioni decorati e pitture sui soffitti. Per linguaggio architettonico, l’edificio, concepito in pieno clima di eclettismo e influenzato dalla cultura piemontese, esibisce forme di gusto neoclassico. La struttura imponente, rappresentazione del potere dello Stato, attesta un clima di vivacità culturale e di attenzione ai temi discussi in ambito nazionale, condizionati dalla politica di Vittorio Emanuele. L’edificio costituisce uno degli edifici più rappresentativi della Cagliari contemporanea, rappresentando un caposaldo dell’identità della comunità. La scelta di aprire il Carcere del Buoncammino durante le Giornate FAI si deve anche all’attualità del dibattito sulla riconversione della struttura e sulle nuove destinazioni d’uso da insediarvi.

SICILIA

PALERMO

Cantiere di Palazzo Ex Ministeri

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 17.30

Aperto in esclusiva per il FAI dopo 40 anni e da tempo in restauro, Palazzo ex Ministeri è di proprietà dell’Assemblea regionale siciliana dal 1987 e venne acquistato per ospitare il patrimonio bibliografico e documentale dell’ARS. Di origine seicentesca, nel 1811 venne acquisito da re Ferdinando di Borbone e fu aggregato al quartiere di S. Giacomo: da questo momento la sua storia si intreccia con quella delle istituzioni che hanno rappresentato il governo della Sicilia, divenendo sede, ad esempio, del Luogotenente Generale del Regno, della Real Segreteria e dei Ministeri di Stato durante il Regno Borbonico, della Prefettura nel 1885 e del Provveditorato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Danneggiato dal terremoto del gennaio 1968, Palazzo ex Ministeri – che deve il proprio nome alle numerose istituzioni che si sono succedute al suo interno – rimase abbandonato. Nel 1993 sono stati realizzati i lavori di consolidamento delle fondazioni ed eseguiti saggi archeologici che hanno portato alla luce un pozzo risalente all’epoca medievale; negli ultimi anni si è finalmente avviato un importante intervento di consolidamento e restauro definitivo. Gli interventi che hanno determinato la configurazione attuale del palazzo furono opera dell’architetto Carlo Giachery, che nel 1850 venne incaricato di ingrandire il palazzo e di creare un collegamento verticale con l’adiacente Ospedale di San Giacomo. Per farlo, Giachery scelse di realizzare un capolavoro di stereotomia, fornendo una prova tangibile delle sue conoscenze sul taglio della pietra: una scala, interamente a sbalzo, che si snoda concentricamente all’interno d’un alto tamburo su cui si imposta una cupola sferica. La cupola si conclude con un occhio circolare coperto da un lucernario in ferro e vetro. A realizzarla gli intagliatori Sacco con una tecnica di intarsio a tufo. Durante le Giornate di Autunno sarà possibile ammirare questa scenografica scala e visitare eccezionalmente il piano nobile, oltre che le tre corti interne.

TOSCANA

FIRENZE

Villa Salviati

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 17.30

La storia della Villa, situata sulla collina di Fiesole, inizia in epoca medievale, quando la struttura faceva parte di una costruzione fortificata, prima di essere trasformata in un palazzo signorile circondato da lussureggianti terreni agricoli. L’attuale disposizione risale all’inizio del XVI secolo, quando la dimora divenne proprietà del ramo romano della ricca famiglia Salviati, imparentata con i Medici, che vi risiedette tra il 1490 e il 1790. Dopo l’era Salviati, la villa fu ritrovo politico per i sostenitori del Risorgimento, anche se subì molteplici passaggi di proprietà. Nel corso dei secoli ospitò personaggi illustri – dai membri della famiglia dei Medici a Papa Leone X, fino a Garibaldi – e durante la Seconda Guerra Mondiale fornì riparo a 400 fiorentini sfollati a causa dei bombardamenti e a numerose opere d’arte. Nel 2000 il Governo l’ha acquisita per ospitarvi gli Archivi Storici dell’Unione europea. Dal 2016 l’edificio, sapientemente restaurato, è anche sede dei Dipartimenti di Legge e Storia dell’Istituto Universitario Europeo. La visita proposta durante le Giornate FAI permetterà di scoprire la villa, raramente visitabile, la sua storia e l’unicità dell’istituto universitario che ospita. Si ammireranno il cortile rinascimentale, alcune spazi del piano terra – la Sala della Conchiglia, la Sala del Consiglio e la splendida Cappella, con il paliotto d’altare in marmo di Giovan Francesco Rustici e sulle pareti decorazioni monocrome a grottesche – per passare poi al giardino formale, alle grotte, caratterizzate da straordinari arredi e decorazioni, tra cui una consolle costituita da pietre, spugne, conchiglie, coralli, minerali, e infine alla limonaia con gli Archivi Storici dell’UE. Sarà inoltre possibile vedere la mostra della scultrice tedesca Fritzi Metzer, che opera con materiali di riciclo.

