Dopo la morte puoi essere un albero (oppure diventare compost)

Cresce sempre di più la domanda di chi cerca una soluzione “diversa” per il proprio corpo dopo la morte: molti scelgono di farsi cremare, magari indicando un luogo in cui vogliono che le ceneri siano disperse, altri vorrebbero un’alternativa al classico e grigio cimitero con i suoi loculi tutti uguali e si rivolgono a chi organizza sepolture a terra, in boschi o giardini.

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Le pratiche di sepoltura sono molto inquinanti e invasive: per questo chi ha passato una vita in armonia con la natura e vorrebbe rimanerci anche dopo la morte cerca strade alternative. Una alternativa che è già praticabile anche in Italia, previo l’accordo con una agenzia di pompe funebri, è quella di trasformarsi in albero: si viene cremati, le ceneri racchiuse in un’urna biodegradabile piantata a terra insieme ai semi di un albero a scelta. Nel 2019 il progetto Capsula Mundi, che prevede proprio la sepoltura del corpo o delle ceneri in una capsula biodegradabile interrata, è stato anche esposto alla XII Triennale di Milano.

In America è già possibile, dal 2020, trasformare il proprio corpo in fertilizzante grazie al provvedimento firmato dal governatore dello stato di Washington Jay Insee: il compostaggio umano è stato messo a punto da una società che si chiama “Recompose“, che sottolinea l’importanza per l’ambiente di questo nuovo approccio alla morte umana.

In Gran Bretagna esistono già bare ecologiche e biodeagradabili e sono state messe a punto strategie per accelerare il disfacimento del corpo nel terreno. In Italia invece, precisamente nel bosco ligure di Martina D’Olba, c’è la possibilità di una sepoltura a contatto con la natura, post cremazione, ai piedi di un albero scelto in precedenza.