A Ledro, in Trentino, i richiedenti asilo diventano insegnanti di inglese

I richiedenti asilo si siederanno in cattedra e terranno un corso di inglese per gli abitanti di Ledro, un comune del Trentino Alto Adige. Il progetto si chiama “English 4.0” e dovrebbe partire nei prossimi giorni con un primo appuntamento presso la biblioteca.

A tenere le lezioni saranno 6 richiedenti asilo ospitati a Tiarno di Sotto, che risiedono negli alloggi gestiti dalla Fondazione Comunità solidale. Hanno in media 25 anni e vengono dalla Nigeria, dal Ghana e dal Pakistan.

“Abbiamo pensato a un progetto che mettesse a disposizione della comunità le loro competenze ed è nata l’idea di un corso di inglese gratuito” – hanno spiegato i referenti dell’iniziativa.

I richiedenti asilo si integrano nella comunità offrendo la loro esperienza

Non parliamo di vere e proprie lezioni frontali, ma di un confronto, una ‘chiacchierata’ durante la quale perfezionare la lingua inglese ascoltando i racconti di ciascuno, per favorire una maggiore inclusione sociale dei richiedenti asilo.

“Cinque su sei hanno trovato un impiego. Tre lavorano in segheria, uno nel settore alberghiero e un altro in un’azienda che noleggia biciclette” – ha raccontato un operatore, spiegando che con il loro salario contribuiscono alle spese di vitto e alloggio.

Non solo. Nell’ambito di una completa integrazione, questi ragazzi fanno anche volontariato “in biblioteca, in Casa di Riposo, nella gestione del verde pubblico, hanno contribuito alla ristrutturazione della sede della banda. Poi con il bando del Progetto Giovani ci è venuto in mente questo progetto, un’altra azione di volontariato ma fatta mettendo a disposizione una competenza vera e propria” – hanno aggiunto i referenti.

Un ciclo di lezioni è stato tenuto nelle scuole medie e ora è arrivato il turno degli adulti. “Per ora abbiamo ipotizzato quattro incontri, poi una festa tutti assieme con i ragazzi che cucineranno i loro piatti tipici. L’esperienza con le scuole è stata positiva perché ora si sono instaurati rapporti: i nostri ragazzi vengono riconosciuti per strada, salutati, sull’autobus possono parlare con qualcuno. Prima erano quasi invisibili, isolati, quasi non si vedevano. Adesso è diverso” – hanno concluso.