Istituto di Scienze Militari Aeronautiche

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 17.30

All’inizio fu la Scuola di Applicazione della Regia Aeronautica, oggi è l’Istituto di Scienze Militari Aeronautiche. Conosciuta anche come “Scuola di Guerra Aerea”, l’“Università del volo”, come era definita dai fiorentini, venne inaugurata nel 1938. La sede di Firenze fu scelta sia in virtù del retaggio culturale della città, sia per la sua posizione geografica, nel cuore d’Italia, lontana dai confini nazionali più esposti e dunque fuori dalla portata dei bombardieri dell’epoca. Il vasto complesso architettonico, situato nell’area occidentale del parco delle Cascine, è composto da una serie di edifici destinati ad ambienti scolastici, ad alloggi di studenti e ufficiali e a funzioni di comando e direzione. Le principali infrastrutture furono realizzate in tempo record tra il 1937 e il 1938, su progetto di Raffaello Fagnoni, allora preside della Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze e uno dei maggiori interpreti del cosiddetto “pensiero razionalista italiano” applicato all’architettura e stupiscono per l’armonia con cui si inseriscono nella natura circostante. La disastrosa alluvione che nel 1966 colpì la città provocò ingenti danni anche alla Scuola: in particolare andarono persi gli artistici pezzi d’arredamento al piano terra della residenza ufficiali e preziosi modelli in legno e attrezzature per lo studio dell’aerodinamica. Le visite proposte dal FAI offriranno l’occasione di conoscere questo splendido esempio di architettura razionalista, in cui Fagnoni inserì richiami al Rinascimento fiorentino e alle domus romane e che è oggi una sede per la formazione degli Ufficiali dell’Aeronautica Militare. Tra le curiosità si annoverano la scala d’onore, struttura autoportante che non poggia sulle pareti e la presenza di un arboreto, che ha un notevole interesse scientifico come collezione dendrologica.

VOLTERRA (PI)

Saline

Visite: sabato 16, dalle ore 15 alle 17.30, e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17.30

Saline, frazione del Comune di Volterra, deve il suo nome ai cospicui depositi di salgemma racchiusi nel sottosuolo. Le saline sono utilizzate sin dall’epoca etrusca e sono sempre state una preziosa risorsa economica. Per tutto il Medioevo l’economia della Val di Cecina e della stessa Volterra si basava sull’estrazione del sale. Dal 1472 la Salina passò sotto il controllo di Firenze e della famiglia Medici, mentre nel XVIII secolo fu la volta dei Granduchi di Toscana, i Lorena. Dal 1787 al 1790 il granduca Pietro Leopoldo fece costruire nuovi stabilimenti, in parte ancora esistenti. La Salina si estende su una superficie di circa 65.000 mq dove si producono annualmente circa 150.000 tonnellate di sale cristallizzato, puro al 99,99%, il più puro d’Italia. Nel 2014 è stata acquisita dalla famiglia Locatelli, che ha implementato la produzione e trasformato il sito in un luogo d’interesse turistico, dal 2020 visitabile. In occasione delle Giornate FAI verrà offerto un percorso inedito. Come punto di incontro è stata scelta la stazione ferroviaria, per raccontare l’importanza che il treno ha avuto per il territorio e per sottolineare la necessità di ripristino e valorizzazione della tratta Saline-Cecina. Si accederà poi allo stabilimento attraverso un cancello da cui passava il treno (aperto in esclusiva dopo decenni di chiusura), seguendo il percorso del vecchio treno, di cui si potrà vedere una locomotiva originale per il trasporto del sale. Qui inizierà la visita, guidata dagli attuali proprietari e dai dipendenti, che passerà anche nel Padiglione costruito dal grande architetto Pier Luigi Nervi, dove è possibile ammirare la scenografica cascata di sale e si concluderà nel piccolo museo della Salina, dove si potranno vedere parte dell’archivio storico, alcuni video e una mostra fotografica.

SERAVEZZA (LU)

Fondazione Henraux

Visite: sabato 16, dalle ore 9 alle 17.30

Fondata nel 1821, Henraux Spa è una delle più grandi aziende del settore lapideo a livello internazionale ed è attiva in tre ambiti nei quali il marmo gioca un ruolo fondamentale: architettura, design e arte. Il cuore pulsante dell’azienda è il Monte Altissimo, i cui marmi pregiati furono apprezzati anche da Michelangelo Buonarroti, che volle utilizzarli per la facciata di San Lorenzo a Firenze. Lo stabilimento si trova nel borgo di Querceta, frazione del Comune di Seravezza e si snoda su oltre 48.000 metri quadrati, ospitando i reparti dedicati alla segagione, lucidatura e resinatura. Sono presenti anche laboratori, aree di posa, uffici e il reparto ingegneria. L’apertura durante le Giornate FAI consentirà, in via eccezionale, di visitare alcuni reparti dello stabilimento dedicati alla lavorazione e allo stoccaggio del marmo, dall’arrivo nella sede alla sua lavorazione meccanica e manuale, oltre agli studi di alcuni artisti presenti all’interno. Si potrà, inoltre, accedere al nuovo showroom, realizzato nel 2018 in collaborazione con lo studio Archea di Firenze, dove ha sede la Fondazione Henraux con la sua collezione d’arte, che raccoglie opere di artisti italiani e internazionali dedicate al marmo. La Fondazione promuove la tradizione e la lavorazione del marmo nei diversi ambiti delle arti visive, supportando progetti artistici e culturali, pubblici e privati, che uniscono sperimentazione, innovazione tecnologica, conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e produttivo del marmo.

TRENTINO-ALTO ADIGE

MEZZOCORONA (TN)

Palazzo Martini

Visite: sabato 16, dalle ore 14 alle 18; domenica 17, dalle ore 10 alle 18

Palazzo Martini si trova nel centro di Mezzocorona, comune rinomato per la produzione di vini. Il contesto vitivinicolo in cui sorge è rispecchiato dai vigneti che circondano il giardino della dimora e da quelli delle numerose cantine che hanno sede a poca distanza. Il Palazzo, dall’atmosfera tipica di una residenza nobiliare di campagna, risale alla seconda metà del XVII secolo ed è stato edificato dalla casata De Vescovi. Nel 1714 Teresa De Vescovi sposa il conte Carlo Martini, famiglia originaria di Riva del Garda. È solo nel 2003 che la proprietà viene ceduta alla Cassa Rurale di Mezzocorona, per poi passare nel 2019 alla Cassa Rurale di Trento con la costituzione del Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale Banca. L’edificio, su due piani, è elegante e semplice. Viene aperto al pubblico di rado, solo in occasione di eventi particolari, per questo l’apertura proposta nelle Giornate FAI rappresenta un’opportunità preziosa per visitare gli interni e scoprire la storia del palazzo, intrecciata alle famiglie che lo hanno abitato. Si potrà accedere alle stanze riccamente arredate e ammirare le tele di Joachim Anton Mayr, rappresentante del barocco trentino della seconda metà del XVIII secolo e le decorazioni di Giovan Battista Le Gru, artista francese settecentesco. Ad abbellire il Palazzo anche stufe in maiolica e diverse tele di autori non identificati risalenti al XVII e XVIII secolo e un’ampia raccolta di stampe, tra cui la serie dei ritratti di famiglia, opera del Conte Lattanzio Firmian, risalente a metà Settecento.

BOLZANO
Casa della Pesa

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 11 alle 17

La Casa della Pesa è uno tra gli edifici più significativi di Bolzano. Acquistato nel 2009 da Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano e sottoposto a un lungo e accurato restauro, è diventato un punto di incontro aperto e dinamico, che ospiterà varie attività e servizi culturali, accogliendo istituzioni e associazioni come l’Euregio e la cooperativa “Weigh Station”. L’edificio, risalente al XIII secolo, nacque come sede della pesa pubblica e nel corso dei secoli subì vari interventi e ampliamenti. È datato 1634 il primo intervento di restauro del complesso, che portò alla sostituzione di vecchi solai e di molte delle travature interne, oltre che una generale armonizzazione tra i vari elementi architettonici che sono andati addossandosi nel tempo. Anche la bifora e gli affreschi sulla facciata risalgono a questo periodo, come pure le straordinarie pitture murali, riportate alla luce durante il recente restauro degli interni. Dal 1780, quando cessò la funzione di sede della pesa, l’edificio perse d’importanza. Dal 1855 al 1866 ospitò la prima filiale della Cassa di Risparmio di Bolzano e venne poi affittato a privati. Le visite proposte nelle Giornate FAI permetteranno di ammirare un vero tesoro: il ciclo decorativo di soggetto allegorico scoperto durante il restauro sulle pareti della sala di rappresentanza, raffigurante le Virtù e i Vizi inseriti in un giardino popolato da animali fantastici e realistici, che rimandano all’alternarsi delle stagioni. Accuratamente restaurato, è ora al centro di studi.

UMBRIA

PERUGIA

Chiesa e Complesso di Santa Giuliana

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Prenotazione obbligatoria.

Il Complesso di Santa Giuliana a Perugia è situato nel contado di Porta Eburnea; in posizione sopraelevata, domina la valle rivolta verso il Lago Trasimeno. Fondato come monastero femminile nel 1246 dal cardinale Giovanni da Toledo, grande promotore della riforma cistercense e approvato nel 1253 con una bolla di Innocenzo IV, che concesse una particolare indulgenza a chi lo visitava, fu un polo monastico dotato di grandi ricchezze, grazie alle doti portate dalle monache. La struttura si ampliò per le accresciute esigenze e si arricchì di opere d’arte, ma nel XV secolo l’espansione si arrestò, con il monastero gravato di ripetute accuse di decadenza morale. Nel 1567, con l’acuirsi della fama di dissolutezza, fu tolto alla giurisdizione cistercense e trasferito sotto l’autorità del vescovo di Perugia. Cominciò così un lungo periodo di decadenza, che vide una leggera ripresa nel XVII e XVIII secolo. Il monastero all’inizio del XIX secolo subì la soppressione napoleonica e la chiesa fu ridotta a magazzino del sale, poi a granaio e infine a maneggio; nel periodo post-unitario il complesso venne demanializzato e trasformato in ospedale militare, mentre la chiesa fu restaurata e riaperta al culto nel 1937. Dal 1993, cessata la funzione di nosocomio, una parte del complesso ospita la Scuola di Lingue Estere dell’Esercito. La visita proposta in occasione delle Giornate FAI, di taglio prevalentemente artistico-architettonico, permetterà di accedere anche a spazi in cui si svolgono le attività militari, solitamente inaccessibili. Si visiteranno la chiesa, di stile gotico e a navata unica, soffermandosi su alcuni affreschi, la stanza della Badessa, con le sue interessanti decorazioni murali originali e il chiostro con il suo doppio loggiato, attribuito al maestro Matteo Giovannello da Gubbio, detto il Gattapone e tra i più elevati esempi di architettura cistercense in Italia. Sarà inoltre possibile ammirare il cortile con il leccio secolare, con una chioma di 24 metri di diametro e ai cui piedi si trovano un pozzo datato 1466 e i resti di una strada romana.

Arconi: Sala Gotica dal Medioevo a oggi

Visite: sabato 16, dalle 10.30 alle 12

Affacciato su un declivio a forte pendenza che giunge fino a via XIV Settembre, il complesso di edifici che insistono sugli Arconi – quattro grandi volte di mattoni poggianti a loro volta su profondi piloni, mirabile esempio della sapienza costruttiva raggiunta dalle maestranze del tardo Quattrocento – costituisce ancora oggi il principale episodio architettonico che definisce il margine est del centro storico. In occasione delle Giornate FAI d’Autunno sarà possibile visitare in anteprima, in attesa della definitiva apertura, la Biblioteca degli Arconi, collocata nella parte basamentale del complesso del Palazzo di Giustizia. Il percorso proposto consentirà di accedere agli spazi della Biblioteca, interessati da un importante progetto di rigenerazione urbana, basato su un approccio progettuale fondato sul dialogo continuo tra restauro e nuova edificazione, tra architettura antica e contemporanea. Ad accompagnare i visitatori sarà il Direttore dei Lavori. La nuova biblioteca non svolgerà solo la funzione di pubblica lettura e consultazione, ma offrirà anche accesso a banche digitali e multimediali e servizi socio-culturali.

VALLE D’AOSTA

SAINT-MARCEL D’ANTAN (AO)

I villaggi di Saint-Marcel alta

Visite: domenica 17, dalle ore 9.30 alle 13 e dalle 14 alle 17

Un itinerario alla riscoperta delle tradizioni e delle usanze di un tempo nei piccoli villaggi di Saint-Marcel alta, da Enchasaz sino a Seissogne, con visita esclusiva al santuario più imponente della Val d’Aosta. Tra i meleti di Seissogne, si potranno ammirare le case seicentesche, l’antico mulino e il vecchio forno ancora oggi utilizzato per la cottura del pane. Dal villaggio si scenderà, lungo una mulattiera nel bosco, all’abitato di Plout dov’è prevista una visita esclusiva all’affascinante Santuario di Notre-Dame de Tout-Pouvoir. Le sue origini risalgono probabilmente al 1560, quando venne rinvenuto un simulacro della Madonna che divenne presto fulcro delle devozioni degli abitanti del luogo. Con il passare del tempo divenne una meta sempre più frequentata dai fedeli e perciò nel 1714 gli abitanti dei villaggi circostanti decisero di costruire una cappella: il numero di devoti alla Madonna di Plout e le grazie ricevute aumentarono al punto di mutare il titolo in Notre-Dame de Tout-Pouvoir (Virgo Potens). Il santuario attuale, ultimato nel 1853, presenta una pianta a croce greca con una grande cupola al centro e un inaspettato pronao in stile neoclassico a quattro colonne, di colore rosa, con l’affresco raffigurante la Vergine col Bambino tra i santi Brigida e Pietro Fourier sulla facciata. Nelle due nicchie esterne sono collocate le statue di san Grato e san Marcello, mentre all’interno le pareti sono ricoperte da affreschi e da centinaia di ex-voto lasciati dai pellegrini in segno di riconoscenza. Nelle quindici nicchie del portico antistante l’edificio sacro sono invece affrescati i Misteri del Rosario. Accanto al santuario si potranno degustare e acquistare i prodotti del territorio, tra cui il Pan Ner appena sfornato. In questa zona viene coltivata sin dal Settecento la mela Raventze, tra le più note varietà autoctone valdostane, utilizzata per la produzione del sidro di mele.

VENETO

VENEZIA

Arsenale

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 17.15

Durante le Giornate d’Autunno 2021 sarà proposta una visita all’Arsenale, complesso architettonico carico di significati storici, sociali, economici, manifatturieri e artistici, edificato tra il XII e il XIII secolo come cantiere navale e base militare e commerciale di Venezia e giunto a noi intatto. Nel 1312, quando l’Arsenale già godeva di grande fama, Dante lo visitò: ne sono testimonianza le famose terzine dell’Inferno in cui il poetaparagonò il frenetico lavoro dei carpentieri, gli arsenalotti, alle pene inflitte ai barattieri (Canto XXI, vv. 7-18). Con la costruzione della darsena nuova nel XIV secolo, l’Arsenale, completamente cinto da mura e caratterizzato all’interno da capannoni con il tetto a capriate ricoperto di tegole, raggiunse 138.600 metri quadri e ben 16.000 addetti. Alcuni momenti salienti della storia del complesso: fra il 1544 e il 1547, su progetto del Sanmicheli, venne costruito il deposito per il Bucintoro, la fastosa imbarcazione usata dal Doge in occasioni di festività o di eventi straordinari; nel Settecento l’architetto Giovanni Scalfarotto progettò una costruzione di 150 metri per gli squadratori, gli arsenalotti specializzati nello squadro delle tavole ottenute dai tronchi di rovere, acacia, abete, larice, faggio e noce, essenze arboree per la costruzione delle navi; nell’Ottocento, durante il governo austriaco e poi il Regno d’Italia, in Arsenale vennero costruiti alcuni colossi della Marina, come la corazzata Francesco Morosini e l’incrociatore Francesco Ferruccio, usati durante la Prima Guerra Mondiale. Nello stesso periodo furono costruiti i primi aerei Caproni, usati in battaglia. Dopo la rotta di Caporetto, l’Arsenale fu privato di tutti i suoi macchinari, sia perché il nemico non se ne impossessasse sia per fonderli e forgiare armi moderne per l’esercito italiano. Tra le tappe del percorso FAI, che includerà aree normalmente non accessibili al pubblico in quanto zona militare, il Salone degli Squadratori, l’imponente tezon dei squadradori, edificato tra il 1750 e il 1778, parzialmente demolito a partire dal 1880 e modificato con la costruzione di un poderoso solaio, che fungeva da sala da disegno con le finestre a lunetta a filo di pavimento.

Chiostri dell’ex Convento di San Zaccaria

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 9.30 alle 16.30

Prenotazione obbligatoria. Ingresso consentito previa esibizione di un documento di identità in corso di validità.

Durante le Giornate d’Autunno 2021 si potranno eccezionalmente visitare i chiostri dell’ex convento benedettino di San Zaccaria, uno dei più antichi monasteri di Venezia, oggi comando provinciale dei Carabinieri. Il complesso fu edificato nell’829 nel centro della città, a pochi passi da piazza San Marco, a rimarcare il prestigio di un complesso sorto per ospitare in particolare le figlie dell’aristocrazia del dogado e in cui furono sepolti otto tra i primi dogi, a partire dal X secolo. Più volte ampliato durante il Medioevo, da metà del Quattrocento il convento fu quasi interamente riedificato, in contemporanea con l’erezione della nuova chiesa e la conversione della vecchia a coro delle monache. La conduzione dei lavori fu affidata dal 1458 all’architetto Antonio Gambello, autore del primo dei due chiostri porticati, con pavimentazione a spina di pesce in argilla cotta, che era fornito di una pregiata vera da pozzo in marmo rosso di Verona, asportata e sistemata in un palazzo viennese durante il governo asburgico. Alla morte di Gambello, intorno al 1481, la direzione passò al grande architetto Mauro Codussi, che completò la chiesa nuova e progettò il secondo chiostro, di cui spicca il loggiato superiore, che prospetta scenograficamente sull’abside della chiesa. All’inizio del XIX secolo, in seguito alle soppressioni napoleoniche, il convento venne destinato a caserma, e poi, con l’ingresso del Veneto nel Regno d’Italia, a sede veneziana dei Carabinieri. La visita durante le Giornate FAI toccherà, oltre ai chiostri, mirabilmente conservati, un’esposizione di rare divise storiche dell’Arma dei Carabinieri.

Hotel Danieli

Ingresso riservato agli iscritti FAI

Visite: sabato 16, dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle ore 14 alle 16; domenica 17, dalle ore 14 alle 16

L’Hotel Danieli, sulla Riva degli Schiavoni, nel sestiere di Castello, è considerato uno dei più famosi del mondo e negli anni ha ospitato personaggi illustri come Goethe, Alfred de Musset, Marcel Proust, Honoré de Balzac, Richard Wagner, Jean Cocteau, John Ruskin, Claude Debussy, George Sand, Charles Dickens, Eugenio Montale, Percy Shelley, oltre che numerosi regnanti europei e capi di Stato. La sua storia prestigiosa inizia nel XIV secolo, quando la nobile famiglia veneziana Dandolo commissiona il palazzo che poi costituì il primo nucleo dell’albergo. L’edificio presenta una chiara matrice gotica per quanto concerne la decorazione della facciata con cornici in pietra d’Istria: la sua potenza espressiva si concentra nell’esafora del primo piano nobile, sormontata da sette fioroni gotici, cinque quadrilobi e due semi-quadrilobi, affiancata da una coppia di monofore per lato, anche queste decorate con trilobo. Al secondo piano è presente un’octafora particolarmente insolita, dal ritmo eccezionalmente serrato. Dopo numerosi cambi di proprietà, nel 1822 l’edificio venne acquistato da Giuseppe Dal Niel, detto Danieli, che lo trasformò in hotel. Fu quindi effettuato un importante restauro, progettato dall’architetto Tranquillo Orsi, che mutò lo stile degli interni rendendolo neogotico. Elemento centrale è il grande atrio, dominato da una scalinata dorata e dalle gallerie decorate con archi moreschi e colonnine orientaleggianti. Nel 1895 i signori Genovesi e Campi Bozzi&C. divennero i nuovi proprietari dell’hotel e aggiunsero la rete elettrica, i termosifoni e l’ascensore. Fu allora che il Danieli fu collegato al Palazzo Casa Nuova, vecchia sede dell’ufficio doganale al di là di Rio del Vin. Nel 1906 il Conte Giuseppe Volpi fondò la rinomata catena CIGA hotels, “Compagnia Italiana Grandi Alberghi” e acquistò il Royal Hotel Danieli. L’hotel subì la sua modifica strutturale definitiva nel 1948, quando gli edifici che separavano Palazzo Dandolo e Palazzo delle Prigioni furono demoliti e venne eretto un nuovo palazzo, conosciuto come Danielino, su progetto dell’architetto Virgilio Vallot. Questa aggiunta finale è stata rimodernata nel 2008 dal noto architetto francese di hotel Jacques Garcia. Durante le Giornate d’Autunno, per gli iscritti al FAI e per chi deciderà di iscriversi in questa occasione, saranno eccezionalmente visitabili alcuni ambienti dell’hotel, tra cui le gallerie che si affacciano sulla corte d’ingresso. Verranno inoltre proiettate 17 clip da celebri film girati al Danieli, da Anna Karenina di Clarence Brown (1935) ad Agente 007, dalla Russia con amore di Terence Young (1963), da Viaggi di Nozze di Carlo Verdone (1995) a The Tourist di Florien Hunckel von Donnersmarck (2010).

VICENZA

Palazzo Roi

Visite: sabato 16 e domenica 17, dalle ore 10 alle 18

Aprirà per le Giornate d’Autunno 2021 il Palazzo Roi, solitamente inaccessibile al pubblico perché sede della Fondazione Roi, costituita nel 1988 dal marchese Giuseppe Roi, pronipote di Antonio Fogazzaro e gran mecenate, con l’obiettivo di supportare i musei e la cultura di Vicenza. Negli anni l’apporto al mondo culturale della città è stato notevolissimo, con attenzione prioritaria al Museo Civico Chiericati che ha beneficiato del supporto della Fondazione per impegnativi lavori di rinnovamento e di esposizione. L’impegno si è esteso al restauro di importanti opere d’arte vicentine, come la Cappella del Rosario di S. Corona. Edificato sul sito dell’antica chiesa di San Marco, demolita nel 1814, il palazzo venne ristrutturato in stile lombardesco nel 1891, sotto la direzione dell’architetto Folladore di Schio. La scelta di questo stile, che riprende elegantemente i modelli lagunari veneziani, si deve alla famiglia Roi, che, proprietaria di un famoso canapificio a Cavazzale, volle collegarsi allo stile architettonico di Antonio Caregaro Negrin, che aveva operato a Schio nell’Ottocento. Lì si era affermato grazie alla committenza di Alessandro Rossi, che aveva visto nelle costruzioni erette da Caregaro Negrin un simbolo di modernità, capacità imprenditoriale, emancipazione sociale e rinnovamento. Il palazzo, arredato con il gusto del marchese Roi, contiene ricche collezioni e preziosi arredi, che rivelano la straordinaria sensibilità del suo proprietario. L’apertura in Giornate d’Autunno getta un ponte ideale con Villa Fogazzaro Roi a Valsolda (CO), donata al FAI dal marchese Roi nel 2009 e oggi aperta al pubblico.